Meloni rivincerà alla guida del partito della nazione

Il discorso tenuto giovedì alla Camera da Giorgia Meloni merita una riflessione a freddo. La sintesi dell’intervento é nell’inciso scandito dalla premier con voce ferma: “Il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta. Vogliamo continuare a costruire questa Italia con abnegazione, determinazione e umiltà”. In questa frase c’è il senso dell’intervento, e c’è tutta Giorgia: riconosce la sconfitta referendaria (il “rifiuto”), ma ne fa l’occasione di una ripartenza (la “nuova spinta”). Poi Giorgia sgombra il campo da tutte le ipotesi circolate nei giorni precedenti: rimpasto,crisi,elezioni anticipate. Quindi é venuto il momento più suggestivo, la sfida : “continuerò a governare, non fuggo dalla responsabilità”. Tutto questo fa molto onore a Giorgia Meloni, e ci rende orgogliosi di averla sostenuta nel 2022 quale candidato premier.

Ma veniamo all’oggi: la partita di Giorgia e del centrodestra é la riconferma elettorale, l’esorcismo della maledizione che vuole perdenti al secondo giro tutti i governi della seconda Repubblica. Per vincere, Giorgia ha bisogno di recuperare ed aumentare il consenso. Sappiamo che il consenso lo produce quasi esclusivamente lei: non troviamo giusta la vulgata della donna sola al comando, non è una ricostruzione veritiera rispetto al valore professionale e politico di molti ministri. Ma é inutile girarci intorno: di consenso i ministri ne possono aggiungere poco, specie con la cinghia della spesa nuovamente tirata; la connessione col Paese ce l’ha solo la premier.

Quello di Giorgia Meloni é un buon governo: ha la barra diritta nella realizzazione del programma, ma senza assilli, e coi giusti compromessi rispetto a un’agenda internazionale imprevista e angosciante. Basterà il buon governo a ridarci il consenso? No. La storia è piena di buoni governi bocciati degli elettori, e di pessime compagini portate sugli scudi dal popolo (si pensi ai disastri provocati al bilancio del Paese dai trionfi elettorali dei cinquestelle).

Giorgia rivincerà sulla politica, non sul governo. La politica suscita il consenso e poi costruisce il governo, al contrario un governo non produce automaticamente consenso, né tantomeno una politica. La Dc esprimeva governi buoni e meno buoni, ma il suo consenso non è calato per quattro decenni. La Dc era il perno del sistema. Poi è venuto Berlusconi, che ha retto la scena per quasi tre decenni: ha governato ed è stato all’opposizione, ma Forza Italia é rimasta a lungo perno del nuovo sistema. Salvini non è riuscito a divenire perno del sistema successivo, Giorgia fin qui sì.

Ma va perfezionato il disegno politico sotteso alla scommessa di Fratelli d’Italia: il nome stesso del partito evoca la nazione, la sua unità. È il partito della nazione, prima rappresentato dalla Dc, poi vagheggiato da Berlusconi col Pdl, per un attimo impersonato da Renzi col Pd al quaranta per cento.

Giorgia Meloni deve rilanciare questo progetto, la vittoria del 2027 passa solo di qui. In una temperie complessa come l’attuale, bisogna ricomporre le culture nazionali in un luogo politico, in un sogno, in un destino comune, in una militanza. Giorgia fa bene a dirsi fedele alla sua storia politica, e soprattutto a ricordare di averne una. Ma la vittoria del 2027 passa per una storia nuova, che lei può rappresentare includendo tante storie molto diverse, e questo modello può essere uno spartito originale a cui potranno guardare anche altri Paesi.

Hic Rodi, hic saltus,lo dice anche il pallottoliere: al centrodestra mancano cinque, sei punti per ribaltare la cifra del risultato referendario. Serve uno sfondamento al centro, se non a sinistra. E fatico a pensare che possano sfondare i partiti alleati ,segnati da criticità persistenti (penso al dopo Vannacci nel condominio della Lega, e alle complesse dinamiche in atto in Forza Italia).

Né si può immaginare una nostra rincorsa a destra su Vannacci, che spingerebbe la corsa oltre l’inosabile. È il centro il terreno del recupero, e la sfida tocca a Giorgia e a FdI. Le elezioni si vincono se “Fratelli d’Italia” si tiene largamente sopra il trenta per cento, possibilmente vicino al quaranta. Bisogna crederci. Lo so che fa ridere che a dirlo sia il presidente di un partito che presenta liste con una cifra elettorale modesta, ne sono così consapevole che all’assemblea nazionale della Dc ho tracciato un percorso nuovo, aperto ai cento fiori di identità democristiana, ma nella chiarezza di una scelta a sostegno di un bis di Meloni, nell’interesse non tanto di Giorgia quanto di un sistema paese che invoca una rassicurante stabilità.

Nel suo intervento, Daniele Capezzone ricostruisce quanto accaduto durante la festa della Polizia in Piazza del Popolo a Roma, soffermandosi sul clima politico percepito tra i leader dell’opposizione.

Secondo il giornalista, figure come Elly Schlein, Angelo Bonelli e Giuseppe Conte si sarebbero presentate con un atteggiamento fiducioso, quasi proiettato verso una futura guida del Paese.

La situazione, però, avrebbe subito un cambio di tono durante gli interventi istituzionali.

Dopo il discorso del capo della Polizia Vittorio Pisani, è intervenuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, inizialmente con un tono formale, poi con un passaggio più incisivo sui risultati del governo.

I dati su sicurezza e immigrazione, le critiche alla sinistra
Nel suo intervento, Matteo Piantedosi ha evidenziato alcuni dati, tra cui la riduzione degli sbarchi, indicata attorno al 37%, e ha rivendicato il ruolo dell’Italia nelle politiche europee sui rimpatri.

Ha inoltre annunciato nuove misure sugli allontanamenti degli immigrati irregolari, mantenendo un profilo istituzionale ma inserendo critiche alle posizioni dell’opposizione su temi come il decreto sicurezza e il fermo preventivo.

Secondo Capezzone, questi passaggi avrebbero inciso sull’atteggiamento degli esponenti presenti, contribuendo a ridimensionare il clima di fiducia iniziale.

Economia e prospettive politiche, l’analisi di Capezzone
L’analisi si estende anche alla situazione economica, con riferimento a studi e report che evidenzierebbero una crescita dei salari superiore all’inflazione negli ultimi anni.

Secondo Capezzone, questi dati metterebbero in discussione la narrazione critica dell’opposizione, pur riconoscendo che restano questioni aperte, in particolare sul sostegno al ceto medio e sulla necessità di interventi fiscali.

Nel suo ragionamento, il giornalista sottolinea come il governo debba proseguire con politiche economiche e sociali più incisive, mantenendo al tempo stesso l’equilibrio di bilancio.

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