Nuova Ilva di Taranto, industria pubblica e ‘pulita’

Invitalia, l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo, il 10 dicembre  ha raggiunto l’accordo di investimento con  Arcelor Mittal per una nuova gestione dell’Ilva di Taranto. L’accordo prevede in particolare un aumento di capitale di AmInvest Co. Italy Spa per 400 milioni di euro, che darà a Invitalia il 50% dei diritti di voto della società.

A maggio del 2022 è programmato un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal. Al termine dell’operazione Invitalia sarà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale della società, avendo Arcelor Mittal il 40%.

Visto che Invitalia è  di proprietà del ministero del Tesoro  le decisioni sulla gestione della storica impresa siderurgica passeranno alla mano pubblica. Questo accade   venticinque anni dopo la vendita degli impianti Ilva-Italsider alla famiglia Riva, da parte dell’Iri, guidata da Romano Prodi.

Ci sarà un significativo impegno finanziario da parte dello Stato italiano attraverso  investimenti tecnologici per la produzione di acciaio a basso utilizzo di carbonio,   costruzione di un forno ad arco elettrico, attuazione del piano ambientale, soprattutto in considerazione dei costi altissimi pagati dalla città di Taranto per le emissioni inquinanti dell’azienda.  Stabilito il mantenimento dell’occupazione ai 10.700 dipendenti del gruppo.

Sarà interessante vedere l’assetto azionario definitivo e la posizione di Arcelor Mittal ormai azionista di minoranza.

Altro elemento da non trascurare è la scelta e la posizione della classe dirigente della ‘Nuova Ilva’, che saranno manager di un’azienda pubblica, forse affiancati da  rappresentanti del Ministero del Tesoro e dell’Industria.

La particolarità dell’accordo sottoscritto tra lo Stato e  Arcelor Mittal assume un valore strategico che nel realizzarsi gira la pagina  delle ‘privatizzazioni’ in un pezzo stategico, quello siderurgico, assumendo un valore che non potrà essere disatteso.

Parliamo  della ‘nuova industria dell’acciaio’, a gestione pubblica e  con  compatibilità ambientale per dare l’addio ai fumi inquinanti.

Arianna Manzi

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