L'on. Giorgia Meloni in Aula della Camera durante la votazione finale sul decreto legge sul cuneo fiscale, Roma 31 marzo 2020. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Meloni: attenzione alle multe perché nessuno ha capito chi può fare cosa

‘Parte la cosiddetta “Fase 2”, ma nessuno ha capito esattamente chi può fare cosa’, scrive su Fb Giorgia Meloni alla vigilia della “ripartenza”. “Aspettiamo che il governo interpreti se stesso e che delle circolari interpretative scritte da gruppi di esperti spieghino i DPCM scritti da altri gruppi di esperti”.

“Nel frattempo – conclude Meloni –  nessuno può escludere di beccarsi una multa per aver fatto qualcosa che nessuno sa dire se poteva fare oppure no. Ma non ditelo in giro, perché chi critica la confusione del governo è un cattivone irresponsabile. Tutti muti e  incrociate le dita.
Giorgia Meloni non è la sola ad esprimere dubbi sulla fase 2. Lo ha fatto anche il virologo Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università-azienda ospedaliera di Padova, ospite di ‘Mezz’ora in più’ su RaiTre.
“La macchina – ha detto Crisanti – si è messa in moto senza una valutazione del rischio. Questo è il vero problema. C’è stata una apertura a tentoni. Il Piemonte e la Lombardia sono diverse dalla Calabria e dalla Sardegna. Mi preoccupa che il Governo non ha nessun elemento a priori per calcolare il rischio e se il motto è ‘vediamo che succede’ sono preoccupato che non ci siano strumenti per analizzare e abbassare questo rischio”.

In pratica Crisanti avrebbe preferito riaperture mirate sulla base della curva dei contagi nei territori. Cioè lo stesso rilievo fatto a Conte dalla leader di FdI. “Io avrei cercato di capire quanti sono i casi Regione per Regione – ha aggiunto Crisanti – facendo emergere l’iceberg dei casi sommersi, ovvero le persone che non riescono ad avere una diagnosi e che rimangono a casa. Il rischio dipende da come sono distribuiti questi casi sul territorio”.

Analoga considerazione è quella di Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano.”E’ evidente che la situazione è diversa da regione a regione e che è clamorosamente mancato, lo abbiamo detto da tempo, l’intervento sul territorio, con qualche eccezione come il Veneto. L’emergenza non è finita, dobbiamo trovare il modo per gestire la riapertura e la convivenza con questo virus. E per questo sono preoccupato che in regioni dove l’epidemia è stata limitata, ci sia stato meno controllo territoriale dei contagi e dei contatti, che ora avrebbe rappresentato un ulteriore elemento di sicurezza”.

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