Moody’s tra Italia e populisti

Rating BAA3 con outlook stabile per il nostro Paese. Questa la valutazione confermata da Moody’s. L’agenzia di rating, proprietà del miliardario americano Warren Buffett, soprannominato “l’oracolo di Omaha”, non prevede per il momento di abbassare le stime sul nostro Paese.

Attualmente Moody’s si attende un +0,5% nel 2020, dopo il +0,2% del 2019. “Siamo tranquilli sull’outlook stabile dato all’Italia, perché riflette un equilibrio tra problemi e punti di forza”, ha detto Kathrin Muehlbronner, senior vice president sovereign risk group di Moody’s a margine di una conferenza dell’agenzia di rating a Milano.

Le debolezze del sistema Italia

Tra le debolezze di cui Moody’s tiene conto nelle proprie valutazioni c’è il basso tasso di crescita  potenziale, l’alto debito pubblico, la vulnerabilità agli shock e l’elevato bisogno di rifinanziamento. Ma la vera nota dolente è che la crescita in Italia è lenta. Tra i rischi principali per l’Italia secondo Moody’s ci sono proprio la bassa crescita unita ai problemi di accesso al mercato di capitali e al rischio di una Italexit, cioè un’uscita dell’Italia dall’Eurozona, “che comunque è calato rispetto al passato”.

I punti di forza del sistema Italia

Ma ci sono anche punti di forza, come un’economia ampia e diversificata, una gestione professionale del debito, una solida posizione esterna e un basso debito del settore privato. Sappiamo che nel 2020 il fattore chiave che verrà costantemente monitorato sarà il budget, per vedere se ci sarà una stabilizzazione del rapporto debito/Pil.

Non solo: l’attenzione sarà, come sempre, rivolta alle riforma strutturali.

Il “mantra” delle riforme strutturali

Muehlbronner è tornata sul punto di sempre, centrale per l’affidabilità italiana: la necessità di riforme strutturali, che vengono richieste, da tempo, a gran voce dai soggetti che guidano il sistema economico.

Per quanto il suoi giudizio sia fondamentale, non possiamo dimenticare che Moody’s è la stessa agenzia che concesse la tripla A (Aaa, massimo assoluto e supremo) alla Lehman Brothers, protagonista della più grande bancarotta di tutti i tempi.

Il rischio populismo

Detto questo, è interessante anche notare come una delle maggiori preoccupazioni sollevate dall’agenzia privata di New York sia legata al rischio populismo, che, a detta sua, rischia di destabilizzare il sistema finanziario internazionale.

“Un aspetto che monitoriamo con attenzione è la diffusione del populismo tra la popolazione in Europa. E anche in Italia” chiarisce Muehlbronner in un’intervista a Il Sole 24 Ore, e aggiunge: “Se la maggioranza dei cittadini si accosta a idee o partiti populisti, ovviamente non possiamo non tenerne conto”.

Parole che pesano come un macigno se pensiamo che sono proprio le agenzie di rating come Moody’s a stabilire quanto sia affidabile o meno un Paese.

Dall’altra perte il Belpaese non è nuovo a simili giudizi da parte di Moody’s e altri. Nel maggio 2018, ad esempio, l’allora commissario europeo al Bilancio Gunther Oettinger disse che “i mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”. La dichiarazione ebbe un rilievo politico e una risonanza mediatica tali che poco dopo fu costretto a scusarsi  e a rettificare.

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