“Non mi dire te l’ho detto”: pubblico entusiasta all’Augusteo di Napoli

Paolo Caiazzo in una commedia esilarante di sicuro gradimento. Mercoledì 13 spettacolo solidale dedicato a sostenere il viaggio a Lourdes per un gruppo di ammalati dell’Istituto Tumori di Napoli Essere social: l’ossessione di quest’epoca. Una fissazione quasi maniacale dalla quale trae spunto la mente fervida di Paolo Caiazzo per la sua gustosissima commedia “Non mi dire te l’ho detto”, in scena al teatro Augusteo fino al 17 marzo.

Risate garantite per tutto lo spettacolo ben incentrato sulla classe degli “anta”, ovvero quella genitoriale che mal si districa nella selva oscura del progresso di Instagram: pur anelando ad esso con grande spasimo, può aspirare al massimo e con cautela a Facebook.
Eh sì, perché i rischi maggiori in fatto di social non li corrono affatto gli adolescenti, a dispetto di quanto continuano a sostenere gli adulti, ma i papà – soprattutto – e forse anche le mamme. Forse.
Poveri uomini in pericolo, che si sforzano di stare al passo con i tempi per sentirsi giovani ad ogni costo e per abbordare donne sconosciute, concedendosi quindi avventure da loro reputate più stimolanti, a meno che qualcosa vada storta.. come accade più frequentemente di quanto non si immagini. Diventare “social” diviene quindi per loro un’assoluta necessità e ne subiscono inevitabilmente i più svariati effetti collaterali, non conoscendo bene lo strumento e il suo vasto campo d’azione, spesso minato.
“Non mi dire te l’ho detto” scritto con grande verve da Paolo Caiazzo, è da lui pure diretto e interpretato.
In scena, insieme, l’eterno gioco della seduzione e il fascino del proibito, del rischio che intriga e spinge ad accettare un incontro al buio, con tutte le conseguenze del caso, che investono come un uragano due coniugi borghesi – in un precario equilibrio di coppia – scatenato dall’inappropriato uso proprio dei social, che li porterà a ritrovarsi loro malgrado in una complicata e imbarazzante situazione, insieme ad amici e amichette.
Frizzante commedia degli equivoci di taglio spiccatamente attuale, ben sorretta da un ritmo adeguatamente cadenzato di battute, gag e supportato da credibili colpi di scena che tengono alta l’attenzione dello spettatore fino all’ultimo, praticamente senza tregua.
Si ride, si ride e ancora di ride, in un clima di familiarità, giacché gli argomenti trattati possono toccare ciascuno, più o meno personalmente, o un parente stretto, l’amico fraterno, la migliore amica, i colleghi della scrivania affianco, i vicini della porta accanto.
Con sapiente capacità, Caiazzo conduce la trama a ingarbugliarsi sempre più, in un intreccio man mano più complicato finché i nodi non vengono inevitabilmente stretti sino a trasformare le aspettative di una nottata piccante in una nottata di fuoco, nel senso letterale del termine, perché i protagonisti si ritrovano sui carboni ardenti, e il pubblico è quasi senza fiato per l’ilarità irrefrenabile, con grande soddisfazione della Compagnia. Merito delle capacità degli attori e soprattutto del grande affiatamento stimolato da un’attenta e capace direzione.
Il regista è Vincenzo, personaggio chiave, amico di Guglielmo Martinelli, interpretato da Ciro Ceruti, a sua volta sposato con Raffaella, Yuliya Mayarchuck, un’affascinante e sensuale russa. Poi c’è don Giusto, prete e amico di famiglia, Franco Pennasilico; l’ispettore dell’ufficio immigrazioni, Ettore Massa; la svampita amante di Guglielmo, Felicia del Prete; l’assistente sociale, Feliciana Tufano, incaricata di accertare se i coniugi Martinelli posso accedere o meno all’adozione di un bambino, ovvero se sono affidabile e moralmente sani. E capita a casa Martinelli giusto quando non dovrebbe affatto esserci…
Lo spettacolo che punta sagacemente sul tradimento, scritto nel 1994, agli esordi delle chat e dei corteggiamenti anonimi via internet, è stato ora appropriatamente attualizzato, partendo dal fraseggio spiccatamente contemporaneo.
Fondamentale la scena iniziale, dalla quale si annoderà man mano la vicenda per snodarsi e concludersi col senso della realtà presentata in partenza dall’autore, che quindi si rivela principio e fine, contemporaneamente.
Vincenzo e Guglielmo, grandi amici, solidali tra loro come tutti gli uomini, quando si tratta di scappatelle e avventure, tra un equivoco e un altro si trovano loro malgrado a dover far fronte prima separatamente è più inevitabilmente uniti, a circostanze grottesche e imbarazzanti.
