Il Pontefice, nell’omelia della messa a Douala, ha ribadito: “Ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura”. Il Santo Padre nel suo discorso nella Cattedrale di San Giuseppe a Bamenda aveva usato parole dure: “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni. Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia. C’è una umanità affamata di pace, ha ribadito il Santo Padre nell’omelia, sottolineando che il Vangelo (il passo della moltiplicazione dei pani) mostra “non solo come Dio nutre l’umanità con il pane della vita, ma come noi possiamo portare questo cibo a tutti gli uomini e le donne che hanno fame di pace, di libertà, di giustizia come noi. Ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura”. Poi, all’Università Cattolica di Youndé, ha incoraggiato il mondo universitario a trasmettere valori come “la giustizia e l’equità, l’integrità, il senso del servizio e della responsabilità. L’Africa e il mondo” hanno bisogno di persone che si impegnino a “mettere le loro competenze al servizio del bene comune. Non tradite questo nobile ideale!”. E parlando ai docenti ha sottolineato che l’Africa ha bisogno “di essere liberata dalla piaga della corruzione”.
Se viene donato “il cibo abbonda: non viene razionato per emergenza, non viene rubato per contesa, non viene sprecato da chi si ingozza davanti a quanti non hanno nulla da mangiare”, ha detto il Papa nell’omelia .
Prevost ha lanciato un messaggio ai giovani del Camerun: “Moltiplicate i vostri talenti con la fede, la tenacia, l’amicizia che vi animano. Siate voi per primi i volti e le mani che portano al prossimo il pane della vita: cibo di sapienza e di riscatto da tutto ciò che non ci nutre, ma anzi confonde i nostri buoni desideri e ci ruba dignità. Anche nel vostro Paese così fecondo, il Camerun, molti sperimentano la povertà, sia quella materiale sia quella spirituale. Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento; rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile. Non dimenticate che il vostro popolo – ha detto Leone XIV – è ancora più ricco di questa terra, perché il suo tesoro sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro. Siate dunque protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dona a ciascuno, senza lasciarvi comprare da tentazioni che sperperano le energie e non servono al progresso della società. Diventate la buona notizia per il vostro Paese”.
Papa Leone XIV, dopo aver visitato l’ospedale cattolico Saint Paul di Douala, è poi tornato a Yaoundé dove ha partecipato a un incontro – l’ultimo della sua giornata – all’Università Cattolica dell’Africa Centrale. “Molti nel mondo sembrano perdere i propri punti di riferimento spirituali ed etici, trovandosi imprigionati nell’individualismo, nell’apparenza e nell’ipocrisia”, ha detto il Pontefice, sottolineando che invece “l’Università è per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorità e di riflessione. Alle sue origini, nel Medioevo, i suoi iniziatori le diedero come meta la Verità. Ancora oggi, docenti e studenti sono chiamati a proporsi come fine e, al tempo stesso, come stile di vita, la ricerca comune della verità”. In tutto questo “l’Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare. Nel vostro magnifico Continente la ricerca è particolarmente sfidata ad aprirsi a prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali – ha aggiunto il Papa – E oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede all’interno degli scenari culturali e delle sfide attuali, così da farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti, specialmente in quelli più segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti, degrado materiale e spirituale”.
“La grandezza di una nazione non può essere valutata solo in base all’abbondanza delle sue risorse naturali e neppure per la ricchezza materiale delle sue istituzioni”, ha proseguito il Papa parlando all’Università Cattolica di Yaoundé, sottolineando che “nessuna società può prosperare se non si fonda su coscienze rette, educate alla verità”. “La coscienza umana” è “il terreno su cui poggiare le fondamenta giuste e stabili per ogni società”. Occorre dunque “formare coscienze libere e santamente inquiete”. Quando la coscienza è “retta, diventa fonte di un agire coerente, orientato verso il bene, la giustizia e la pace”.
“Cari studenti, di fronte alla comprensibile tendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore, vi invito anzitutto – è stato l’appello del Papa nel discorso all’Università Cattolica dell’Africa Centrale – a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui”.
