Merkel e Draghi sulla flessibilità

Uno degli argomenti più importanti in questi ultimi mesi è quello della flessibilità nei conti pubblici in cambio di riforme. Questo è anche il nodo politico sul quale si sarebbero scontrati la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente della Bce Mario Draghi . Draghi ha difeso la sua posizione spiegando che la Bce, dopo aver tagliato i tassi d’interesse ai minimi storici e iniettato denaro nell’economia per sostenere la ripresa, ritiene che misure di stimolo in un quadro di riforme strutturali possano essere un modo per dare forza alla crescita: “La flessibilità esistente all’interno delle regole dovrebbe essere usata per meglio indirizzare la ripresa debole e per fare spazio ai costi per le necessarie riforme strutturali indispensabili per dare nuove opportunità di lavoro e quindi ridurre la disoccupazione”. Al di la della conversazione  è comunque evidente che la partita della flessibilità continua ad essere politicamente delicata, cosa   confermata dal fatto che in questi giorni si parla insistentemente della possibilità, già paventata in altre occasioni, di ridurre dallo 0,50 allo 0,25% del Pil, con la correzione annuale del deficit strutturale per  allungare i tempi di aggiustamento del deficit per quei paesi che si impegnano nelle riforme strutturali. In ultimo possiamo dire che queste sono delle ipotesi che si adattano perfettamente alle richieste del Governo italiano, la cui approvazione non arriverà attraverso dei colloqui telefonici ma sarà un onere riservato ai prossimi incontri dei leader europei.

Fabio Damora

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