La commedia si svolge interamente negli interni di villa Martinelli, situata in un piccolo paese di campagna i cui proprietari, Guglielmo e Raffaella, affrontano la crisi di coppia di origine caratteriale. Guglielmo è afflitto dall’infertilità e affoga il suo senso di impotenza nelle varie storie extraconiugali ma, per non perdere Raffaella, che desidera avere un bambino, riesce a farle credere che sia lei a non essere fertile. Ma Raffaella, insoddisfatta e ossessionata dal desiderio di diventare madre, vuole adottare un bambino. Pur tenendo al marito, lo tratta in maniera aggressiva, di fatto allontanandolo da lei, come di frequente accade quando il matrimonio diventa traballante.
Il migliore amico di Guglielmo è Vincenzo, programmatore informatico soggiogato dal computer, in cerca di stimoli. Con le donne è imbranato e inesperto e, quando su Facebook riesce a conoscere una donna misteriosa che si fa chiamare con il nickname di Madame Eiffel, non capisce più nulla. Dalla chat amichevole a quella rovente, il passo è breve: Vincenzo riesce ad ottenere un appuntamento con la donna misteriosa a casa dell’amico Guglielmo, suo complice che, per prestargli casa, racconta alla moglie di dover partire per andare a un convegno di lavoro fuori città.
Nessuno dei due uomini però da che in effetti la donna misteriosa è proprio Raffaella, moglie di Guglielmo. A ingarbugliare ulteriormente la matassa, come se non bastasse, contribuiscono gli altri personaggi della commedia: la rigida assistente sociale Tedeschi, che fa visita alla coppia proprio nel momento meno opportuno, anticipando l’appuntamento per accertate la fattibilità dell’adozione richiesta. E capita quando nella casa, per una dimenticanza di Vincenzo nel segnalare la sua presenza in loco con la sua conquista informatica, è presente pure la sbronzatissima amante di Guglielmo, rientrato a casa sua per passare a sua volta una notte brava, convinto che all’amico fosse saltato l’appuntamento con la maliarda sconosciuta agganciata sulla chat. A loro si aggiungono un ispettore dell’ufficio immigrazioni alquanto tardo di comprendonio e don Giusto, un prete che non disdegna un bicchierino in più.
Il riuscitissimo spettacolo teatrale, mercoledì 13 marzo alle ore 21 sempre al teatro Augusteo, viene proposto in una giornata speciale dedicata a finanziare il viaggio a Lourdes per un gruppo di ammalati dell’Istituto Tumori di Napoli-Fondazione Pascale. I pazienti saranno accompagnati da volontari dell’Associazione A.M.A.M.I. Associazione Mariana Assistenza Malati d’Italia, che opera gratuitamente da più di cinquant’anni.
Il ricavato sarà devoluto al progetto “Dona un raggio di luce a chi è nel buio della sofferenza”.
Fondamentale per la realizzazione di questa iniziativa, che di basa essenzialmente sullo spettacolo solidale del 13, è stata la disponibilità di Paolo Caiazzo e della sua Compagnia con Staff al completo, e la generosità di Giuseppe e Roberta Caccavale, proprietari dell’Augusteo che con umanità e con grandi capacità imprenditoriali proseguono il cammino tracciato da Alba e dal compianto Francesco, in ossequio alla tradizione familiare, come sottolineano gli stessi promotori.
L’associazione, fondata a Napoli nel 1963 da Maria Follieri è formata da cappellani, suore, dame, medici e barellieri che periodicamente lasciano per una settimana il loro lavoro con il meritorio scopo di dedicarsi all’assistenza degli ammalati, sostenerli nelle cure e donare conforto morale e spirituale per affrontare un male che oltre ad attaccare il corpo, prova duramente la psiche.
Questa iniziativa fa parte del percorso di umanizzazione portato avanti con impegno dall’Istituto – visitato tra l’altro dal cardinale Crescenzio Sepe in occasione della recente XXVII Giornata del Malato – e consente all’ A.M.A.M.I. di reperire i fondi necessari a trasportare col Treno bianco i pazienti oncologici
I biglietti saranno reperibili al botteghino del teatro al costo di € 25 euro, dalle ore 20 del 13 marzo, un’ora prima dell’inizio dello spettacolo solidale.
Teatro Augusteo di Napoli, fino al 17 marzo, “Non mi dire te l’ho detto”, l’esilarante commedia degli errori, in due atti scritta, diretta e interpretata da Paolo Caiazzo. In scena con Caiazzo, Ciro Ceruti, Yuliya Mayarchuck, Franco Pennasilico, Ettore Massa, Felicia del Prete e Feliciana Tufano.
Giorni e orari spettacoli: martedì 12 ore 21:00; mercoledì 13 ore 18:00; giovedì 14 ore 21:00; venerdì 15 ore 21:00; sabato 16 ore 21:00; domenica 17 ore 18:00.
Teatro Augusteo, P.tta duca d’Aosta 263
Tel. 081414243 – 405660-Fax 400045
Teresa Lucianelli

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