Milleproroghe: elezioni Odg rinviate di 6 mesi

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni, ha approvato un decreto legge recante disposizioni urgenti in materia di proroga di termini previsti da disposizioni legislative, il cosiddetto decreto ‘Milleproroghe’.

Prorogato al 31 dicembre 2017 il termine a decorrere dal quale è obbligatorio assicurare la tracciabilità delle vendite e delle rese della stampa quotidiana e periodica. Il credito d’imposta previsto per sostenere l’adeguamento tecnologico degli operatori della rete, distributori ed edicolanti è conseguentemente riconosciuto per gli interventi di adeguamento tecnologico sostenuti sino al 31 dicembre 2017. Prorogato al 30 giugno 2017, inoltre, il mandato del Consiglio nazionale e dei Consigli regionali dell’Ordine dei giornalisti. Nell’articolo 3 del decreto milleproroghe, il Governo ha disposto che gli attuali organismi restino in carica per altri sei mesi, il tempo necessario per mettere a punto i decreti attuativi della legge di riforma dell’editoria, nell’ambito dei quali saranno, appunto, definiti anche i criteri per l’elezione del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti che potrà avere al massimo 60 consiglieri, dei quali 40 giornalisti professionisti e 20 pubblicisti.

Risulta, pertanto, nulla la convocazione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti convocate dal presidente Enzo Iacopino per i prossimi 22 e 29 gennaio e 5 febbraio (per l’eventuale turno di ballottaggio). I sei mesi di rinvio sono dettati dall’esigenza di attendere dal Governo l’emanazione dei decreti attuativi della legge sull’editoria che prevede, appunto, la ridefinizione delle modalità di elezione del Cnog.

L’annuncio del presidente del Consiglio Gentiloni di un’ulteriore proroga della consiliatura dell’Ordine dei giornalisti viene accolta con favore dalla maggioranza dei presidenti regionali dell’Ordine perché dimostra la volontà di portare a compimento il processo riformatore dell’Ordine intrapreso dal Parlamento. Alla riforma prevista dal provvedimento di legge sull’editoria mancano, infatti, alcuni decreti attuativi relativi alla delega conferita al governo”.

Siamo soddisfatti, afferma la maggioranza dei presidenti degli ordini regionali, perché questo è il segno della volontà di giungere in tempi brevi al completamento delle norme riguardanti la vita del Consiglio dell’Ordine. L’ulteriore proroga con i relativi decreti consentirà infatti la restituzione ai colleghi giornalisti di uno strumento ordinistico al passo con i tempi ed adeguato alle sfide che il mondo dell’informazione deve affrontare. La maggioranza dei presidenti degli ordini regionali intervengono anche sulla questione del precariato e sulle altre problematiche che affliggono la professione”.

Continueremo a batterci per la tutela dei precari sfruttati e sottopagati. Come è ovvio che sia,  sottolineano i presidenti regionali dell’Odg,   lo faremo nel segno dell’unità della categoria evitando contrapposizioni strumentali e lacerazioni che invece di aiutare danneggiano i colleghi più deboli. Pensiamo che la riforma dell’accesso sia la riforma più importante da proporre ora con forza al Legislatore per qualificare la professione.

Sulla vicenda interviene anche Michele Anzaldi, giornalista professionista, deputato del Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai. Con la proroga di sei mesi dei componenti del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e dei Consigli regionali, contenuta nel decreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri, il Governo Gentiloni procede con decisione nell’azione di riforma dell’Ordine, tanto attesa da anni: si va avanti, quindi, con il dimezzamento del numero dei consiglieri (da 132 a 60) e con la restituzione dei poteri di rappresentanza a chi la professione giornalistica la esercita veramente, come stabilito nel Ddl Editoria approvato dal parlamento a ottobre.

Anzaldi spiega che la proroga evita che l’Ordine nazionale e gli Ordini regionali procedano già a gennaio con il rinnovo dei propri organi con le vecchie norme: ora dovranno attendere sei mesi, tempo che servirà al varo delle norme attuative della riforma dell’Ordine previste dal Ddl Editoria. Grazie alla Riforma approvata dalla maggioranza di governo con il premier Renzi, cui ora il Governo Gentiloni conferma di voler dare immediatamente seguito, viene rivista la rappresentanza giornalistica nell’Ordine professionale, che oggi risulta pletorica e distante dalle esigenze di chi questo mestiere lo fa tutti i giorni.

L’attuale Consiglio nazionale,  aggiunge Anzaldi,  è composto da 132 giornalisti e 12 consiglieri di disciplina, un numero che necessita di una razionalizzazione, sia per abbatterne radicalmente costi, sia per rendere più efficaci e snelle le decisioni che riguardano la vita professionale di tante donne e tanti uomini. Giornalista è chi lo fa, è questo lo spirito che sottende alla norma. Il nuovo consiglio viene ridotto a 60 componenti, tutti attivi e con una posizione previdenziale aperta con l’Inpgi, e la rappresentanza viene rivista al fine di ripristinare il rapporto originario di 2 a 1 a favore dei professionisti, cioè di quei giornalisti che svolgono la professione in modo esclusivo e che hanno sostenuto un esame di Stato. Grazie all’azione del Governo, l’organismo fondamentale per l’accesso, la formazione e la deontologia dei giornalisti potrà tornare ad acquistare autorevolezza ed efficacia, in modo che i cittadini siano informati di più e meglio.

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