Mes, il governo: ‘Senza cornice è inutile parlarne’

Sul Mes  (meccanismo europeo di stabilità) il governo tiene il timone a dritta. Nessun cambio di rotta in attesa che il Parlamento torni a esprimersi.  Lo ha confermato la premier Giorgia Meloni da Bruxelles al termine dell’Euro summit lasciando la sinistra con le armi spuntate. “Io penso che dobbiamo stare alla posizione che la maggioranza ha espresso”. ha detto Meloni sottolineando che senza conoscere la cornice non sia utile porre la questione. “Quando abbiamo chiaro il quadro faremo le valutazioni più pertinenti. Lo dirà il Parlamento, non sta a me deciderlo”. Al pressing dei giornalisti Meloni ha risposto confermando che al vertice europeo non si è parlato di Mes. “Che richiama – ha sottolineato – i vecchi parametri del patto di stabilità”.

Capitolo chiuso? Non per la sinistra. Elly Schlein continua a intonare la vecchia litanìa della credibilità internazionale. Che per mesi le opposizioni hanno cavalcato sperando di mettere in mora l’esecutivo. La

telenovela sul Mes non finirà neppure il 20 novembre. Quel giorno, dopo mesi di battaglie regolamentari, l’opposizione è riuscita a far inserire nell’agenda della Camera il voto di ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (il Fondo salva-Stati), ma Giorgia Meloni vuole un altro rinvio. E lo avrà. Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio ci sta già lavorando: “Un modo per portare a gennaio il voto sul Mes lo troveremo. Si potrà probabilmente rinviare in Commissione il testo di ratifica. Vediamo, ancora un po’ di tempo ce l’abbiamo…”.

Per Meloni è un passaggio decisamente delicato. Dopo aver descritto per anni il Mes come uno “stigma”, come una forca allestita all’Unione europea per minacciare la sovranità e l’autonomia dei singoli Stati ( “fin quando sarò io il capo del governo il Mes non verrà mai approvato”, garantiva la leader di FdI nell’estate del 2022 in piena campagna elettorale), approvarlo per la premier significherebbe ingoiare un rospo brutto e indigesto. Vorrebbe dire smentire l’ennesima promessa elettorale, dopo lo stop ai migranti, il taglio delle tasse, etc. E rappresenterebbe un plateale inchino ai nemici di sempre: l’establishment e i tecnocrati europei. Quelli che, a giudizio di Meloni, tramerebbero contro il governo.

Ma c’è di più. C’è che il voto di ratifica della riforma del Mes – che prima o poi dovrà arrivare visto che l’Italia è l’unico Paese europeo a non avere dato il via libera al Fondo che garantirebbe fino a 704 miliardi di euro per fronteggiare le crisi bancarie – è uno snodo cruciale per la maggioranza in vista delle elezioni europee del prossimo giugno. La Lega, al pari di FdI, si è sempre detta contraria. A differenza di Meloni, Matteo Salvini non deve però fare i conti con le cancellerie europee e con Bruxelles. Così il capo leghista potrebbe cogliere l’occasione per smarcarsi votando “no” in nome della “coerenza”. Un bruttissimo colpo per la premier su un tema decisamente sensibile alla vigilia del voto europeo. E una gravissima ferita per il governo e la maggioranza: la ratifica rischierebbe di passare con i voti di FdI, Forza Italia e di parte delle opposizioni (i 5Stelle sono contrari). Roba da crisi di governo ai tempi della Prima Repubblica. Forse anche per questo Salvini per ora tiene le carte coperte: “Come voterà la Lega sul Mes lo vedrete se e quando voteremo…”.

Meloni sceglie una tattica attendista per evitare di far precipitare il centrodestra nel pericoloso psicodramma proprio nel momento in cui tenta il rilancio sfornando la riforma costituzionale: il premier eletto dal popolo. Perciò la premier vuole il rinvio a gennaio del voto della Camera. E per prendere tempo cerca di legare il “sì” al Mes alla trattativa per il nuovo Patto di stabilità che dovrà entrare in vigore il prossimo anno. L’obiettivo: strappare più flessibilità sui conti e ottenere lo scomputo dal calcolo del deficit delle spese per la difesa (anche in forza degli aiuti militari all’Ucraina) e per il Pnrr. L’ormai famosa “strategia a pacchetto” coniata da Giuseppe Conte quando sedeva a palazzo Chigi e quando, al pari di Meloni, cercava un modo per giustificare di fronte ai propri elettori il via libera al tanto odiato e osteggiato Mes.

“Trovo incredibile che questo governo non abbia ancora ratificato il Mes. Stanno aspettando soltanto l’Italia, è un fatto di credibilità internazionale”, ha detto la segretaria dem ospite dell’assemblea di Azione. “Chiedo al governo di abbandonare la sua demagogia da quattro soldi che ha impedito fino a qui la ratifica e seriamente pensi alla credibilità del Paese”. Parole smentite dai fatti visto che i vertici Ue in queste ore hanno ben altri dossier a cui pensare.

Anche i cittadini non mostrano particolare interesse né fretta sull’argomento. Quei pochi che sanno di che cosa si tratta dicono no alla ratifica del Mes. Da un recente sondaggio è emerso che il 33,5% degli italiani non sa di che cosa si stia parlando e come potrebbe essere utile al nostro Paese. Ma in termini numerici, solo il 38,9% dell’intero campione si dichiara favorevole alla sua ratifica.

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