Michele Buongiorno: “Aiutateci a trovare la salma di papà”

L’8 settembre del 2009, se ne andava uno dei più grandi presentatori italiani, il re dei quiz, come tanti amavano definirlo. Alla vigilia del secondo anniversario della morte di Mike Buongiorno, il figlio Michele scrive una lettera a cuore aperto, in cui dice che nonostante la garnde solidarieà ricevuta dagli italiani, su questa storia sembra che sia calato il silenzio. La salma di Mike, morto a Montecarlo l’8 settembre 2009, fu infatti trafugata nel piccolo cimitero di Dagnente, una frazione di Arona (Novara), il 25 gennaio 2011, sedici mesi dopo la scomparsa del presentatore. Il ragazzo chiede dunque alle istituzioni di non abbandonare le ricerche perché  suo padre per primo ha insegnato loro che “è giusto e bene poter andare a trovare i propri cari e portare loro un fiore sulla tomba”.

La lettera è stata pubblicata oggi sul Corriere della Sera. Eccone uno stralcio, in cui Michele, con grande dignità, parla del dolore che il tempo non allevia, e chiede giustizia, perché è è inaccettabile non poter neppure piangere sulla tomba di un padre:

 

“Viviamo questa seconda ricorrenza non solo con ancora più dolore della prima, ma con in più un forte senso di «spaesamento» verso un gesto che non si è ancora chiarito e che facciamo fatica a pensare di dover un giorno spiegare ai nostri figli o nipoti. Desideriamo chiedere alle istituzioni, alle forze dell’ordine e a chiunque sappia qualcosa di non abbandonarci e che venga fatto ancora tutto il possibile perché sia risolta questa situazione per ciò che è giusto. Al di là di ragionamenti su chi soffre e chi tanto non può più soffrire, su chi ha commesso un atto vile e vergognoso e su come e quanto va punito, sul non concedersi mai a sentimenti di vendetta, nonostante il conforto degli italiani che incontriamo per la strada che ci abbracciano si commuovono e ci chiedono se ci sono novità, e anche oltre a filosofie sull’ anima e sul corpo, crediamo che siano di immenso valore la memoria, le nostre tradizioni e la nostra cultura. E mio padre per primo ci ha insegnato che è giusto e bene poter andare a trovare i propri cari e portare loro un fiore sulla tomba”.

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