“Non siamo riusciti a far comprendere cosa abbia significato per noi la vicenda del terrorismo e quale forza straordinaria sia servita per batterlo”. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, interviene sulla mancata estradizione dal Brasile dell’ex terrorista rosso Cesare Battisti, condannato all’ergastolo per 4 omicidi. Il capo dello Stato esprime tutta la sua amarezza in una lettera scritta all’ex giudice istruttore del caso Battisti, che ha pubblicato un libro sulla vicenda e ne ha fatto dono al Presidente. “L’esito negativo ha un significato profondamente lesivo del rispetto dovuto agli accordi sottoscritti e alle ragioni della lotta al terrorismo”. Cesare Battisti dal suo nuovo buen ritiro “dorato” parla come una star e lancia solo accuse all’Italia. “Non mi pento di niente” e “non ho paura di nulla”. Ma queste sono le parole più dolci che escono dalla bocca dell’ex terrorista. In una intervista alla rivista brasiliana Istoe’, uno dei settimanali più diffusi in Brasile, Battisti arriva addirittura a dire che i responsabili degli omicidi di cui è stato accusato sono stati “arrestati e torturati” in Italia. “Non posso pentirmi di ciò che non ho commesso. Mi accusano di omicidi i cui responsabili sono stati arrestati e torturati”, dice l’ex militante dei Proletari armati per il comunismo (Pac). E, assicura, che quando gli omicidi sono stati commessi “io non facevo più parte dell’ organizzazione”. Ora che è un ”cittadino del Brasile”, nell’intervista al settimanale Istoe’ Battisti racconta come vive la sua libertà, per la quale ringrazia le autorità brasiliane. L’ex terrorista rosso dice di vivere grazie alle “collette” del suo gruppo di appoggio in diversi paesi. Per il futuro prossimo ha addirittura intenzione di portare in Brasile la “Lettura Furiosa”, ong francese di Luiz Rosa, che secondo il settimanale riceve l’appoggio dell’Unione Europea. “Ora che sono libero spero di poter ringraziare personalmente le molte persone che mi hanno aiutato, principalmente Tarso Genro”, l’ex ministro della giustizia, che lo ha accolto nel 2009 come rifugiato in Brasile. E nella lista inserisce anche il presidente Lula.
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