Mattarella alla cerimonia del Ventaglio chiude il caso Roggero: «No a leggi ad personam», poi richiama tutti su Val di Susa e migrazioni

Intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla tradizionale cerimonia del Ventaglio ha assunto un valore che va ben oltre il rituale appuntamento estivo con la stampa parlamentare. Il Capo dello Stato ha infatti affrontato alcuni dei temi più controversi del dibattito politico, tracciando una linea di principio che richiama il rispetto delle istituzioni, della legalità e della coesione nazionale. Il primo passaggio ha riguardato il cosiddetto caso Roggero, sul quale nelle ultime settimane si sono moltiplicate le richieste di un intervento legislativo. Mattarella ha escluso con nettezza la prospettiva di norme costruite per risolvere singole vicende giudiziarie, ribadendo che l’ordinamento non può piegarsi a esigenze contingenti né trasformarsi in uno strumento destinato a sanare casi individuali. Un richiamo che riafferma il principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e il rifiuto di qualsiasi intervento che possa essere interpretato come una legge ad personam. Il presidente ha poi rivolto parole altrettanto chiare sulle tensioni registrate in Val di Susa, sottolineando come le violenze debbano essere condannate senza ambiguità e senza distinguo. Un messaggio che assume inevitabilmente anche un significato politico, poiché richiama tutte le forze parlamentari alla responsabilità istituzionale e alla necessità di prendere le distanze da episodi che travalicano il diritto alla protesta. Nel suo intervento non è mancato un riferimento al tema migratorio, affrontato però da una prospettiva più ampia rispetto al confronto politico degli ultimi anni. Rivolgendosi in particolare alla maggioranza e ai partiti di destra, Mattarella ha osservato che il fenomeno delle migrazioni non può essere limitato esclusivamente agli arrivi sulle coste italiane, ma deve comprendere anche un’altra emergenza che riguarda direttamente il Paese: quella dei tanti giovani italiani che ogni anno scelgono di trasferirsi all’estero alla ricerca di opportunità professionali, salari adeguati e condizioni di vita migliori. È un richiamo che sposta il dibattito dal solo controllo delle frontiere alla capacità dell’Italia di trattenere competenze, talenti e nuove generazioni. L’emigrazione giovanile rappresenta infatti una perdita economica, sociale e culturale che rischia di impoverire il Paese quanto e forse più di altri fenomeni demografici. Nel suo complesso, il discorso del Capo dello Stato conferma ancora una volta il ruolo di garante della Costituzione e dell’equilibrio istituzionale. Senza entrare nella contesa politica, Mattarella ha indicato alcuni principi che ritiene irrinunciabili: il rispetto della legge, la condanna della violenza e una lettura dei grandi fenomeni sociali libera da semplificazioni ideologiche. Un messaggio destinato a lasciare il segno nel confronto politico delle prossime settimane.
Andrea Viscardi

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