Il Papa ha anche parlato della delicata questione delle terre rare che in Africa vengono depredate da potenze estere per assecondare il crescente bisogno di digitale. “La vostra Università può formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano – ha sottolineato Leone parlando all’ateneo cattolico a Youndé – conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare. Non guardate dall’altra parte: è un servizio alla verità e all’intera umanità”, ha chiesto il Pontefice parlando soprattutto ai giovani. “Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verrà scambiato per competenza, e la perdita di libertà per progresso”.
Il Papa: “L’IA ci fa vivere dentro bolle impermeabili”
Parlando della diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale, Papa Leone ha poi ribadito che “organizzano sempre più pervasivamente i nostri ambienti mentali e sociali. Come ogni grande trasformazione storica, anche questa richiede non solo competenze tecniche, ma una formazione umanistica capace di rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale. Negli ambienti digitali, strutturati per persuadere, l’interazione viene ottimizzata fino a rendere superfluo l’incontro reale, l’alterità delle persone in carne e ossa viene neutralizzata e la relazione ridotta a risposta funzionale. Carissimi – ha detto rivolto ai ragazzi -, voi invece siete persone reali!”. “Quando la simulazione diventa norma, l’umana capacità di discernimento si atrofizza e i nostri legami sociali si chiudono in circuiti autoreferenziali che non ci espongono più al reale – ha concluso il Pontefice – Viviamo allora come dentro bolle impermeabili le une alle altre, ci sentiamo minacciati da chiunque sia diverso e ci disabituiamo all’incontro e al dialogo. Così dilagano polarizzazione, conflitti, paure, violenza. Non è in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verità”.
Papa Leone: “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni”
Il Santo Padre ha usato dure parole nel suo discorso nella Cattedrale di San Giuseppe a Bamenda, nel nord-ovest del Camerun, tappa dello storico viaggio in quattro nazioni africane. “Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia”, ha detto Prevost. “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva sferrato un nuovo attacco affermando che il Papa può dire ciò che vuole sulle questioni internazionali, ma deve comprendere le realtà di un “mondo crudele”. “Il Papa deve capire che l’Iran ha ucciso più di 42.000 persone negli ultimi mesi. Erano manifestanti completamente disarmati. Questo è il mondo reale”, aveva aggiunto affermando di non avere “nulla contro” il Pontefice.
Camerun, “terra insanguinata e maltrattata”
All’uscita dalla cattedrale, Leone ha liberato delle colombe bianche, simbolo di pace in una regione dell’Africa centrale che ha definito “una terra insanguinata ma fertile, che è stata maltrattata”. All’aeroporto di Bamenda – ristrutturato per la sua visita dopo essere stato chiuso dal 2019 a causa dell’insurrezione – Leone ha condannato lo sfruttamento in corso dell’Africa. Ha criticato “coloro che, in nome del profitto, continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo”. Al suo arrivo nel Paese il Papa aveva esortato i leader camerunesi a fare un esame di “coscienza” e ad affrontare la corruzione e le violazioni dei diritti, in un discorso insolitamente incisivo tenuto al palazzo presidenziale alla presenza del presidente di lunga data Paul Biya.
Perché attaccando il Papa stavolta Trump ha scelto il nemico sbagliato
Donald Trump ha attaccato, senza troppi giri di parole, Papa Leone XIV. Lo ha fatto attraverso un post pubblicato su Truth, nel quale il presidente americano ha descritto il Pontefice come “debole sul fronte della criminalità” e “pessimo in politica estera”, utilizzando toni che segnano un’escalation rara nei rapporti tra potere politico statunitense e l’autorità religiosa. Poi, ha rincarato la dose, rispondendo ad una domanda dei giornalisti alla Casa Bianca, rifiutando di scusarsi: “Non c’è nulla di cui scusarsi” con il Papa: “Ha detto cose che sono sbagliate”. Quindi il tycoon ha ribadito che il Pontefice è “debole” sul crimine. Poi ha aggiunto: “Papa Leone ha detto cose sbagliate. Era molto contrario a quello che sto facendo riguardo all’Iran, e non si può avere un Iran con nucleare. Papa Leone non sarebbe contento del risultato finale. Ci sarebbero centinaia di milioni di morti, e questo non accadrà. Quindi non posso chiedere scusa, penso che sia molto debole sulla criminalità e su altre questioni”.
