Massimo D’Alema all’Eurispes: ”Il mondo è in bilico tra cooperazione e ostilità”

Il Presidente Massimo D’Alema all’Eurispes: “Il mondo è in bilico tra cooperazione e ostilità”. Secondo l’ex Premier saranno soprattutto le elezioni Usa ad indicare verso quale delle due tendenze penderà l’ago della bilancia. E ancora: “Sono favorevole all’uso del MES per investire nella Sanità pubblica”.

Qual è la giusta ricetta per il rilancio del Paese? L’Eurispes, attraverso le pagine del suo magazine online, ha pensato di chiedere ai Presidenti del Consiglio della Seconda Repubblica quali, a loro giudizio, siano le vie d’uscita possibili alla crisi economica e sociale generata dalla pandemia.

Il dialogo con l’ex Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, arricchisce il ciclo di interviste a firma di Emilio Albertario.

Il Presidente D’Alema ha sottolineato un concetto espresso nel suo nuovo libro “Grande è la confusione sotto il cielo”, edito da Donzelli, in libreria dal prossimo 21 giugno: “l’unico merito della pandemia è quello di aver stimolato in Occidente, ma non soltanto, il dibattito su come sarà il mondo dopo il Coronavirus”. Secondo D’Alema: “il mondo è in bilico: se è vero che la pandemia ha dimostrato che c’è necessità di una maggiore cooperazione internazionale, tuttavia, è difficile dire se questa sarà la via intrapresa, perché è evidente che ci sono delle fortissime resistenze e delle tendenze diverse. Credo che molto dipenderà da quello che accadrà in Occidente nei prossimi mesi, in particolare a novembre con le elezioni americane”.

E sul futuro dell’Europa afferma: “la pandemia è stata probabilmente l’occasione per imprimere una svolta rispetto alle politiche di austerità che hanno caratterizzato le scelte europee degli ultimi anni. Naturalmente, è una battaglia aperta, perché ancora ci sono delle resistenze” sottolineando poi come Francia e Germania stiano gradualmente cambiando posizione e superando in qualche modo la logica degli aiuti.

Degli oltre 170 miliardi di euro per la ripresa messi a disposizione dell’Italia dall’Europa, l’ex Presidente del Consiglio chiarisce: “Non siamo “sciuponi” per la verità, perché spesso non riusciamo proprio ad utilizzarli i fondi europei” il vero problema è che “per l’uso dei fondi europei è fondamentale la capacità di progettazione, cioè di “programmare” come si diceva una volta, di avere una visione delle priorità. A volte, in questo senso, il nostro Paese è in difficoltà”. Inoltre: “le procedure burocratiche sono un freno. Ci sono anche altri freni, ma questo è un freno grave che rallenta, che ostacola” e anche se sono stati fatti dei tentativi per superare il giogo di un’iperburocratizzazione del sistema “nessun Governo è riuscito ad imprimere una svolta”.

E ancora: “un principio che tentammo di introdurre già a partire dalle “norme Bassanini” molti anni fa, e l’idea di puntare sulla responsabilità; parliamoci chiaro, noi abbiamo delle procedure farraginose a monte, mentre non abbiamo un sistema di controlli. Credo che si dovrebbe scommettere di più sulla correttezza degli operatori, salvo fare dei controlli a campione molto severi ex post, ma evitando un sistema che diventi ostativo”.

Sui problemi della giustizia il Presidente D’Alema si esprime chiaramente: “Mi piacerebbe che l’autogoverno dei magistrati fosse esigente e severo in materia di qualità del servizio giustizia, invece è rarissimo che l’autogoverno dei magistrati intervenga con severità e, come abbiamo visto, la logica meritocratica è spesso inficiata dal peso di consorterie, di correnti, di interessi diversi. Non credo che si debba rifiutare l’autogoverno; bisogna piuttosto correggerlo, nel senso di renderlo effettivamente capace di garantire la qualità del servizio. In definitiva, il problema è considerare la giustizia per quello che è: un servizio ai cittadini, non un’attività autoreferenziale che deve funzionare bene per gli operatori della giustizia”.

Nel corso dell’emergenza Coronavirus, secondo il Presidente D’Alema: “Il Sistema pubblico ha retto meglio del Sistema privato”, e per il futuro auspica che: “si torni ad investire sulla Sanità e, anche per questo, sono favorevole all’utilizzazione del famoso MES, perché si tratta di una disponibilità rilevante di risorse che devono essere destinate al Sistema sanitario”.

E sul rapporto di fiducia tra cittadini e Istituzioni D’Alema ha: “l’impressione che i cittadini forse dovrebbero avere compreso, durante questa emergenza, che il Paese ha bisogno della classe dirigente e che l’antipolitica che ha largamente dominato la sfera pubblica ha prodotto un indebolimento della dimensione statuale che è fondamentale in un paese civile. Da questo punto di vista la mia opinione è che la politica riacquista la fiducia dei cittadini se è in grado di rispondere ai bisogni sociali diffusi. Però, è anche vero che il criterio sostanzialmente casuale di formazione della classe dirigente, il disprezzo verso la politica professionale che ha dominato la cultura del Paese degli ultimi anni ha prodotto dei danni immensi. Quindi, se si vuole ricostruire un rapporto di fiducia tra classe dirigente e cittadini, io credo che il problema vada al di là della politica. C’è un grande problema che riguarda la classe dirigente del Paese, il mondo degli intellettuali, il giornalismo e il mondo dell’impresa; cioè la delegittimazione della politica che è stata perseguita scientificamente in questi anni e che ha prodotto danni per tutti”.
Lintervista integrale è disponibile al seguente link https://www.leurispes.it/il-presidente-massimo-dalema-alleurispes-il-mondo-e-in-bilico-tra-cooperazione-e-ostilita/

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