Migranti, in Italia almeno 3 mila apolidi

A quattro anni dal lancio della campagna globale #IBelong dell’UNHCR per porre fine all’apolidia nel mondo, il Tavolo Apolidia – una rete di 9 organizzazioni della società civile impegnate nella protezione degli apolidi e nella tutela dei loro diritti in Italia, coordinata dall’UNHCR Italia – indica tra le 3.000 e le 15.000 persone apolidi o a rischio apolidia in Italia dove ne sono ufficialmente riconosciute 732. Nel 2017, circa 70 paesi hanno dichiarato un totale di 3,9 milioni di persone apolidi, tuttavia secondo le stime dell’Unhcr questa cifra rappresenta solo una parte del totale, mentre il numero reale potrebbe essere fino a tre volte più elevato. Le persone apolidi non riconosciute che vivono in Italia incontrano diversi ostacoli per accedere all’occupazione, all’istruzione, all’alloggio e alla salute. Anche semplici attività che molti danno per scontato, come sostenere un esame di Stato, firmare un contratto di lavoro, affittare un’abitazione, o addirittura aprire un conto in banca o acquistare una SIM a proprio nome, sono precluse alle persone apolidi prive di riconoscimento dello status. Nonostante l’Italia, a differenza di molti altri Paesi europei, si sia dotata di procedure per identificare e riconoscere le persone apolidi, solo un numero limitato di persone riesce a ottenere il riconoscimento, spesso dopo anni di attesa, a causa di ostacoli burocratici, assenza di mezzi economici o per scarsa informazione. Molte delle persone apolidi non riconosciute incontrate dalle organizzazioni del Tavolo Apolidia sono in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

“Già esposte a gravi vulnerabilità in quanto prive di cittadinanza, con l’eliminazione di tale permesso di soggiorno disposta dal DL Immigrazione-Sicurezza queste persone rischiano di essere ulteriormente marginalizzate. Irregolarmente presenti sul territorio, rischieranno di essere esposte al rischio di detenzione ed espulsione, nonostante in molti casi siano nate e cresciute in Italia e non abbiano un paese a cui fare ritorno” si legge in una nota. Il Tavolo Apolidia ha realizzato il sito www.tavoloapolidia.org per fornire uno strumento utile ad aumentare l’attenzione su questo tema, oltre a rendere disponibile una fonte costantemente aggiornata di informazioni, pubblicazioni e risorse utili per la protezione delle persone apolidi e la risoluzione dei casi di apolidia, incluse giurisprudenza rilevante e traduzioni di leggi sulla cittadinanza dei principali Paesi con cui gli apolidi presenti in Italia hanno legami. Nel 2014, in occasione del 60mo anniversario della Convenzione sullo status delle persone apolidi, l’UNHCR ha lanciato la campagna globale #IBelong con l’obiettivo di porre fine all’apolidia entro il 2024. Il Tavolo Apolidia è coordinato da UNHCR Italia e ne fanno parte: A Buon Diritto Onlus; Associazione 21 luglio Onlus; Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione; Avvocato Paolo Farci; Consiglio Italiano per i Rifugiati Onlus; Comunità di S. Egidio; European Roma Rights Centre; Human Rights and Migration Law Clinic dell’International University College di Torino; JUSTROM-Italia, programma pilota del Consiglio d’Europa/Unione Europea per l’Accesso alla Giustizia delle Donne Rom, Sinte e Caminanti; Save the Children Italia.

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