Matteo Salvini intervistato da Luciano Fontana sul palco di Atreju 2019

Nell’area “Stella Polare” di Atreju 2019  quando Giorgia Meloni arriva sul palco per presentare ‘il mio amico Matteo’,  la leader di FdI si ritrova sul palco con Matteo Salvini, per l’intervista con Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera.

«Si è sentito un po’ ingenuo?», gli chiede Fontana. «Lascio sette ministeri e mi tengo il mio onore e la mia dignità. Lascio a voi fini analisti – aggiunge all’indirizzo dell’intervistatore – le «L’alleanza era già pronta?», chiede Fontana. La prima risposa la dà la platea. «Sìììììì», urla il pubblico, mentre Salvini racconta che è dalla terza elementare, da quando un suo compagno di scuola gli svelò che Babbo Natale non esiste, che non crede più alle coincidenze. «È chiaro anche ai pali della luce, lo abbiamo visto con il voto a Bruxelles quando i Cinquestelle sono stati fondamentali per far partire la nuova commissione Ue, studiata a tavolino tra Parigi e Berlino. Mi sono detto: “Questi si sono venduti”». E a coprirgli le spalle c’erano «i grandi giornali e i grandi finanzieri», che «volevano la Lega via dalle palle e che il Pd tornasse al governo». «Un voltagabbana come Conte non l’ho mai conosciuto», aggiunge Salvini, dicendo che persone come Donatella Conzatti, passata da Forza Italia a Renzi, «mi fanno schifo». Ma in Italia, «chi tradisce non viene mai premiato» e alle regionali «alla faccia degli inciuci di palazzo, voterà la metà degli italiani» e l’alleanza nel centrodestra «c’è». Salvini, dunque, aspetta il voto, che – scommette – arriverà prima del previsto anche per le politiche.

 «Mi tengo l’esperienza di questi mesi, i risultati portati a casa e il tentativo di fare una cosa che in Italia per qualcuno è inammissibile: semplicemente far votare gli italiani. Qualcuno per vigliaccheria – prosegue il leader della Lega – ha fatto una scelta diversa, ma possono scappare dal voto qualche mese, non possono scappare dal giudizio degli italiani per sempre». Poi una frecciata al Colle: «Sapevo che avrei corso qualche rischio, ma credevo nella democrazia e credo anche che chi ha condotto queste operazioni avrebbe fatto meglio a sciogliere le Camere e a far votare gli italiani. Lo dico con tutto il rispetto che si deve nei confronti delle massime autorità istituzionali».

  «Se avessi un euro scommetterei che non arrivano alla fine», risponde a Fontana che gli chiede se, a suo avviso, questa nuova maggioranza giallo-rossa arriverà a eleggere il presidente della Repubblica. «Il potere e le poltrone sono un collante fortissimo, ma questi non vanno d’accordo su nulla», aggiunge Salvini, usando parole simili a quelle di Meloni, che da giorni va ripetendo che «la qualità della colla» usata dal nuovo esecutivo è straordinaria, ma non basterà a tenerli attaccati al Palazzo. «Questi non sono capaci, litigano su tutto, molti peccano di vanagloria. Mi auguro che il popolo italiano, pacificamente, ma in modo evidente si faccia sentire e vedere. Ora per la sinistra andare in piazza a manifestare pacificamente è reato, forse perché se ci vano loro raccolgono solo pomodori». Quindi l’appello, che, davanti al popolo di Atreju, è anche una promessa a continuare a camminare fianco a fianco per dare all’Italia un governo vero, un governo da “Sfida alle stelle” come richiamato nel titolo della kermesse: «Invito tutti i romani a essere in piazza San Giovanni. Con me e con Giorgia».

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