Paola Minaccioni è “Elena la Matta”: una risata amara tra memoria, verità e poesia

Fino al 16 novembre 2025, al Teatro Sala Umberto, Paola Minaccioni torna in scena con “Elena la Matta“, un monologo intenso e sorprendente scritto da Elisabetta Fiorito e diretto da Giancarlo Nicoletti, liberamente ispirato al libro di Gaetano Petraglia, La matta di Piazza Giudìa (Giuntina). Con lei, sul palco, i musicisti Valerio Guaraldi – autore anche delle musiche originali – e Claudio Giusti, in un dialogo costante di suoni, voci e silenzi che danno ritmo e respiro al racconto.

Lo spettacolo nasce dal desiderio di riportare alla luce la storia vera di Elena Di Porto, donna ebrea del ghetto di Roma dal temperamento ribelle, dichiarata “pazza” dal regime ma, in realtà, lucida e coraggiosa oppositrice del fascismo. Arrestata più volte, confinata, picchiata e umiliata, Elena affrontò con fierezza le ingiustizie del tempo fino al tragico 16 ottobre 1943, quando le SS rastrellarono oltre mille persone del ghetto, deportandole ad Auschwitz. La sera prima, Elena aveva tentato di avvertire tutti del pericolo, ma nessuno le credette. Era, per tutti, “la matta di Piazza Giudìa”.

Paola Minaccioni le presta corpo e voce in una prova d’attrice straordinaria, che fonde dramma e comicità, pathos e ironia, forza e fragilità. È lei a tenere il pubblico incollato alle poltrone, con quella maestria che solo le grandi interpreti possiedono. Canta perfettamente, passando con naturalezza da un tono leggero a un grido di dolore, e con pochi gesti riesce a incarnare un’intera umanità: un’aristocratica sovversiva, una prostituta spagnola, una donna semplice e battagliera. Ogni personaggio prende vita attraverso il suo corpo, i suoi sguardi, le sue mani, le sue pause. È una trasformista dell’anima.

Il testo, intriso del sapore del romanesco di un tempo, richiama le grandi eroine del neorealismo, e la Minaccioni riesce a evocare la forza viscerale di Anna Magnani, la sua verità nuda e popolare. La risata che suscita è amara, una risata che nasce dal dolore e diventa memoria collettiva.

La scenografia, firmata da Alessandro Chiti, è volutamente scarna: pochi stracci, simboli del lavoro del marito di Elena e della sua stessa esistenza umile e “stracciata”. Quegli stracci, che l’attrice fa ruotare e lancia in aria, diventano la materia viva della scena, gli oggetti della memoria, le tracce di una vita. Tutto è affidato alla fisicità dell’attrice, ai suoi accenni di danza, ai suoi gesti piccoli ma precisi, ai momenti di canto e alle battute che si fanno eco delle voci di un popolo intero.

Accanto a lei, i musicisti Valerio Guaraldi e Claudio Giusti non sono semplici accompagnatori, ma veri e propri compagni di viaggio. Le loro note dialogano con le parole, commentano, sdrammatizzano o amplificano le emozioni. Un tessuto sonoro che alterna brani d’epoca e musiche originali, creando un contrappunto delicato e potente.

La forza dello spettacolo sta proprio nella sua semplicità: niente artifici, niente scenografie imponenti, solo il talento di una grande attrice che riempie lo spazio con la verità. È teatro nel senso più puro, fatto di parola, corpo e memoria.

Alla fine della rappresentazione, Paola Minaccioni dedica lo spettacolo a Silvia Signorelli, storica addetta stampa del Teatro Sala Umberto, scomparsa da poco. La saluta con un ultimo brano dal vivo, allegro e luminoso, accompagnata dai musicisti e dal battito di mani del pubblico. Un omaggio alla vita, alla gioia e alla forza – qualità che Silvia ha incarnato fino all’ultimo.

Elena la Matta è uno spettacolo necessario, che non racconta solo la storia di una donna dimenticata, ma interroga la nostra memoria collettiva, ricordandoci che la follia, a volte, è solo un altro nome per il coraggio.

Scene di Alessandro Chiti, costumi di Giulia Pagliarulo, disegno luci di Gerardo Buzzanca. Una produzione Altra Scena e Goldenart Production.

Barbara Lalle

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