Matteo Salvini tra sondaggi e Conte bis

Giuseppe Conte è il vero leader della coalizione Pd-M5S con Matteo Salvini che  sta recuperando il terreno perduto e il governo giallorosso continua a non piacere alla maggioranza degli italiani. È questo il quadro fotografato dal sondaggio di Pagnoncelli sul ‘Corriere della Sera’.

 Il sondaggio di Pagnoncelli porta la prima buona notizia per il governo giallorosso che rispetto all’inizio della sua avventura ha fatto registrare un lieve balzo in avanti nell’indice di gradimento. A distanza di una settimana il governo Conte Bis ha visto passare l’indice di gradimento dal 41 al 43%, attestandosi comunque al di sotto della fatidica soglia del 50%, obiettivo minimo da raggiungere.

 Numeri alla mano sembra evidente che la coalizione giallorossa sia trascinata dall’appeal di Giuseppe Conte, che rispetto al mese di agosto ha visto crescere ulteriormente il suo indice di gradimento (dal 52 al 57%). La sua neutralità, vera o presunta che sia, sembra il suo punto di forza. Il presidente del Consiglio è visto dagli italiani come una garanzia per un periodo di stabilità e normalizzazione dopo il terremoto Salvini che ha scosso le fondamenta della politica italiana e internazionale.

 Torna a sorridere anche il leader della Lega Matteo Salvini, che torna al 40% per quanto riguarda l’indice di gradimento. Il divario con il premier resta notevole ma la tendenza torna ad essere positiva per l’ex Ministro che sta riorganizzando con gli alleati del Centrodestra riunito un’opposizione strenua al governo.

Matteo Salvini ha probabilmente ragione quando sostiene che il Contebis è stato voluto anche da Macron e dalla Merkel e la non trascurabile decisione di fare cadere le teste dei più duri consiglieri sovranisti, tanto amici di Salvini e di Marine Le Pen. E fa della facile ironia parlando di coerenza politica rispetto all’improvviso cambio di alleanze e rispetto allo sfoggio di amicizia fra Di Maio e il suo omologo Le Drian. Ma Salvini non ha capito che la diplomazia, la politica estera, gli interessi strategici, commerciali e militari si misurano nel tempo e in un quadro di alleanze e non con il metro dell’opinione pubblica interna, solleticando pregiudizi e luoghi comuni come al bar.

 Semplicemente, non ha capito che – al di là di divergenze che tutt’ora esistono e che probabilmente apriranno altri contenziosi Francia e Italia hanno il comune interesse a rivedere il patto di stabilità, a convincere la Germania a una politica degli investimenti pubblici più espansiva, a rivedere il trattato di Dublino sull’immigrazione, a rilanciare un modello europeo di giustizia sociale e riformista dopo lo scampato pericolo delle elezioni europee che hanno visto la sconfitta dei populisti. Se è vero che in questo momento l’economia francese gode di buona salute, è anche vero che il debito dello Stato continua a crescere e anche Parigi ha urgenza di rivedere il Patto di Stabilità. Il vantaggio della Francia, su cui non si riflette mai abbastanza, è la stabilità politica, sorretta dal sistema istituzionale che vede nell’Eliseo il centro delle decisioni.

È ovvio che un’Italia isolata, ridotta a paria politico e a problema finanziario europeo, danneggia pesantemente gli italiani e non serve agli europei. Così come è altrettanto ovvio che i sorrisi e le strette di mano di Macron non rappresentano un‘ improvvisa e benevola conversione dei francesi, ma corrispondono anche all’interesse di Parigi. L’Europa di oggi vede in primo luogo la quasi certa e rovinosa uscita della Gran Bretagna, il declino politico di Angela Merkel, in contemporanea con la recessione dell’economia tedesca e, fino a ieri, l’isolamento populista e l’indebolimento economico dell’Italia.

Macron ha abilmente approfittato di un vacuum, assumendo con successo il ruolo di playmaker nelle nomine al vertice dell’Unione dopo le elezioni, ricucendo un rapporto con gli Stati Uniti,   e costruendo un ruolo guida della Francia -, dopo Brexit, unico Paese al Consiglio di Sicurezza, unica potenza nucleare europea – in Europa.

Macron ha riaperto il dossier iraniano e ha platealmente rilanciato il rapporto con la Russia di Putin, in buona sostanza chiudendo gli occhi sulle questioni di democrazia interna. L’Italia – altra cosa che Salvini non ha capito – può continuare ad avere ottime relazioni, anche economiche, con Mosca, senza tuttavia dare adito a oscure operazioni, peraltro maldestre e subito scoperte. Ma forse, nel rapporto di Macron con Conte, c’è anche altro. La metamorfosi politica del M5S si sovrappone a una dimensione sociologica del grillismo non molto lontana dalla genesi e dalla crescita di En Marche, il movimento che a portato Macron all’Eliseo, sbocciato sulla crisi dei partiti, sul crollo degli steccati a destra e a sinistra, sulla formazione del consenso online, sulla valorizzazione dei giovani e dei neofiti. La differenza non da poco è che il M5S si è alleato con la destra xenofoba e sovranista, mentre in Francia il verbo sovranista e antisistema di Marine Le Pen è respinto e condannato. Per Macron è persino un vantaggio, una sorta di riserva di voti, dato che nessuno, in Francia, farà alleanze con Marine Le Pen. Per il M5S l’abbraccio con Salvini è stato mortale: voti dimezzati e identità devastata.

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