Massimo Giannini “Se passi 20 anni su una sedia a rotelle è inutile vivere tanto. Come il governo”

Si può criticare il governo Meloni. Si può contestarne l’azione, giudicarla insufficiente, accusarla di immobilismo, persino di fascismo – tanto il ritornello è sempre lo stesso –, o sostenere che la durata di un esecutivo non basti a renderlo efficace. Tutto legittimo. Ma c’è un limite che dovrebbe valere per tutti: non trasformare la disabilità o la vecchiaia in una metafora del fallimento.

Diversamente, Massimo Giannini, ospite da Giovanni Floris a “DiMartedì” su La7, nel tentativo di ridimensionare il dato politico della longevità del governo Meloni, ha scelto parole che meritano più di una riflessione: “La longevità è sicuramente un pregio, ma è condizione non sufficiente per fare un buon governo. È come un essere umano, siamo tutti contenti se un essere umano vive fino a cento, centodieci anni, ma bisogna vedere in che condizioni ci arriva. Se passa gli ultimi venti anni della sua esistenza immobile, su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che sia vissuto così tanto”.

Il problema è tutto qui: “Inutile che sia vissuto così tanto”. Una frase durissima, soprattutto perché costruita attorno all’immagine di una persona non autonoma, “immobile” e “su una sedia a rotelle”. Possibile che per criticare un governo serva evocare la vita di un disabile, di un anziano come esempio di esistenza senza valore? Possibile che la sedia a rotelle diventi il simbolo di ciò che non funziona, di ciò che non produce, di ciò che non serve?

Queste parole rischiano di usare la disabilità come paragone degradante è un’altra cosa. Significa attingere a un immaginario in cui una persona vale solo se è attiva, performante, autosufficiente. Come se una vita segnata dalla fragilità, dalla malattia, dall’età o dalla dipendenza dagli altri fosse una vita “inutile”. E questo non è un dettaglio linguistico: è il cuore della questione.

E allora viene spontaneo chiedersi: cosa sarebbe successo se una frase simile l’avesse pronunciata un politico di destra? O un giornalista non allineato al campo progressista, alla galassia-polveriera del campo largo? Quanto tempo sarebbe passato prima delle accuse di abilismo, insensibilità, disprezzo per gli anziani, mancanza di rispetto verso le persone con disabilità? Probabilmente pochissimo, tra editoriali indignati, appelli alle associazioni e comunicati stampa travestiti da lezione morale. Qui invece il rischio è il silenzio. Perché il bersaglio era la Meloni e quando il bersaglio è quello “giusto”, spesso anche le parole sbagliate sembrano diventare accettabili.

Giannini voleva dire che la durata del governo non basta, che la longevità politica non coincide automaticamente con la qualità dell’azione di governo. Concetto discutibile o condivisibile, ma perfettamente sostenibile senza tirare in mezzo un anziano in sedia a rotelle specialmente se arriva a pochi giorni di distanza dalla morte di Alex Zanardi, un uomo che nonostante la disabilità ha dato lezioni di vita a tutti noi.

Perentorio il commento di Fratelli d’Italia in una nota: “Arrivare a offendere la dignità delle persone con disabilità, tra gli applausi scroscianti del pubblico di La7, vuol dire aver toccato il fondo. Giannini, vergognati e chiedi scusa”. Sulla stessa lunghezza d’onda il deputato meloniano Luca Sbardella: “Abbiamo avuto uomini come Alex Zanardi, esempio di coraggio, dignità e rispetto. Poi ci sono personaggi come Giannini che, accecati dall’odio politico, pur di colpire il governo arrivano perfino a denigrare il mondo della disabilità. Questo non è giornalismo, non è critica politica: è soltanto squallore”.

“Giannini vergognoso: per attaccare il governo insulta i disabili”: non si placano le polemiche dopo l’intervento del giornalista a DiMartedì, con la pagina social di FdI che coglie l’occasione per stigmatizzare le frasi pronunciate in diretta su La7 nel corso del programma condotto da Giovanni Floris.

Per paragonare la presunta inerzia politica del governo Giannini l’ha associata a una forma di disabilità, utilizzandola come sinonimo di “vita inutile”. Come se, nell’ottica di Giannini, personalità come il fisico Stephen Hawking o il campione Alex Zanardi, fossero vissuti inutilmente.

La pagina social di FdI: Giannini chiedi scusa
«Arrivare a offendere la dignità delle persone con disabilità, tra gli applausi scroscianti del pubblico di La7, vuol dire aver toccato il fondo. Giannini, vergognati e chiedi scusa», scrive in un commento la pagina di Fratelli d’Italia.

In un post, il capogruppo dei senatori di Fdi, Lucio Malan, condivide il video con poche durissime parole: “Giannini, il paragone miserevole offende vecchi e disabili. Poi fanno i maestrini del politically correct!”.

Locatelli: Giannini sui disabili dimostra disprezzo e ignoranza
Durissima la nota della ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli: “‘Persone che parlano in questo modo – scrive su Instagram Locatelli – per le quali è naturale e spontaneo dire che una persona con disabilità, o anziana, in carrozzina debba morire prima del tempo dimostrano tutto il loro disprezzo e la loro ignoranza. Calpestano la dignità delle persone – conclude la ministra per la disabilità – le mortificano e sono disposte a tutto pur di parlare di quello che loro reputano importante in quel momento”.

Procaccini: “Siamo alla degradazione della dignità”
«Non è il solito sbocco di odio dei cosiddetti “intellettuali” della sinistra, nel solito salotto, sulla solita rete televisiva», commenta sui social Nicola Procaccini. «Qui – sottolinea l’europarlamentare di FdI – siamo a un livello superiore, siamo alla degradazione della dignità, della vita che secondo questi “intellettuali” non vale la pena di vivere. E ci sono pure gli applausi…».

Sbardella: “Giannini insulta anche uomini come Zanardi”
«Abbiamo avuto uomini come Alex Zanardi, esempio di coraggio, dignità e rispetto – ricorda il deputato di FdI, Luca Sbardella – Poi ci sono personaggi come Giannini che, accecati dall’odio politico, pur di colpire il governo arrivano perfino a denigrare il mondo della disabilità. Questo non è giornalismo, non è critica politica: è soltanto squallore».

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