Non si cresce per decreto

L’attuale manovra economica fa correre all’Italia rischi mai corsi nella storia degli ultimi anni. E il fatto che il governo goda del consenso popolare non cambia le cose.E’ vero che il nostro Paese ha bisogno di crescita e di lavoro, ma le misure adottate dal governo non solo mettono a rischio i conti pubblici, ma potrebbero pregiudicare lo sviluppo e il lavoro. Non si cresce se si si pone a carico di cittadini che producono il peso di chi va a 62 anni in pensione. Non si cresce se si pone a carico di chi lavora il peso di sussidi di disoccupazione permanenti perché erogati senza strumenti efficaci per incentivare le persone a trovare una nuova occupazione. Non si cresce se invece di di pensare a rafforzarsi integrandosi con i nostri partner nell’UE si guarda alla Russia dove il reddito pro capite è la metà di quello tedesco.La questione non è il punto in più o in meno di deficit, è che questa manovra dimostra quanto questo governo non stia facendo nulla per agevolare la crescita, con il rischio di far perdere quel poco di buono che è stato fatto dagli altri. Sentire Paolo Savona sostenere che l’aumento del deficit stimolerà la crescita e la povertà sarà eliminata, suona come un’offesa all’intelligenza dei cittadini.Il Ministro dell’Economia, Tria, ha cercato di opporsi a questa legge, ma invano. ha minacciato le dimissione ma dall’alto del Colle qualcuno lo ha costretto a rimanere per non turbare ulteriormente i mercati. Ha perso la guerra dei decimali e anche quella della politica fiscale.La spinta agli investimenti pubblici, quando verranno realizzati e se verranno realizzati considerando i tempi lunghi di queste opere nel nostro Paese anche in situazioni di emergenza come Genova dimostra, sarà vanificata in gran parte dall’incertezza che riduce investimenti privati e consumi e l’aumento dei tassi d’interesse farà il resto. I segnali che l’Italia sta dando al resto del mondo sono allarmanti. Non possiamo far pensare all’Europa che vogliamo buttare a mare 70 anni di costruzione attiva di UE, che fu il sogno di Alcide DE Gasperi. E il tutto per guardare ad Est, in particolare alla Russia che è in crisi economica interna perenne e non in grado di risollevare se stessa. Per non parlare di aspetti più allarmanti sullo stato della sua democrazia.Quando ci accorgeremo che il debito pubblico sarà insostenibile chiederemo aiuto alla Russia? E quale sarà il prezzo da pagare? Con questo non sosteniamo che l’euroburocrazia non ha fatto danni e né ci associamo al discorso di Mario Monti che senza alcun mandato popolare fece di questo Paese un macello pubblico e oggi si permette di criticare capi di Stato e di Governo, per difendere i suoi sodali al soldo di banchieri e speculatori.Ma il nostro Paese di manovre illusorie e magiche ne ha viste tante e da una crescita per decreto si dovrebbe passare a discutere di lavoro e sviluppo.

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