Miur e licei brevi

È in dirittura d’arrivo il decreto, sette articoli in tutto, sui licei quadriennali che dopo la firma, un paio di mesi fa, da parte dell’allora ministro dell’Istruzione Stefania Giannini va oggi all’esame del Cspi, il Consiglio superiore della pubblica istruzione che è l’organo tecnico-consultivo del Miur. Poi un altro passaggio presso la Corte dei conti e l’iter amministrativo sarà concluso. Dopo quest’ultimo passaggio fuori  dalle aule scolastiche con un diploma a 18 anni come già accade in Inghilterra, Francia, Spagna e negli istituti tecnici tedeschi. L’idea è di accorciare il percorso scolastico che in Italia dura 13 anni per consentire agli studenti di accedere all’università o di debuttare nel mondo del lavoro un anno prima.  Dal  settembre 2018 ci saranno 100 prime classi, con in media 25-30 alunni, di istituti superiori – licei, tecnici e professionali, statali e paritari – che, con il placet del Miur, potranno abbreviare di un anno il percorso di studi arrivando a 18 anni all’esame finale. Negli anni scorsi già erano stati avviati esperimenti in questo senso in una manciata di scuole. L’esame di Stato rimane lo stesso e identico sarà anche il diploma finale conseguito dagli alunni. In questo senso sarà necessario rimodulare il calendario scolastico ed eventualmente potenziare l’orario settimanale delle lezioni (da circa 900 ore annue per 5 anni si potrebbe passare a 1.000-1.050 ore per 4 anni nei licei). Le scuole interessate a partecipare alla sperimentazione dovranno rispondere a un bando nazionale e presentare un progetto, caratterizzato, è scritto nel decreto, da un elevato livello di innovazione didattica. Ma non solo. Occorrerà garantire l’insegnamento di almeno una disciplina non linguistica con metodologia Clil – interamente in lingua straniera – a partire dal terzo anno, la valorizzazione delle attività laboratoriali e l’utilizzo di tecnologie didattiche innovative. Le proposte inviate al ministero verranno giudicate da una commissione di esperti mentre un comitato scientifico regionale, costituito presso ogni ufficio scolastico regionale, dovrà monitorare, anno dopo anno, lo svolgimento del corso quadriennale. Spetterà, infine, a un comitato scientifico nazionale, insediato al Miur, decidere se andare avanti con il progetto e proporre una modifica agli ordinamenti scolastici.

 

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