Nicole Minetti, la Procura di Milano conferma il sì alla grazia. Quanto scritto dal Fatto «non corrisponde al vero»

La Procura generale di Milano ha confermato il parere positivo sulla grazia a Nicole Minetti e con quattro parole ha sotterrato i presunti scoop giornalistici, in particolare del Fatto Quotidiano, su fantomatici festini, irregolarità nelle procedure d’adozione del bambino al centro della richiesta e misteriose morti che si sarebbero consumati in Uruguay e dai quali era scaturito il surplus di approfondimenti sul caso. «Non corrispondono al vero», si legge nella nota di due pagine firmata dalla procuratrice generale Francesca Nanni, con cui è stata data notizia della decisione.

Il tentativo di delegittimazione del capo dello Stato è un colpo al garante dell’unità della nazione. E ogni regola basilare è stata violata contro una donna perché fu molto vicina a Berlusconi. Il giornalismo d’inchiesta non è sensazionalismo

Dunque, la procura generale di Milano ha confermato, dopo approfonditi accertamenti, in Italia e all’estero, il suo parere positivo alla grazia a Nicole Minetti, concessa per motivi umanitari dal Capo dello Stato. Era stato lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a richiedere, per tramite del ministro della Giustizia, che si effettuassero verifiche, dopo una serie di articoli di stampa che mettevano in dubbio i presupposti per la grazia, i comportamenti successivi alla condanna di Nicole Minetti, la procedura di adozione di un minore, il bisogno di cure all’estero del minore adottato,

La procedura di adozione è risultata corretta, è vero il bisogno di cure del minore, non ci sono prove di festini con escort e droghe organizzati da Nicole Minetti. La grazia era giusta, sarà confermata.

La prima questione è il tentativo di delegittimazione della figura, del ruolo e dell’operato del capo dello Stato, che ha fatto bene, per rigore e trasparenza, a chiedere nuove indagini alla procura. Naturalmente, come tutti, pure il presidente della Repubblica e le sue decisioni possono essere criticate e ci sono organi di stampa che lo fanno periodicamente. Il capo dello Stato, però, non è una parte politica, svolge un ruolo di garanzia, rappresenta l’unità della nazione. Le critiche, prima di essere effettuate, devono essere sempre fondate su elementi di fatto, che non c’erano. Sigfrido Ranucci ha chiesto scusa al ministro Carlo Nordio, chi chiederà scusa a Sergio Mattarella?

La seconda questione riguarda un certo modo di fare giornalismo, quello d’inchiesta è meritorio, la libertà di stampa è sacra, cercare di vendere copie è legittimo ma vi sono sempre regole deontologiche da rispettare e limiti da non superare. In questa vicenda, tutti i limiti sono stati superati.

Non può quindi essere chiusa così, senza trarre almeno un insegnamento, il giornalismo d’inchiesta è una cosa troppo seria per ridursi a diventare scandalismo sensazionalistico. Soprattutto, come nel caso della grazia a Nicole Minetti, se lo scandalo non c’era.

Dagli accertamenti svolti, si legge nel comunicato, «risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa, dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività, non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito». La Procura ha chiarito che «non emergono irregolarità nel procedimento di adozione» del minore, non ci sono «segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie o coinvolgimento in indagini di alcuna natura in Uruguay e in Spagna di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani» e che risultano «smentite» da «numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive» e dalle «dichiarazioni rese ai Carabinieri da persone informate sui fatti, le affermazioni circa feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte Nicole Minetti negli ultimi anni», come riferito «al Fatto Quotidiano dalla massaggiatrice».

Risultano invece confermati sia il «grave quadro sanitario del minore», con la relativa necessità di cure costanti da parte della madre, sia «il volontariato in Italia e la presenza pressoché stabile in Italia di Nicole Minetti a far tempo dal gennaio 2024 e per tutto il 2025, salvo rientri per brevi periodi in Uruguay».
La relazione in cui sono state raccolte tutte le informazioni e i risultati delle indagini è stata trasmessa oggi a via Arenula insieme «agli atti e ai documenti acquisiti», per «consentire al ministero della Giustizia e al presidente della Repubblica di assumere le determinazioni di rispettiva competenza».

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