L’intervento di Vance
A sostengno di Donald Trump sono arrivate poi le parole del vicepresidente americano, JD Vance, secondo il quale il Vaticano dovrebbe “attenersi alle questioni morali”. “Ritengo certamente che, in alcuni casi, sarebbe preferibile che il Vaticano si attenesse alle questioni morali e che lasciasse che il presidente degli Stati Uniti si occupasse di definire le politiche pubbliche americane”, ha chiarito ancora Vance, arrivato alla fede cattolica in età adulta, parlando al programma “.
La risposta di Papa Leone XIV
Dopo l’attacco frontale di Trump, è arrivata la replica del Papa. “Non mi fa paura” e “non voglio aprire un dibattito”, ha detto Prevost ai giornalisti sbarcando in Algeria, nel suo viaggio in Africa. “Non sono un politico: smettiamola con le guerre!”, ha spiegato ancora il Pontefice ricordando di parlare “del Vangelo: continuerò a farlo ad alta voce” contro i conflitti. Proprio nei giorni scorsi Leone aveva criticato il presidente per i suoi commenti sull’Iran, definendo “inaccettabile” la minaccia di Trump di distruggere un’intera civiltà e invocando a gran voce la pace in Medio Oriente. Durante la domenica delle Palme, il Papa aveva anche esortato a non usare Dio per giustificare la guerra. Parole apparse dirette al capo del Pentagono Pete Hegseth e alle sue ripetute citazioni cattoliche e di fede per spiegare la guerra in Medio Oriente.
Lo scontro tra Trump e la Chiesa
Teheran e la guerra nel Golfo Persico rappresentano solo l’ultimo dei fronti che da mesi vedono contrapporsi Trump e Leone. I primi screzi sono stati sulla stretta della Casa Bianca all’immigrazione, fatta di raid nelle maggiori città americane, anche nella stessa Chicago di Robert Prevost. Il presidente americano, sul merito, aveva incassato senza rispondere. Sull’Iran però non ha voluto restare in silenzio, complice anche la difficoltà di trovare una via di uscita. “Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela”, ha scritto il tycoon su Truth. “Non voglio un Papa che critichi il presidente americano perché sto facendo esattamente quello per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che ha capito tutto”, ha osservato Trump. Il post di Trump è stato seguito dalla pubblicazione di un’immagine creata con l’intelligenza artificiale di Trump-Messia, successivamente rimossa dopo la pioggia di critiche. “L’ho postata io. Ero un medico che faceva del bene agli altri”, ha spiegato puntando il dito contro le fake news responsabili di aver creato un caso inesistente. Le spiegazioni però non hanno sortito l’effetto sperato e non sono riuscite a placare la valanga di polemiche scatenate dal suo post contro il Papa.
L’intervento di Giorgia Meloni
Tra le numerose personalità che sono intervenute dopo l’attacco di Trump al Papa c’è stata anche Giorgia Meloni. “Trovo inaccettabili le parole del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”, ha sottolineato la premier. Meloni, in riferimento al viaggio in Africa del Santo Padre, aveva detto: “A nome mio personale e del governo italiano, desidero rivolgere a Papa Leone XIV il ringraziamento e l’augurio più sincero per il buon esito del viaggio apostolico che lo condurrà per la prima volta in Africa e che lo porterà a toccare quattro Nazioni: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Possa il ministero del Santo Padre favorire la composizione dei conflitti e il ritorno della pace, interna e tra le nazioni, nel solco del percorso tracciato dai suoi predecessori, e dare sostegno e conforto alle Comunità cristiane che avrà modo di incontrare durante il viaggio”. La premier è tornata sul tema. “Quello che ho detto è quello che penso, che le dichiarazioni in particolare sul Pontefice fossero inaccettabili. Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone. Dico di più: francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo”.
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