Meloni boccia la proposta di Salvini: “A Pasqua messe da remoto”

È polemica sulla proposta di  Matteo Salvini che  ha chiesto di riaprire le chiese a Pasqua. Gli risponde, tra gli altri don Dino Pirri, assistente ecclesiastico di Azione Cattolica, sacerdote che diffonde assiduamente il Vangelo anche via social. Caro Salvini – fa presente via social don Pirri al segretario della Lega – oggi le chiese sono chiuse perché noi preti rispettiamo la legge del nostro Paese. E ancora dice a  Salvini don Pirri «prete felice» per auto definizione: «Obbediamo ai nostri Vescovi e non a te. Non usiamo il nostro popolo ma lo amiamo. Non ci sta a cuore il consenso ma il bene comune».

La proposta di aprire le chiese per la Messa di Pasqua, pur rispettando le norme di sicurezza era stata chiesta  dal leader della Lega in una intervista a Sky Tg24: ‘Sostengo la richieste di coloro che dicono di poter entrare in chiesa, seppur ordinatamente, con le distanze di sicurezza, per la Messa di Pasqua, magari un pò alla volta, in quattro o cinque. C’è un appello promosso da Tempi ai vescovi italiani: rispettando le distanze, in numero limitato, la santa di Pasqua per milioni di italiani può essere un momento di speranza’.

‘No alle messe in Chiesa il giorno di Pasqua’. E’ questo il messaggio inviato da Giorgia Meloni nell’intervista rilasciata ai microfoni di Radio 24. “Abbiamo depositato emendamenti sul tema – ha assicurato la leader di Fratelli d’Italia – vogliamo implementare le messe da remoto, più di questo non possiamo fare. Non condivido la proposta di Salvini. Da una parte dobbiamo riaprire, dall’altra non bisogna vanificare quanto fatto fino ad ora. Capisco che è molto dura, io a casa ho una bambina di tre anni e mezzo“.

Giorgia Meloni è entrata nei dettagli di questo emendamento che Fratelli d’Italia ha depositato nei giorni scorsi: “Chiediamo di consentire l’ingresso nei luoghi di culto con modalità idonee ed evitare assembramenti di persone. Le condizioni per garantire il rispetto di una distanza di sicurezza le deve garantire il sacerdote“. Nessuna apertura, però, il giorno di Pasqua: “Speriamo di ripartire il prima possibile. In questo momento, però, dobbiamo stare attenti a non vanificare tutti gli sforzi fatti che ci sono costati decine di miliardi di euro. E’ dura, soprattutto in questo periodo, ma quello che bisogna fare lo devono dire gli esperti“.

Sarà una Pasqua a ‘porte chiuse’ quindi quella di domenica prossima. Nessuna celebrazione con i fedeli con il Pontefice che si avvicina ad un trittico anomalo. Annullata la consueta messa del Giovedì Santo con la Via Crucis del giorno successivo che sarà effettuata sul sagrato di San Pietro e non al Colosseo, come tradizione vuole. L’emergenza coronavirus ha messo in ginocchio anche la Chiesa che non potrà accogliere le persone in una delle festività più sentita dai cattolici.

Arianna Manzi

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