Papa Francesco: non si offende la religione degli altri

“Non si offende la religione degli altri”, parola di Francesco. Il Papa si esprime nel giorno in cui il fronte unico “Je suis Charlie” mostra le prime crepe, e lo fa senza mezzi termini: sì alla libertà d’espressione ma senza “provocare, insultare, ridicolizzare la fede degli altri”. Diametralmente opposta a Papa Francesco, la Francia si inorgoglisce per essere il Paese “di Voltaire e dell’irriverenza”, come rivendica il ministro della Giustizia, Christiane Taubira, e non accetta confini alla libertà d’espressione: “possiamo disegnare tutto, incluso il Profeta”. Francois Hollande, dopo le giornate terribili in cui ha reso onore alle salme di poliziotti, ha abbracciato i familiari di giornalisti trucidati in redazione, ha abbracciato i musulmani in un incontro all’Istituto del mondo arabo, diretto ora dall’ex ministro della Cultura, Jack Lang. Voi, ha detto ai musulmani, “siete le prime vittime del fanatismo, del fondamentalismo e dell’intolleranza”. Per Papa Bergoglio la libertà di religione e la libertà di espressione sono tutti e due diritti umani fondamentali e durante il viaggio verso Manila, il pontefice ha risposto alle domande dei giornalisti, e con un inviato francese si è lungamente soffermato sui dolorosi fatti di questi giorni, sempre premettendo che “non si uccide in nome di Dio” e che “i kamikaze danno la propria vita ma non la danno bene”. Ognuno, ha detto, ha il diritto di praticare la propria religione, senza offendere, liberamente. Non si può offendere o fare la guerra ed uccidere in nome della religione, cioè in nome di Dio”. E qui il mea culpa, il ricordo della nostra storia, delle grandi guerre di religione fino alla notte di San Bartolomeo. La notte di San Bartolomeo è il nome con il quale è passata alla storia la strage compiuta nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572dalla fazione cattolica ai danni degli ugonotti a Parigi in un clima di rivincita indotto dalla battaglia di Lepanto e dal crescente prestigio della Spagna. La vicenda è nota anche come Strage di san Bartolomeo o Massacro di san Bartolomeo. Il massacro ebbe luogo a partire dall’ordine di Carlo IX di uccidere sistematicamente i maggiori esponenti dei protestanti, fra i quali il capo militare e politico degli ugonotti, l’ammiraglio Gaspard de Coligny, che sei giorni prima si erano radunati a Parigi, una città fortemente cattolica, in occasione delle nozze fra la sorella del re, Margherita di Valois e il protestante Enrico III di Borbone, re di Navarra e futuro re di Francia. Due giorni dopo l’attentato a Coligny gli organizzatori persero il controllo della situazione e, in un eccidio indiscriminato durato diverse settimane e destinato ad estendersi in altri centri urbani e in campagna provocò l’uccisione di un numero di persone compreso, secondo le stime moderne, fra 5.000 e 30.000. A nulla valse l’ordine, giunto dal re il 24 agosto, di cessare immediatamente gli omicidi: la strage proseguì, diventando il peggiore dei massacri religiosi del secolo e macchiando il matrimonio reale con il nome di nozze vermiglie. Quindi, Papa Francesco tocca il tema del sangue di questi giorni, dell’irruzione terroristica in una redazione di vignettisti: “ognuno ha non solo la libertà o il diritto ma anche l’obbligo di dire quello che pensa se ritiene che aiuti il bene comune”. Infine, il pugno: quello che il suo caro amico dottor Gasbarri, l’organizzatore dei viaggi papali che era al suo fianco, può aspettarsi da lui se dice una parolaccia contro la mia mamma, perché non si può provocare, insultare, ridicolizzare la fede degli altri. Il discorso del Papa è destinato a lasciare una traccia e a suscitare polemiche in Francia, dove di limiti alla libertà d’espressione, semmai, ci sono soltanto quelli in cui è caduto l’umorista Dieudonné: antisemitismo, apologia di terrorismo o negazionismo. La guardasigilli Taubira ha scandito bene le parole, era emozionata ma determinata nel suo intervento per l’estremo saluto a uno dei vignettisti uccisi dai fratelli Kouachi il 7 gennaio: “nel paese di Voltaire e dell’irriverenza abbiamo il diritto di ironizzare su tutte le religioni. Possiamo disegnare tutto, incluso il Profeta. Fra l’omaggio commosso a Tignous da parte della superstite Coco e un Bella ciao da brividi cantato dall’umorista Christophe Aleveque, la Taubira ha ricordato i principi del paese dei Lumi: “non ci sono tabù”, i disegnatori uccisi vegliavano sulla democrazia, per evitare che sonnecchiasse. Hollande ha teso la mano ai musulmani, contro i quali dal 7 gennaio si sono intensificate le azioni violente: il fondamentalismo islamico, ha detto il presidente, si nutre di tutte le contraddizioni, delle povertà, dei conflitti non risolti da troppo tempo, e sono i musulmani ad esserne le prime vittime. Ribadendo l’imperativo di evitare le confusioni fra estremisti violenti e musulmani moderati, il presidente ha sottolineato il dovere di solidarietà nei confronti del mondo arabo, a partire dal caso della Siria, dove è la forza che ha avuto la meglio a furia di non affrontare quella questione. Il mondo arabo è in piena mutazione, anche se non tutte le sue “primavere” hanno prosperato, perché questi cambiamenti richiedono tempo. 

Cocis

 

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