Pandemia peggiore del Covid: allarme Oms

Potrebbero arrivarne “altre in futuro” addirittura peggiori: questo l’avvertimento apocalittico di Michael Ryan, capo delle emergenze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

“Dobbiamo prepararci per qualcosa che potrebbe essere ancora più grave in futuro… molto di più dell’attuale pandemia… Questo è un campanello d’allarme… Si potrebbero verificare pandemie peggiori”: le parole di Michael Ryan, a capo del comparto emergenze dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, in chiusura di un briefing, suonano sinistre e delineano scenari apocalittici, in questa prossima chiusura di un 2020 bisestile – già caratterizzata da una perdurante situazione drammatica – che l’umanità non potrà mai dimenticare e che passerà alla storia come uno dei più tremendi.

Giusto a un anno da quando l’agenzia delle Nazione Unite è ufficialmente venuta a conoscenza della diffusione del Sars CoV2 a Wuhan, nella provincia dell’Hubei, in Cina. Quella stessa Cina che esce da questo inferno, in cui versa ancora il Mondo, economicamente florida, a differenza degli altri paesi messi in ginocchio da morte e distruzione, e che si appresterebbe a diventare di qui a una manciata di anni la prima superpotenza planetaria, a dispetto della vicina e insofferente Russia e degli Stati Uniti (con 334.025 decessi, in testa alla classifica delle morti da “nuovo coronavirus”), più agguerriti fino a qualche mese fa, con il past president Trump, che aveva rotto senza mezzi termini proprio con Oms e Cina, osando alzare quell’indice accusatorio che, a detta di molti, giù sarebbe costato la leadership USA.

81.103.454 casi totali Covid in questo anno allucinante, registrati dallo scorso dicembre, 1.770.304 le vittime.

Il Sars CoV 2 avrebbe inaugurato un nuovo ciclo pandemico: Michael Ryan mette in guardia le popolazioni di tutto il Mondo dall’arrivo di un’altra catastrofe virale ed esorta tutte le nazioni a prepararsi ed attrezzarsi  adeguatamente per il futuro, senza delineare però i tempi previsti per le altre sciagure ipotizzate, il cui danno supererebbe quello del covid, che ha comunque registrato un bilancio devastante a livello planetario. Un impatto non concluso, ancora più dirompente perché inaspettato, inipotizzato dai più, ma non dagli scienziati, i cui avvertimenti nel passato sono rimasti inascoltati.

Dal vertice di Berlino, l’Oms ha puntualizzato in maniera incisiva “l’importanza di aumentare la capacità di sequenziamento genomico in tutto il mondo” e di condividere le informazioni con l’Agenzia sanitaria delle Nazioni Unite e con le altre comunità territoriali di ogni continente: “Solo se i Paesi cercano e testano in modo efficace si sarà in grado di raccogliere le varianti e adattare le strategie per farcela”.

Ryan sottolinea che il tasso di mortalità fa covid 19 sarebbe “ragionevolmente basso” se paragonato ad altre malattie emergenti, pur se i contagi continuano a dilagare rapidamente, e il numero dei decessi sia purtroppo in continuo aggiornamento. E, anche se “questa pandemia è stata molto grave” e “si è diffusa in tutto il mondo in modo estremamente rapido e ha colpito ogni angolo di questo pianeta”, comunque “non è necessariamente la più grande: mentre il virus è facilmente trasmissibile e uccide le persone, il suo attuale tasso di mortalità è ragionevolmente basso rispetto ad altre malattie emergenti”. Considerazioni taglienti, come sferzate in pieno viso, che incutono altri timori ed esasperano  inevitabilmente l’attuale clima terrore che perdura da troppo tempo.

Questi i nuovi orizzonti bui, al termine del 2020, a un anno dall’inizio dell’incubo pandemia, in cui si sono susseguiti bollettini drammatici e notizie tragiche provenienti da ogni parte della Terra, a segnare un periodo inenarrabile di sciagure alle quali tutta l’Umanità, concretamente unita, è chiamata a porre fine con decisione e responsabilità, innanzitutto contrastando il clima di sfiducia che rende passivi.

Teresa Lucianelli

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