Morte George Floyd, ancora vittime e scontri negli Usa, il coprifuoco non basta

Le proteste negli Usa per la morte di George Floyd continuano senza sosta ormai da diversi giorni. Migliaia di persone in piazza negli Stati Uniti per manifestare contro la polizia. Attimi di tensione alla Casa Bianca con un centinaio di persone che hanno circondato la sede presidenziale. Il Pentagono ha autorizzato l’intervento della Guardia Nazionale per proteggere il presidente Donald Trump e la sua famiglia.

 Le proteste non si interrompono e cresce la tensione sociale. 25 città hanno dichiarato il coprifuoco per cercare di limitare le manifestazione che ormai durano da diversi giorni. Scontri e violenze che hanno portato al fermo di oltre mille manifestanti con molte persone che sono rimaste ferite durante i tafferugli. Animi tesi negli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd, l’afroamericano che ha perso la vita durante l’arresto a Minneapolis.

 Come prevedibile il coprifuoco non ha soffocato le manifestazioni che stanno infiammando gli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd, l’afroamericano morto dopo un fermo della polizia. Negli Stati Uniti lo scenario è quello della guerra civile, con saccheggiamenti, scontri, vittime. Lacrime e sangue. E la situazione, già degenerata, rischia di sfuggire di mano alle autorità e al Presidente Donald Trump.

Ancora il 3 giugno si registrano altri decessi. Un capitano in pensione è stato ucciso da un gruppo di persone che ha ha fatto irruzione in un banco dei pegni per saccheggiarlo.

A New York è polemica dopo la pubblicazione del video che riprende un Suv della polizia investire un gruppo di manifestanti. Immediate le scuse da parte del sindaco di De Blasio. Secondo la ricostruzione fatta dai giornali americani, una reazione dura arrivata dopo il lancio da parte dei manifestanti di oggetti verso gli inquirenti. Non si registrano feriti ma il filmato ha provocato polemiche e critiche in tutto il mondo.

 Nuovo fermo per un giornalista. Chris Mathias, cronista dell’Huffington Post, è stato arrestato per qualche ora a Brooklyn mentre seguiva le proteste contro il razzismo. Il rilascio è avvenuto poco dopo. Si tratta del secondo episodio in poche ore. La decisione degli agenti di portare in caserma il giornalista ha provocato diverse critiche sui social.

George Floyd è diventato un simbolo. Il video della sua morte ha fatto in pochi minuti il giro del mondo e la piazza ha dato la sua sentenza prima della giustizia ordinaria. La morte di George Floyd è avvenuta dopo l’arresto da parte della polizia. Le immagini mostrano un agente che con il ginocchio preme sul collo dell’uomo in manette. E a terra. Inerme. Dalla bocca di Floyd escono come una litania poche parole. Non respiro.

 Floyd si era recato a Minneapolis dopo aver scontato una pena per furto. Stando alle informazioni apprese dai media locali, non aveva un lavoro fisso. Sembra che prima dell’emergenza coronavirus e del lockdown lavorasse come buttafuori.  Gli amici lo chiamavano Big Floyd per via della sua stazza. Chi lo conosce parla di un gigante buono. È morto a 46 anni. Era nato in North Carolina, poi si era trasferito in Texas. Al momento della morte ha lasciato la compagna e una figlia.

Floyd è stato arrestato per aver tentato di spendere una banconota falsa in un supermercato. Gli agenti sono stati allertati da una chiamata e quando sono arrivati sul posto hanno trovato Floyd a bordo della propria auto. L’uomo diceva di non sentirsi bene ma gli agenti hanno proceduto con il protocollo standard ammanettando il soggetto e immobilizzandolo con una mossa che si utilizza solitamente quando l’uomo in manette rappresenta una minaccia. I video sulla rete non mostrano quanto accaduto nei minuti che vanno dall’arrivo della polizia all’ammanettamento. Floyd ha fatto resistenza? C’è stata una colluttazione? Gli animi si sono surriscaldati per qualche motivo? Domande ancora senza una risposta. Floyd è rimasto con un ginocchio sul collo per nove lunghissimi minuti, fino a quando è arrivata l’ambulanza che lo ha trasportato in ospedale. Le immagini mostrano che al momento dell’arrivo dei soccorritori il soggetto era svenuto. Gli agenti di polizia lo spostano di peso, lui non reagisce, gli occhi sono chiusi. Il decesso avviene il 25 maggio 2020, nella città di Minneapolis, Minnesota.

In seguito alla morte dell’uomo, negli Stati Uniti è scoppiata una vera e propria rivolta. In diverse città migliaia di manifestanti sono scesi in strada manifestando contro le forze dell’ordine e contro il razzismo. Le autorità sono state costrette a blindare anche la Casa Bianca per motivi di sicurezza.

“Non possiamo tollerare né chiudere gli occhi su qualsiasi tipo di razzismo o di esclusione e pretendere di difendere la sacralità di ogni vita umana. Nello stesso tempo dobbiamo riconoscere che la violenza delle ultime notti è autodistruttiva e autolesionista. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”. Con queste parole Papa Francesco, all’udienza generale, è intervenuto sul caso di George Floyd e ha condannato ogni forma di razzismo e di censura delle violenze.

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