Dopo condanna Mediaset, Cav a giudizio per compravendita senatori

Ancora guai per Silvio Berlusconi. All’indomani della sentenza che ha condannato il Cavaliere a 4 anni di carcere  per il  processo Mediaset, per l’ex premier arriva anche il rinvio a giudizio nell’ambito delle indagini che lo vedono coinvolto per la compravendita di senatori. Vicende giudiziarie che suscitano l’ira del Pdl, che ha confermato per il prossimo sabato una manifestazione di solidarietà per il Cavaliere, che si terrà a Brescia.  A scendere in piazza sarà anche Berlusconi.  Lo comunica una nota  del partito, in cui si precisa  inoltre che “la manifestazione si svolgerà sabato 11 maggio a Brescia alle 16 in piazza Duomo, con la partecipazione del presidente del Popolo della libertà”.

Processo Mediaset, Berlusconi condannato a 4 anni. I giudici della seconda Corte d’Appello di Milano hanno confermato la condanna a 4 anni di reclusione, di cui tre coperti da indulto, per Silvio Berlusconi. Il Cavaliere è accusato di frode fiscale nell’ambito del processo sulla compravendita dei diritti tv Mediaset. Confermata anche la  condanna a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, già  decisa in primo grado.

Assolto invece il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e altre due persone. Confermata anche la condanna a tre anni di reclusione per il produttore statunitense Frank Agrama e la  provvisionale di 10 milioni di euro a favore dell’Agenzia delle Entrate che dovrà versare Silvio Berlusconi in solido con le altre tre persone condannate.

L’ex capo del Governo, imputato di frode fiscale per 7,3 milioni di imposta evasa al netto degli anni coperti da prescrizione, dopo la sentenza di primo grado del 26 ottobre 2012, è stato ritenuto colpevole anche dai giudici di Appello. Con lui condannati gli allora manager di Mediaset Daniele Lorenzano (3 anni e 8 mesi) e Gabriella Galetto (1 anno e 2 mesi) e il produttore statunitense, suo “socio occulto”, Frank Agrama (3 anni). In più l’ex presidente del Consiglio si è visto confermare l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici e, tra l’altro, per 3 dagli uffici direttivi delle imprese, una pena accessoria che scatterà casomai la sentenza dovesse diventare definitiva.

Ghedini: “Magistrati prevenuti”. “La forza della prevenzione è andata al di là della forza dei fatti”. Così l’avvocato Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, ha commentato la conferma in appello della condanna a 4 anni per l’ex premier nel processo sui diritti tv Mediaset. “Avevamo la consapevolezza che sarebbe andata così”, ha aggiunto Ghedini.

L’avvocato Ghedini, infatti, ha ricordato ai cronisti che la difesa di Berlusconi aveva chiesto alla Cassazione di trasferire i processi a carico dell’ex premier a Brescia proprio perché, secondo il legale, le toghe milanesi sono prevenute nei confronti del leader del Pdl. Tuttavia, ha proseguito Ghedini, “la Cassazione non ha creduto a queste problematiche che sono reali come è stato dimostrato oggi”. Ghedini, che difende Berlusconi assieme al legale Piero Longo, ha chiarito che i giudici della corte d’appello nel confermare la condanna all’ex premier “non hanno tenuto conto della sentenza della Cassazione” sul proscioglimento per il caso Mediatrade e “non hanno voluto nemmeno aspettare la Corte Costituzionale” che deve ancora decidere sul conflitto di attribuzione sollevato per un ‘no’ a un legittimo impedimento. Ghedini, però, ha detto di confidare nella Cassazione per il caso Mediaset e nella Corte Costituzionale per il conflitto di attribuzioni. “Quella di oggi – ha concluso Ghedini – è una sentenza totalmente al di fuori di ogni logica in qualsiasi altra corte d’appello d’Italia che non sia Milano”.

I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno respinto la richiesta di sospensione del processo Mediaset avanzata dai legali di Silvio Berlusconi, e hanno disposto ”il procedersi oltre”.

I giudici della Corte d’Appello, nel respingere la richiesta avanzata dai legali del Cavaliere di fermare il processo, in attesa della decisione della Consulta sul conflitto di attribuzione, hanno ritenuto “che non si tratta di sospensione necessaria” e che comunque “la pronuncia della Corte Costituzionale non è decisiva”. La Corte in questo modo ha così accolto la tesi del Pg, l’avvocato generale Laura Bertolé Viale, che nell’opporsi all’istanza dei difensori aveva spiegato che se la Consulta “riterrà fondato”, il conflitto annullerà solo alcune parti del processo che verranno poi sanate in sede di giudizio davanti alla Cassazione. Ora è in corso l’arringa della difesa dell’ex manager Gabriella Galetto, uno degli imputati. A chiedere la sospensione del dibattimento e anche dei termini di prescrizione era stato l’avvocato Piero Longo, uno dei due difensori di Silvio Berlusconi. Il legale aveva spiegato che secondo notizie di agenzia, la Corte Costituzionale, che aveva trattato la questione in una udienza pubblica lo scorso 23 aprile, è in “riserva” e che “la decisione sarà depositata entro giugno”. Pertanto il difensore ha chiesto ancora una volta di fermare il processo già bloccato prima per via delle elezioni, poi in attesa della decisione della Cassazione sull’istanza di rimessione avanzata dal cavaliere, respinta l’altro ieri. L’avvocato Longo, nel chiedere lo stop, ha sottolineato che qualora la Consulta dovesse ritenere fondato il conflitto, “il lavoro di questa corte sarebbe inutile”.

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