Matteo Renzi tra Pompei e sciopero Alitalia

“Vedere che dopo tutto il lavoro fatto per salvare il sito e quindi i posti di lavoro a Pompei, un’assemblea sindacale blocca all’improvviso migliaia di turisti sotto il sole o vedere che dopo le nottate insonni per coinvolgere Etihad e evitare il fallimento di Alitalia, gli scioperi dei lavoratori di quell’azienda rovinano le vacanze a migliaia di nostri concittadini, fa male”, scrive Matteo Renzi nella sua e-news. Intendiamoci, nessuno mette in discussione il diritto all’assemblea sindacale o allo sciopero. Sono diritti sacrosanti, ma c’è anche bisogno di buon senso e di ragionevolezza, di responsabilità e di rispetto. In un momento come questo tenere migliaia di turisti venuti da tutto il mondo, sotto il sole per un’assemblea sindacale a sorpresa significa volere il male di Pompei. Significa fare il male di Pompei. Io non ce l’ho con i sindacati. Ma se continua così dovremo difendere i sindacati da se stessi. L’assemblea a Pompei, in quelle modalità, in quelle forme, è semplicemente scandalosa. Continueremo a lavorare per Pompei, nonostante loro.  A chi dice: ‘non ce la farete mai’, voglio che arrivi il mio grazie più sincero perchè ci porta fortuna . Quindi, grazie”, scrive il premier riferendosi all’esecutivo. Sono gli stessi che dicevano: 80 euro? Non ce la farete mai. Legge elettorale? Non ce la farete mai. JobsAct? Non ce la farete mai. Expo? Non ce la farete mai, aggiunge il premier. Alto rappresentante Ue? Non ce la farete mai. Divorzio breve? Non ce la farete mai. Responsabilità civile dei magistrati? Non ce la farete mai. Centomila assunzioni sulla scuola? Non ce la farete mai. Questo ritornello ormai ci fa compagnia. E ci porta fortuna. Quindi, grazie. Sul fronte economico, tra mille problemi, tanti segnali sono positivi, finalmente positivi e la produzione industriale a maggio ha fatto più 3% sul maggio 2014, la cassa integrazione è drasticamente ridotta, Banca d’Italia ha alzato le previsioni del Pil 2016-2017 addirittura oltre le stime del governo, i consumi hanno interrotto un’emorragia pluriennale. E quando è arrivato il momento più duro della crisi greca in molti continuavano a insistere con le preoccupazioni sul contagio. ‘Vedrai, anche l’Italia sarà messa nel mirino’. Abbiamo visto che le cose non sono andate così. L’Italia non è più il problema dell’Europa, come nel recente passato. In tanti dicono che va tutto male. Scommettono sul fallimento. Noi no. Ci proviamo. Ogni giorno. Passo dopo passo. Noi non vogliamo solo tirare fuori l’Italia dalla crisi. Vogliamo riportarla al posto che merita, ovvero, alla guida dell’Europa. Le parole d’ordine sono “riforme e crescita”. Non serve al nostro paese fare demagogia o sollevare polveroni e il sindacato confederale e in particolare la Cisl ha sempre avuto un ruolo responsabile nel Paese, afferma il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, dopo le parole di Renzi. Piuttosto, ‘il Governo rinnovi subito i contratti pubblici scaduti da ben sei anni’. È una delle poche volte in cui sono d’accordo con Renzi, dice, per contro, il leader Uil Carmelo Barbagallo, sottolineando di essersi già scusato, in passato, con turisti e cittadini per i disagi creati da manifestazioni sindacali ma anche che ‘in molte situazioni le scuse dovrebbero arrivare anche da dirigenti e politici’ che non sanno risolvere i problemi dei lavoratori. Parliamo, va da sè, di una vicenda legata ad uno spiacevole accaduto che ha colpito uno dei luoghi maggiormente conosciuti nel mondo, ovvero Pompei. Ma, a conti fatti, il discorso è ben più profondo, e riguarda il governo Renzi. È stata, forse, utilizzata la buona fede dei cittadini che chiedevano un vero cambiamento, salvo poi ritrovarsi il contrario di ciò che era stato promesso. Alla fine abbiamo visto solo il cambio di uomini che guidavano le aziende dello Stato con nuovi manager. La qualità e l’esperienza di questo governo è mediamente scarsa, ad eccezione di alcuni ministri e di qualche altro che avrebbe potuto essere all’altezza. Conta fare un punto vero su cosa questo governo sta facendo perchè i risultati sono molto pochi e le promesse sono eccessive. Ci siamo trovati dentro una specie di format mediatico, di un premier che racconta che le cose vanno bene e andranno ancora meglio, ma la realtà è ben diversa, piena di problemi e di sofferenze. Per guidare il nostro Paese c’è bisogno di chi sia realmente sostenuto dai cittadini. Il 40 per cento di Matteo Renzi si è ridimensionato enormemente e gli italiani richiamati alle urne un mese fa  hanno detto che questo governo gli piace molto poco. Non gli hanno creduto, e questo segnale dovrebbe essere colto dal mondo della politica, a partire dall’esecutivo e dal Pd per fare autocritica, e dagli alleati di governo. Partendo anche dalla riforma del Senato e dall’Italicum, che non faranno scegliere buona parte dei nostri rappresentanti.

Roberto Cristiano

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