Meloni e Corte dei Conti: scontro frontale con la Commissione europea

Il 2 giugno, festa della Repubblica,  la premier, che non è sovranista,  nel giro di 24 ore, con un emendamento dell’esecutivo al Decreto sulla Pubblica amministrazione, approvato nelle commissioni Affari costituzionali e Lavoro, approvato dalla Camera, e poi  inviato alla Corte dei Conti, in materia di Pnrr, che  limita il controllo preventivo della stessa Corte dei Cont. L’emendamento ha scatenato numerose polemiche sulla volontà del governo di restringere l’operatività dei magistrati contabili. Tuttavia, secondo Sabino Cassese, presidente emerito della Consulta, massimo organo di controllo Costituzionale, ‘ci sono aspetti di merito sui controlli e di metodo sul modo in cui si è svolta questa vicenda che danno completamente ragione al governo’.

Inoltre, ha aggiunto l’ex presidente della Consulta, ‘bisognerebbe che le grandi corporazioni dello Stato ripensassero al modo in cui agiscono nei confronti dello Stato di cui sono i rappresentanti’. Per Cassese, ‘i controlli preventivi e concomitanti nel nostro Paese sono l’esercizio di un potere con i controlli a tappeto e non a campione non si controlla sul serio e in profondità’.

Una posizione espressa anche da forze politiche al di fuori della maggioranza, a cominciare dal leader di Azione, Carlo Calenda:  ‘La posizione che ieri ho preso sulla Corte dei Conti, e che ha generato mille accuse di ‘collateralismo’ con il governo, viene oggi, molto più autorevolmente, sostenuta anche da Cassese. Ribadisco che non rinunceremo ad essere obiettivi’. Così su Twitter il leader di Azione, Carlo Calenda, dopo le parole di Sabino Cassese, per il quale il governo ‘ha fatto benissimo’ nel limitare ‘il controllo preventivo della Corte dei Conti. I magistrati non possono parlare come i sindacati’.

Cassese ha  fatto notare che ‘nella nota diffusa alle agenzie dall’associazione dei magistrati della Corte dei Conti si legge che ‘la Corte dei Conti chiede un tavolo di confronto con il governo sull’adozione di una legge’. Tavolo di confronto è l’espressione che adoperano normalmente i sindacati nei confronti dello Stato. La può utilizzare quello che è uno dei più grandi corpi dello Stato? Se si accetta questo tipo di terminologia non si finisce per riconoscere che lo Stato è diventato una specie aggregazione di corporazioni, di interessi e che quindi ha perduto ogni capacità di decisione’. Qualche giorno fa, annota il nostro direttore, dr. Andrea Viscardi, mentre la Premier riceveva i vertici della Corte dei conti, la sua maggioranza approvava l’emendamento che impedisce alla magistratura contabile il controllo sull’attuazione del PNRR. Una sorta di vendetta, annota Viscardi,  del Ministro Fitto per i rapporti sui ritardi del piano, appena pubblicato e oggetto di forte critica da parte del Ministro. ‘Stupisce anche l’atteggiamento nei confronti di Bankitalia e del suo governatore, Ignazio Visco, continua il direttore, nei confronti del quale si sono rivolti gli strali del sottosegretario Fazzolari, per il fatto che la Banca centrale attraverso il suo numero uno, ha espresso dubbi sulle scelte economiche di Palazzo Chigi. Una tendenza, quindi, quella dell’esecutivo, ad andare allo scontro con i poteri super partes e ad occupare tutte le caselle del potere. Una deriva che deturpa l’immagine della Premier e rallenta ogni suo sforzo di rappresentarsi quale leader rassicurante e garante delle prerogative democratiche di maggioranza e opposizione e di tutto il sistema democratico del Paese’. In questi giorni , in un’intervista alla Stampa, Romano Prodi esprime preoccupazione per la deriva autoritaria che sta prendendo la maggioranza di governo. A nostro avviso non esiste nessun pericolo di autoritarismo, soltanto insipienza e inadeguatezza di alcuni membri del Governo a ricoprire il ruolo che a loro è stato assegnato. In quanto al Presidente Prodi, gli ricorderei i governi dell’Ulivo e successivamente quelli di centrosinistra, che sistematicamente hanno colonizzato il sistema politico ed istituzionale del Paese, con la differenza che l’hanno fatto con intelligenza e scaltrezza e diciamo che nessuno se ne è accorto o ha fatto finta di accorgersene. Il Ministro della Difesa, Crosetto ,che nonostante il richiamo del Colle al Governo a non inserire nei decreti-legge questioni estranee alla materia da disciplinare, a tutela della chiarezza della legislazione e dello Stato di diritto, ha ben pensato con un blitz, di inserire in un decreto che parlava di pubblica amministrazione, la riscrittura dell’ordinamento della Difesa, salvo poi ritirarlo per le polemiche suscitate sia tra le opposizioni che tra alcuni settori della maggioranza. Farebbe bene la Premier a cui va tutta l’ammirazione per gli sforzi che sta facendo per tenere insieme una maggioranza litigiosa e chiacchierona, a fare un tagliando al suo esecutivo, facendo fare un passo indietro a qualche Ministro’. La visione che la premier ha già più volte illustrato nei suoi discorsi   è organicista, è un assetto in cui ciascuno deve non solo fare ma anche accettare ‘la propria parte’, non solo le diverse istituzioni ma anche le distinte fasce sociali. Le conflittualità e gli antagonismi devono evaporare, sciogliersi nell’unità di fondo rappresentata dalla ‘Patria’ e dal suo interesse superiore, inevitabilmente interpretato da chi la Patria si trova a governare.

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