Obama incontra Raul Castro

Dopo la storica stretta di mano con Obama, con l’inno americano che risuonava nel Palazzo della Rivoluzione, Raul Castro ha spiegato, tra le altre cose, che Cuba difende i diritti umani ed è disposta al dialogo su questo argomento. Parlando dopo il faccia a faccia con Obama, Castro ha inoltre ribadito la necessità e l’urgenza della restituzione di Guantanamo. Applausi cubani a L’Avana vecchia per il presidente Usa e la sua famiglia al loro arrivo nella piazza della cattedrale. Alcune centinaia di persone hanno battuto le mani e gridato il nome del presidente: ‘Barack, Barack’. Il capo della Casa Bianca ha speso alcuni minuti per salutare la gente e stringere la mano prima di entrare in cattedrale. Barack Obama e Raul Castro hanno iniziato la loro conversazione parlando della comune esperienza di avere delle figlie, due il primo, tre il secondo, secondo quanto riferisce il pool di giornalisti Usa al seguito del presidente americano. Dopo la storica stretta di mano, invece, i due leader si sono scambiati convenevoli attraverso un interprete. Obama ha raccontato a Castro del suo primo giorno all’Avana, ieri: ‘Abbiamo fatto un bel giro, ci è piaciuto. E abbiamo avuto una grande cena’. Quando ha deposto la corona di fiori al memoriale di Jose’ Marti, il capo della Casa Bianca ha firmato il libro degli ospiti e ha lasciato una dedica: ‘E’ un grande onore rendere omaggio a Jose’ Marti, che ha dato la sua vita per l’indipendenza del suo Paese. La sua passione per la libertà e per l’autodeterminazione continua a vivere nel popolo cubano oggi’. Obama è stato immortalato da alcuni fotoreporter con una gigantografia di ‘Che’ Guevara sullo sfondo mentre ascoltava con la mano sul cuore l’inno americano in piazza della Rivoluzione, dove ha reso omaggio a Jose’ Marti, eroe dell’indipendenza cubana.  L’embargo Usa rappresenta un ostacolo allo sviluppo di Cuba e solo dopo la sua eliminazione si aprirà una nuova strada: ‘La rimozione dell’embargo è essenziale’, ha detto Raul Castro al termine dell’incontro con Obama: ‘Esistono profonde differenze tra Stati Uniti e Cuba che non andranno via’. L’embargo finirà, ha affermato il presidente degli Usa sottolineando che sui tempi non può dare una risposta precisa:  ‘Quello che abbiamo fatto per 50 anni non è servito né ai nostri interessi ne’ agli interessi del popolo cubano. C’è un crescente interesse al Congresso americano sul tema della revoca dell’embargo, il quale resta tuttavia legato ad alcuni elementi tra cui anche i diritti umani, oltre che all’implementazione degli accordi fin qui raggiunti e la strada fin qui tracciata’. Obama ha voluto ringraziare esplicitamente il paziente lavoro di mediazione di Papa Francesco e del cardinale arcivescovo de L’Avana, Ortega, che hanno contribuito in modo decisivo a riavvicinare i due Paesi: ‘Grazie per l’accoglienza a me, alla mia famiglia e alla mia delegazione. Da mezzo secolo la visita di un presidente americano qui era inimmaginabile, questo è un giorno nuovo tra i nostri due Paesi. Il futuro di Cuba non viene deciso dagli Usa o da altre nazioni. Cuba è un Paese sovrano e il suo destino lo decideranno i cubani e nessun altro’.   Castro, invece, era molto irritato  per la domanda posta da un giornalista sui prigionieri politici: ‘Prigionieri politici? Mi dia la lista. Se ci sono, prima che cali la notte saranno liberati. I diritti umani non devono essere politicizzati. Abbiamo il diritto alla salute, il diritto all’educazione, la parita’ di salario tra uomini e donne, lasciateci lavorare in modo che possiamo rispettare tutti i diritti umani’. Per i dissidenti Obama può far da mediatore con governo: ‘Complimenti a Barack Obama per la sua visita a Cuba e la richiesta che il presidente americano possa servire come mediatore con il governo castrista per migliorare la situazione dei diritti umani nell’isola.   Questi i temi che i dissidenti cubani porteranno con sé all’incontro con Obama, previsto per oggi. 14ymedio, la testata digitale della blogger dissidente Yoani Sanchez, ha intervistato tre di questi oppositori, che hanno spiegato come vedono la riunione con Obama all’ambasciata USA. Per Dagoberto Valdés, il viaggio di Obama apre una nuova tappa, nella quale il nemico storico, necessario per questo tipo di sistema totalitario, diventa un amico in visita, e dunque si comincia a focalizzare l’attenzione sul vero problema, ossia la normalizzazione dei rapporti democratici fra il popolo cubano e il suo governo. Da parte sua, Miriam Celaya sottolinea che non intende insistere sul problema della repressione, ma piuttosto concentrarsi su una questione fondamentale, che è la libertà di espressione. José Daniel Ferrer ha inoltre aggiunto di volersi congratulare con Obama per la sua inattesa iniziativa di un dialogo con ‘Panfilo’, il noto comico della tv cubana. Non si immagina l’effetto pazzesco che ha avuto sul nostro popolo. Il presidente Barack Obama si augura di poter incontrare in futuro l’ex presidente cubano Fidel Castro.

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