Mozzarelle e burrate a rischio in Puglia: cosa sta succedendo

L’allarme dei giovani allevatori di Coldiretti Puglia: una stalla su dieci rischia la chiusura, la produzione di mozzarelle e burrate è in pericolo

Mozzarelle e burrate a rischio in Puglia

Mozzarella, burrata, canestrato e caciocavallo sono in pericolo: è l’allarme lanciato dai giovani allevatori e produttori di Coldiretti Puglia, che parlano di una situazione drammatica per il comparto caseario pugliese.

Negli ultimi tre anni la Puglia ha già perso 266 stalle, e le condizioni dei produttori locali sono destinate ad aggravarsi sotto i colpi di una crisi che non accenna a finire: quasi una stalla su dieci rischia di chiudere, e la produzione dei formaggi è a rischio.

PUGLIA: UNA STALLA SU DIECI RISCHIA LA CHIUSURA

I giovani produttori e allevatori pugliesi lanciano un “Sos formaggi”: quasi una stalla su dieci, l’8% del totale, rischia di chiudere, “con rischi per l’economia e l’occupazione ma anche per l’ambiente, la biodiversità e il patrimonio enogastronomico nazionale”, si legge nella nota di Coldiretti Giovani Impresa.

La Puglia ha già perso 266 stalle dal 2019 a oggi, e l’aumento incontrollato dei costi di produzione rischia di mettere in ginocchio la produzione di latte e formaggi che – insieme a olio, vino e prodotti da forno – è parte importante non soltanto dell’economia, ma anche dell’identità pugliese.

Si tratta di un sistema regionale “composto da 2mila stalle da latte sopravvissute, che garantiscono una produzione di 108mila tonnellate di latte”, spiega Coldiretti, “per un valore di oltre 130 milioni di euro e oltre 40mila tonnellate di formaggi”.

“L’aumento del costo dei mangimi collegato al rialzo delle quotazioni delle principali materie prime quali soia, mais e cereali anche a causa dell’attuale crisi Ucraina ha prodotto un aumento dei costi per le produzioni del latte e delle carni”, e sta mettendo in serio pericolo un pilastro dell’agroalimentare pugliese.

Dopo l’allarme per l’olio extravergine italiano, che rischia di sparire dai supermercati, ad essere in pericolo è oggi una filiera tra le più identitarie della regione, che produce importanti ricadute anche in termini di coesione sociale e tutela ambientale.

ECCELLENZE E BIODIVERSITÀ A RISCHIO

L’allarme lanciato dai giovani allevatori e produttori pugliesi è chiaro: in pericolo c’è un patrimonio di formaggi unico al mondo, tra cui “quattro formaggi Dop, la burrata di Andria Igp e 17 specialità riconosciute tradizionali dal Mipaaf”.

Canestrato leccese, caciocavallo podolico dauno, caciocavallo della Murgia e pallone di Gravina sono a rischio, e l’allarme non riguarda soltanto la Puglia.

La crisi dei prezzi sta colpendo duramente tutto il comparto caseario nazionale, sottolinea Coldiretti: sono a rischio “ben 524 specialità tradizionali censite dalle regioni diffuse lungo tutta la Penisola salvati dagli allevatori che ora rischiano di chiudere”.

A rischio non soltanto le aziende e la tutela delle eccellenze agroalimentari del territorio, ma anche la biodiversità: “Quando una stalla chiude”, sostengono i giovani allevatori pugliesi, “si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici” ma anche di “persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado dei territori soprattutto in zone svantaggiate”.

Come ha ricordato il direttore di Coldiretti Puglia Pietro Piccioni, non si tratta soltanto di una catena produttiva che impiega oltre seimila persone in tutta la regione, ma anche di un tassello importante nella tutela del territorio: l’allevamento all’aperto, infatti, è fondamentale per la manutenzione dei terreni “con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali”.

“La chiusura di un’azienda zootecnica”, spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, “significa anche che non riaprirà mai più, con la perdita degli animali e del loro patrimonio genetico custodito e valorizzato da generazioni di allevatori”. Una perdita che, in Puglia, può arrivare al 10% del patrimonio zootecnico della regione.

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