Il New York Times analizza il calo di consenso di Giorgia Meloni dopo referendum e rapporti con Donald Trump, evidenziando una fase politica più fragile.
In un editoriale il quotidiano statunitense indaga i motivi della sconfitta al referendum per la premier italiana: “Mentre la popolarità di Trump crolla a nuovi minimi in Europa e il continente inizia a mostrare maggiore fermezza nei suoi rapporti con lui, Meloni sta scoprendo che essere la preferita del presidente americano può rivelarsi anche un punto debole”
Sembrava invincibile, si è rivelata vulnerabile, e il suo tallone di Achille sarebbe l’amicizia con Donald Trump. Così il New York Times racconta in un articolo di opinione la caduta sulla terra di Giorgia Meloni, alle prese con i postumi della vittoria del No al referendum, prima sconfitta elettorale dopo quattro anni di governo popolare nei sondaggi. Nel 2024, il suo indice di gradimento era del 41%, a novembre 2025, era salito al 45%, “ma mentre la popolarità di Trump crolla a nuovi minimi in Europa e il continente inizia a mostrare maggiore fermezza nei suoi rapporti con lui, Meloni sta scoprendo che essere la preferita del presidente americano può rivelarsi anche un punto debole”.
Il New York Times torna a puntare i riflettori su Giorgia Meloni, delineando un cambio di fase nella percezione internazionale della premier italiana. Secondo il quotidiano statunitense, si sarebbe conclusa quella che viene definita una “improbabile e lunga luna di miele” con l’elettorato.
L’analisi prende le mosse dal referendum sulla giustizia, interpretato come un passaggio politico rilevante. Già nei giorni successivi al voto, il giornale aveva sottolineato come la leader di governo, ritenuta fino a quel momento solida, avesse subito un colpo inatteso: “sembrava imbattibile, una sconfitta a sorpresa ha incrinato la sua aura”.
Il rapporto con Donald Trump e le criticità emerse
Uno degli elementi centrali dell’analisi riguarda il rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump, indicato come fattore che potrebbe aver contribuito a modificare la percezione della premier.
Il quadro si inserisce anche in una fase internazionale delicata, segnata da tensioni geopolitiche e da una crescente distanza dell’opinione pubblica italiana rispetto ad alcuni scenari di politica estera, tra cui il conflitto con l’Iran. In questo contesto, il referendum viene interpretato come un test politico più ampio, capace di misurare il consenso nei confronti dell’esecutivo.
Referendum e dimissioni, segnali di una fase diversa
Secondo il New York Times, l’alta partecipazione al referendum e la vittoria del No avrebbero rappresentato un punto di svolta. Il voto, infatti, viene descritto come una sorta di verifica sulla tenuta del governo guidato da Giorgia Meloni.
L’esito avrebbe contribuito a modificare la percezione della leadership, facendo emergere elementi di maggiore vulnerabilità e offrendo spazio all’iniziativa dell’opposizione.
Il quotidiano ricorda inoltre come l’esecutivo abbia attraversato negli anni precedenti diverse criticità, tra cui scandali e inchieste, riuscendo comunque a mantenere una posizione solida. Tuttavia, la fase attuale appare diversa.
Continuo a ritenere che sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti, però il nostro lavoro è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo dobbiamo dirlo. E stavolta noi non siamo d’accordo”.
Lo ha detto la premier, Giorgia Meloni, rispondendo ad una domanda del Tg1 sullo stato dei rapporti con gli Usa dopo gli attacchi di Trump sia alla Nato che agli alleati europei.
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