Mose, chiuse tutte le dighe

Che cos’è il Mose? L’opera continua ad essere al centro del dibattito italiano e torna alla ribalta oggi,  10 luglio, giorno del grande test di sollevamento. Ma andiamo a conoscere meglio i particolari di questa struttura che dovrebbe entrare in funzione quando l’acqua alta in Laguna supera i 110 centimetri.

Il Mose (modulo sperimentale elettromeccanico) è un’opera che consente a Venezia di difendersi dalle alluvioni. Le barriere, infatti, entrano in funzione quando l’acqua supera i 110 centimetri. Nello specifico, si legge sul sito internet ufficiale, si tratta di “4 barriere costituite da 78 paratoie mobili tra loro indipendenti in grado di separare temporaneamente la laguna dal mare“.

Il Mose è ormai al centro della discussione da diversi anni. Il primo prototipo è stato varato nel novembre 1988 anche il sì è arrivato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici due anni dopo. La discussione, comunque, non si è fermata lì visto che il Comune, sotto alcune pressioni, è stato costretto a disporre una Valutazione di Impatto Ambientale con il no della Commissione Via del Ministero. La vicenda, quindi, si è spostata in Tribunale con la sentenza definitiva del TAR arrivata nel 2000 e che ha annullato il decreto. Il via libera ha consentito al governo di mettersi al lavoro per iniziare a costruire questa struttura tanto che nel 2003 sono stati posti i primi ‘sassi’. Ma la lotta tra Comune e Stato non è finita qui tanto che il sindaco di Venezia non si è dato per vinto ed ha cercato di dare vita a dei nuovi progetti a minor impatto ambientale. I veri lavori per dare vita a questa opera sono iniziati ad inizio 2013. Ma dopo qualche settimana è arrivata la brusca frenata con l’arresto di Piergiorgio Baita e lo stop alla costruzione del Mose.

Nel corso di questi anni gli scandali sono stati diversi con lo Stato che nel 2014 ha commissariato il Consorzio Venezia Nuova, concessionario del MIT per la realizzazione dei lavori, perché i suoi membri avevano ricevuto dei fondi illeciti. Inchieste che hanno visto coinvolti anche diversi esponenti della politica.

Venezia, il grande test del Mose: si alzano le dighe, la Laguna isolata dal mare. Presenti Conte e la De Micheli.  Giornata storica a Venezia, dove va in scena il grande test di sollevamento del Mose. Per la prima volta dalla posa della prima pietra dell’opera, avvenuta 17 anni fa, per la prima volta la struttura isolerà la Laguna difendendola dal mare.

In occasione del test di sollevamento del Mose si sono recati a Venezia il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la Ministra dei Trasporti Paola De Micheli. Presenti anche Federico D’Incà, il presidente del Veneto Luca Zaia e il sindaco Luigi Brugnaro..

Parlando del test del Mose, il Presidente del Consiglio ha parlato della data: ‘Non l’ho decisa io la data, ci saranno occasioni per fare test in condizioni più avverse dal punto di vista marittimo. Capisco le proteste ma adesso siamo nell’ultimo miglio. Sarebbe assurdo non auspicare che i test funzionino. Il nostro interesse è tutelare Venezia’.

Non si tratta di una inaugurazione dell’opera, che sarà completata tra più di un anno, secondo il programma dei lavori. Si tratta di un test per verificare l’efficacia della struttura in caso di emergenza. Anche negli scorsi mesi l’acqua alta ha messo in ginocchio la città di Venezia. L’intenzione è quello di mettere a punto un piano emergenziale in grado di difendere la città dal fenomeno dell’acqua alta. Il piano è quello di azionare le dighe già il prossimo autunno ma solo in caso di emergenza, quindi di maree eccezionali. Insomma, un modo per provare a limitare i danni e iniziare a dare un senso ad un’opera da decenni al centro delle polemiche.

Si è completata la chiusura di tutte le 78 paratoie mobili nei quattro varchi del Mose di Venezia, nel primo test effettuato oggi alla presenza del premier Giuseppe Conte. La prima a sollevarsi completamente, alle 12.15, è stata la diga di Lido San Nicolò, con 20 paratoie, seguita un minuto dopo da quella di Lido Treporti, con 21 barriere, e Chioggia, con 18. Alle 12.25 si è concluso il sollevamento delle 19 dighe di Malamocco. Le 78 paratoie del Mose ‘oggi si sono alzate in 90 minuti, a regime si eleveranno in 30’. Lo ha precisato uno dei progettisti della struttura di difesa dalle acque alte, sottolineando che in questo momento ‘i tempi sono lunghi perché l’impianto non è finito’. I prossimi mesi serviranno ‘per calibrare gli strumenti necessari’ ha concluso il tecnico.

Anche nel giorno del grande test non mancano le polemiche. I contestatori hanno manifestato con un corteo sull’acqua.

La protesta del movimento ‘No Mose’ è sfociata in una ‘battaglia navale’ con le forze dell’ordine in bacino San Marco, nel giorno della contestazione per la prova generale del sistema di dighe mobili. ‘Ci siamo radunati in Bacino e abbiamo accerchiato una motonave di addetti al sistema che si recava verso la bocca di porto di Malamocco’, dice Tommaso Cacciari, leader degli antagonisti veneziani. ‘C’era di tutto in acqua, dalle moto d’acqua della polizia, ai gommoni, motoscafi e navi della Guardia costiera. Abbiamo cercato di infrangere il blocco, ma non c’è stato nulla da fare’. Dopo il tentativo di accerchiare la motonave dei tecnici a Malamocco, le barche dei ‘No Mose’ hanno cercato di spostarsi in direzione opposta, verso l’Isola Nuova del Lido, dov’era in corso la cerimonia per la prova generale del Mose, ma senza successo. ‘Ci hanno bloccato con tutte le loro forze, inondandoci d’acqua con gli idranti’,  ha aggiunto Cacciari, riferendosi al blocco opposto dalle forze dell’ordine alla decina di barche della ‘flotta’ della protesta. Ora siamo tornati alla base fradici e con le barche mal messe – ha concluso Cacciari — ma soddisfatti perché il risultato l’abbiamo ottenuto, il nostro dissenso ventennale è stato sentito da tutti. Speravano di spegnere le voci fuori dal coro, non ci sono riusciti.

I dubbi sull’opera sono tanti. C’è chi la ritiene ormai vecchia e c’è chi evidenzia come i test siano sempre stati fatti in condizioni di mare calmo. E resta la domanda: con il mare agitato le barriere reggeranno alla violenza delle onde? Ovviamente non mancano le critiche legate al costo dell’opera (6 miliardi circa) al quale si aggiungono i costi per la manutenzione.

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