Merkel alla guida dell’Ue. Inizia il semestre di presidenza tedesca

L’Europa cambia guida con l’inizio del semestre di presidenza tedesca che porta Angela Merkel ai vertici dell’Ue. Si tratta con ogni probabilità dell’ultima grande sfida della Cancelliera tedesca prima del suo passo indietro sulla scena politica.

Quella che raccoglie la Merkel è un’Ue in piena crisi coronavirus. La presidenza tedesca inizia sulle macerie della pandemia e deve riuscire a tracciare la via per la ripresa. Sfida tutt’altro che semplice e dall’esito tutt’altro che scontato. L’Unione europea può uscire dalla crisi più forte o più compatta di prima o può avviarsi sulla via del tracollo.

La prima prova è ovviamente quella del Recovery fund. Ursula von der Leyen spera in un’approvazione in tempi rapidi, possibilmente già in occasione del vertice europeo di metà luglio. E su questo la Germania è allineata. Ma bisogna vincere le resistenze dei Paesi del Nord.

La buona notizia per l’Italia è che, a differenza di quanto avvenuto in passato, la Merkel questa volta ha accettato la sfida del futuro. Ha abbandonato la prudenza e la fama di conservatrice e ha abbracciato il Next Generation Eu proposto dalla Commissione europea.

Per l’Italia inizia una stagione senza certezze. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sentito telefonicamente la Cancelliera alla vigilia dell’inizio della presidenza tedesca per fare il punto sul Mes, sul Recovery fund e sulla visione a lungo termine della Germania. L’incognita è legata alla libertà della Merkel, che arrivata ormai alla fine della sua carriera al potere potrebbe scrollarsi di dosso una buona dose di prudenza politica.

Il  presidente di turno  può influenzare l’agenda dei lavori nei prossimi sei mesi perché pianificherà e presiederà tutte le riunioni dei ministri dei 27 governi europei quando si riuniranno nel Consiglio. Non solo ha il diritto anche di riunire i leader europei in summit strategici in Germania o a Bruxelles se lo ritiene necessario. A volte basta un incontro per risolvere un dossier o mandare un efficace messaggio politico.

I 27 leader degli Stati membri si vedranno fisicamente al prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 luglio. Ma non è questo il punto.

Angela Merkel ha dalla sua il prestigio del Paese in carica, l’esperienza del leader, la sua capacità di negoziare, mediare e imporre l’agenda. Può  far entrare nel dibattito alcuni temi di cui non si parlerebbe mai. Non è un potere da poco.

La Germania è già un Paese influente, non ha bisogno di imporre tematiche particolari. Per questo la presidenza di turno non poteva capitare in un momento migliore. Il piano di 750 miliardi di euro di aiuti della Commissione europea non è stato ancora approvato e le posizioni degli Stati sono molto distanti, il negoziato post Brexit è in uno stallo totale e tutti vorranno salvare il salvabile per evitare di non avere un accordo commerciale chiaro ed equo con Londra. Per non parlare del Green deal europeo e l’agenda digitale che prima o poi dovranno partire in modo serio ed essere implementati dagli Stati.

In sei mesi non si fanno miracoli ma forse l’unica leader con esperienza, contatti e influenza in grado di mettere d’accordo tutti e chiudere molti dossier irrisolti è proprio la cancelliera Merkel. L’ultima volta in cui la Germania ha avuto la presidenza era il 2007 e c’era sempre lei a coordinare i lavori. Questi ultimi sei mesi saranno gli ultimi scampoli di una carriera lunghissima per la cancelliera in carica dal 2005 ininterrottamente. Proprio a dicembre il suo partito, la Cdu, sceglierà il suo nuovo leader e questo potrebbe portare anche a elezioni anticipate. In altre parole Merkel ha l’ultima occasione per lasciare un segno nella sua storia personale e dell’Unione.

 Da vecchia volpona della politica, proprio lunedì ha organizzato un incontro con il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron al castello di Meseberg, nel Brandeburgo a nord di Berlino per far capire ai leader europei due o tre cose.  Dal 2007 il governo tedesco organizza lì alcuni eventi con leader stranieri e nel giugno 2018 Merkel e Macron firmarono la loro prima dichiarazione comune: sei punti per riformare l’Europa.

Non possiamo definire adesso quale sarà il risultato della trattativa, ma occorre che il fondo di rilancio sia sostanzioso: ci sono resistenze da superare, il risultato non è in tasca, ma sono stati tutti d’accordo che occorre tutti uscire più forti dalla crisi, con un bilancio comune, e che ogni Paese deve anche guardare al proprio interno e fare ciò che deve fare a livello nazionale per rendere l’economia competitiva.

Stati frugali o no, miliardo in più miliardo in meno, sovvenzione in meno, prestito in più,  non si torna indietro dalla struttura fondamentale del Next Generation Eu. Serve un recovery fund per ripartire.

C’è stata una videoconferenza tra il presidente della Repubblica di Corea del Sud, Moon Jae-in, la presidente Ursula von der Leyen e il capo del Consiglio europeo Charles Michel.  Primo, si sono scambiati informazioni importanti sulla gestione della pandemia. La Corea del Sud ha fatto scuola con il metodo con cui è riuscita ad analizzare oltre 20 mila tamponi al giorno. Secondo, hanno parlato del partenariato strategico UE-Repubblica di Corea, che celebra il suo decimo anniversario nel 2020,

Lunedì il Consiglio ha deciso di prorogare di altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2021, le sanzioni economiche nei confronti della Russia. Bruxelles le aveva introdotte nel 2014 perché il presidente Vladimir Putin aveva annesso illegalmente la Crimea e la città di Sebastopoli nella Federazione russa. Quindi per il sesto anno consecutivo l’Unione non solo non organizza più summit con Mosca ma continua a sanzionare economicamente.

Le sanzioni limitano l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’UE da parte di determinate banche e imprese russe, vietano anche l’importazione, l’esportazione di qualsiasi materiale connesso alla difesa o che possa avere scopi militari. Le sanzioni limitano anche l’accesso russo a determinate tecnologie sensibili che possono essere utilizzate nel settore energetico russo, ad esempio per la produzione di petrolio.

Per far togliere subito le sanzioni, la Federazione russa dovrebbe attuare subito gli accordi di Minsk. Un protocollo che impone il cessate il fuoco immediato e lo scambio di prigionieri. Ma Mosca non lo rispetta dal 31 dicembre 2015

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