Grecia al voto: si sceglie tra dracma e euro

Il destino dell’Europa nelle mani della Grecia. Domani gli ellenici  tornano al voto per le elezioni legislative, la seconda volta in poco più di un mese. Il responso delle urne inciderà  sul  futuro del Paese e sulla permanenza nell’euro.  L’esito del referendum avrà conseguenze decisive anche sui Paesi dell’eurozona e sul G20, che inizierà all’indomani a Los Cabos, nel sud-est del Messico.

Tutti i leader europei ma anche il presidente americano Barack Obama hanno lanciato un monito ai dieci milioni di elettori greci sugli effetti del voto, per loro stessi e per l’euro. I sondaggi non indicano un chiaro vincitore, ma registrano un’altalena tra Nuova Democrazia di Antonis Samaras, lo storico partito conservatore greco, e Syriza, la sinistra radicale del giovane leader Alexis Tsipras. E’ possibile anche che le urne confermino la stessa situazione di stallo del 6 maggio scorso, quando i partiti greci non riuscirono a formare una coalizione.

La legge elettorale in Grecia attribuisce un consistente premio di maggioranza (50 seggi) al partito che arriverà in prima posizione, cruciale in un Parlamento con 300 seggi.

Samaras si presenta come il garante della permanenza di Atenea nell’eurozona, anche se per conquistare elettori, ha ripetuto più volte di voler rinegoziare alcuni capitoli del cosiddetto “memorandum”, il piano di rigore negoziato con i creditori internazionali, Fmi e Ue, in campio dei prestiti.

Molto più popolare fra i greci, molto meno all’estero e soprattutto fra i mercati finanziari, il suo avversario Tsipras. Vuole fare piazza pulita del “diktat dei creditori”, pur esprimendo la volontà di restare nell’euro. Se vincitore, Tsipras si è dato dieci giorni di tempo, all’indomani delle elezioni, per condurre “negoziati duri e puri” con l’Ue, in tempo utile per il vertice europeo del 28 e 29 giugno.

Negli ultimi due anni i greci hanno ricevuto prestiti per 347 miliardi di euro – due presititi di 110 e 130 miliardi fino al 2015 e la cancellazione di un debito per 107 miliardi, l’equivalente di una volta e mezzo il suo Pil. Intanto il Pil è sceso del 6,5%, la disoccupazione è salita al 22,6%, e le banche greche stanno vivendo una vera e propria emorragia di prelievi da parte dei loro clienti. E le casse pubbliche potrebbe essere completamente vuote a metà luglio.

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