Mascherine si, mascherine no, prima non servivano ora sono indispensabili

Per settimane ci hanno raccontato che le mascherine non servivano per difendersi dal Coronavirus ora il Governo ne sta acquistando 5 milioni. Un atteggiamento schizofrenico, per usare un eufemismo, che certo non aiuta e contribuisce a rendere ancora più confusa una situazione che, vista la sua unicità, è già nebulosa di suo. Per colpa di questo virus finora sconosciuto si naviga inevitabilmente a vista ma le rassicurazioni delle settimane precedenti, da parte di politici ed esperti, forse meritavano una riflessione maggiore prima di essere date in pasto a stampa e televisioni. “La mascherina? È una stupidaggine enorme, non serve”, aveva dichiarato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri in diretta alla trasmissione di Radio Uno ‘Radio Anch’io’, a fine gennaio, quando il Coronavirus in Italia ancora non veniva percepito come una minaccia concreta alla salute degli italiani.

Anche gli esperti come Walter Ricciardi, docente di Sanità pubblica alla Cattolica di Roma, aveva ribadito che “protezioni del genere non servono a persone sane ma solo a pazienti già malati e agli operatori sanitari a stretto contatto con i contagiati”. Dello stesso avviso Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia arrivava la rassicurazione: “Le mascherine non garantiscono la completa protezione dal nuovo coronavirus”.

Ma i primi di marzo la politica e gli esperti in merito all’utilità delle mascherine hanno cambiato nettamente opinione e “le mascherine servono” è diventata la frase più gettonata. “Mancano le mascherine perché sul mercato bisogna reperirle, ne stiamo acquistando più di 5 milioni; domani 400mila arriveranno e le distribuiremo, la macchina organizzativa si è attivata. Da dopodomani potremo distribuire le mascherine che servono”, ha sottolineato più volte il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli.

Il Governo stesso ha deciso di inserire nella ‘manovra’ anti-Coronavirus, che si vuole varare entro la fine della settimana, in modo da riuscire a sospendere alcune scadenze fiscali imminenti, incentivi per la produzione di mascherine. Per assicurare la produzione e la fornitura di dispositivi medici e di protezione individuale, ai valori di mercato al 31 dicembre 2019, Invitalia verrà autorizzata a erogare finanziamenti mediante contributi a fondo perduto e in conto gestione, nonché finanziamenti agevolati, alle imprese produttrici.

Non è certo l’unico momento in cui la politica e gli addetti ai lavori hanno modificato le proprie opinioni con sterzate repentine, basta leggere le dichiarazioni degli esponenti di partito di pochi giorni fa che scongiuravano la chiusura degli esercizi commerciali, postavano foto di aperitivi in mezzo alla gente per esortare gli italiani a non avere paura e via discorrendo. Atteggiamenti anche comprensibili vista l’unicità della situazione che stiamo vivendo che non ci permette di tenere la barra dritta e di avere ben chiaro come comportarci ma la funzionalità delle mascherine rispetto ad un virus non era certo una novità nella comunità scientifica e non. Non è certo il momento di fare polemiche o di accusare chicchessia, ora più che mai bisogna navigare tutti verso la stessa direzione, sperando che quest’incubo finisca presto, che la nottata passi, ma quando tutto sarà finito qualcuno ci dovrà spiegare. Perché l’errore non è di poca importanza dal punto di vista epidemiologico. Ha favorito molti contatti da positivo asintomatico a persona sana. Per molte settimane si è sostenuto che i soggetti asintomatici non fossero contagiosi ora si ritiene il contrario, andando alla ricerca spasmodica di mascherine. Finita la bufera qualcuno dovrà risponderne.

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