Menia: E’ da pazzi far cadere il governo Monti

“E’ scontato che il governo di Mario Monti arrivi a fine legislatura, solo un pazzo potrà farlo cadere in questo momento”. Il coordinatore nazionale di Fli, Roberto Menia, assicura che il Terzo Polo non staccherà la spina all’esecutivo dei professori perché “l’Italia, investita da una profonda crisi non solo economica, rischierebbe di finire nel baratro”. L’ex sottosegretario all’ambiente del governo Berlusconi, dimessosi dall’incarico dopo aver lasciato il Pdl per aderire a Futuro e Libertà, ammette con onestà intellettuale che il sistema partito-politico italiano vive un momento di sbandamento e la politica, che non va criminalizzata, deve riconquistare il suo ruolo di guida del Paese. E sull’ipotesi di Fini, candidato a succedere a Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, non si sbilancia. “E’ troppo presto per parlare del nuovo presidente della Repubblica, ora occupiamoci di rimettere in sesto l’Italia”. Fatto sta che l’attuale presidente della Camera e leader di Fli, di cui Menia è coordinatore nazionale, è ad oggi un candidato naturale per succedere a “Re Giorgio”.

Grande Coalizione e governo Monti. E’ stata una mossa responsabile della politica italiana per arginare la crisi che ha investito il paese. “La grande coalizione (Pdl,Pd e Terzo Polo) nasce in uno scenario di emergenza e di evidente crisi economica e politica che ha portato alla nascita di un governo tecnico” spiega Menia. “Oggi molto si discute se ci sia o meno il commissariamento della politica. Ebbene – è il ragionamento del coordinatore nazionale di Fli – noi lo leggiamo come l’unica scelta che poteva fare la politica di fronte ad un Paese che era sull’orlo del precipizio anche per colpa dell’azione di Berlusconi”. “Il Pdl era il partito che aveva stravinto le elezioni aveva la forza per fare le riforme giuste per gli italiani ma li ha traditi su tutto. E’ il personaggio Berlusconi – attacca Menia –  che ci ha portato in questa triste condizione”. E per cercare di rimettere l’Italia sui gusti binari si è dovuto ricorre a Monti. “Il neo presidente del consiglio è una persona universalmente riconosciuta dalle istituzioni europee per la sua capacità e per la sua sobrietà ed è allo stesso tempo capace di rappresentare al meglio l’Italia in questo momento di emergenza”. Ma precisa il deputato quello di Monti “resta comunque un governo politico perché è stata la politica ad aver affidato al professore la guida del paese in questo momento”. Le riforme che si stanno facendo, anche se dolorose, servono per il bene dell’Italia.

Il futuro della politica italiana e Ppe italiano. Legge elettorale.  E quando sarà finita l’emergenza? “La politica dovrà riprendersi il suo ruolo” dice secco Menia, anche perché  “noi in questa fase di emergenza non siamo dei semplici spettatori e lavoriamo quotidianamente”. Guardano al futuro per il coordinatore nazionale di Fli tutto sembra essere possibile. “Il sistema politico fino ad ora conosciuto scomparirà e le coalizioni si scomporranno e si ricomporranno in un altro modo. E non escludo – sottolinea Menia – la nascita di una grande coalizione, un governo di unità o responsabilità nazionale che possa guidare il paese nella prossima legislatura”. Si dice convinto che il bipartitismo incarnato da Pd e Pdl scomparirà così come finirà l’asse Lega-Berlusconi. “Il Pdl è fallito non solo perché non è riuscito a sviluppare quei valori su cui era nato ma il progetto è stato incrinato dall’asse Carroccio-Cavaliere”. Fatto sta che la politica, dopo l’esperienza Monti, dovrà riprendersi il suo primato. E sulla nascita di una eventuale sezione italiana partito popolare europeo non ci dovranno essere monopoli e out out di qualche partito o esponente politico. “A Berlusconi non sarà ceduto lo scettro della guida”. “Non dovranno esserci monopoli ma se nascerà questo soggetto politico dovrà essere il frutto di un concorso di volontà e di soggetti”. Per Menia il Terzo Polo potrebbe “essere il motore di questo nuovo soggetto politico che possa unire le anime di quel centro destra vero e fondati su principi sani”. Naturalmente bisognerà cambiare anche la legge elettorale. Ridare la possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti per il deputato di Fli resta un passaggio fondamentale della riforma elettorale. Il porcellum non va bene e, nonostante quel premio di maggioranza, ha dimostrato che comunque ci può essere ingovernabilità.

Costi politica e riforme. “Per dare dignità a quest’ultimo anno di legislatura una serie di temi costituzionali possono essere inseriti nell’agenda politica”. Menia pensa, ad esempio, alla riduzione del numero dei parlamentari, al bicameralismo, al senato delle regioni. “Queste ed altre proposte stavano nei programmi elettorali di tutti i partiti, allora perché non fare queste riforme utili al paese” si chiede il coordinatore nazionale di Fli. Ma ci sono anche i costi della politica da aggiustare. “La politica non è solo costi e bisogna fare chiarezza su questo punto”, precisa Menia. “Bisogna regolarizzare l’intera materia in modo serio senza facili criminalizzazioni e occorre fare un riforma dell’intero sistema dalla Pubblica amministrazione alla magistratura”. Tagliare tutto e tutti ma in modo equo. Per fare uno esempio lo stipendio dei parlamentari è equiparato al procuratore generale presso la corte di cassazione e per i magistrati non vale il divieto di cumulo. Insomma è troppo facile sparare sui politici.

Amnistia. “Personalmente per impostazione culturale vedo nell’amnistia un senso di impunità ma inserita in un quadro organico di riforma del sistema potrebbe anche essere presa in considerazione”. Insomma, è il ragionamento di Mena , se ne può discutere a patto che non si creino storture nel sistema giustizia. Fino ad ora, sottolinea, “abbiamo assistito a provvedimenti fatti a caso e troppo rivolti agli interessi di qualcuno. E così c’è il rischio di portare ad altre storture”.

 

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