Mario Draghi e il blocco pentastellato

Mario Draghi è andato al Quirinale ad accettare l’incarico a premier dalle mani del Presidente Mattarella. Incarico accettato con riserva, in quanto da oggi partono le consultazioni con le forze politiche. L’ex Governatore della Bce deve verificare se ha una maggioranza o meno. Al momento il pallottoliere alla camera e al senato non fa segnare un chiaro responso positivo. I 5 stelle ad esempio si sono attestati su un sofferto “no” anche se non escludono l’ipotesi di chiedere un voto alla base sulla piattaforma Rousseau. Il centrodestra dal canto suo va in ordine sparso: Forza italia è pronta a dare una mano mentre la Meloni si è tirata fuori. Più complicata la posizione di Salvini: il suo partito è diviso fra chi vuole partecipare a un governo di alto profilo e chi invece suggerisce di seguire la Meloni. Chi sicuramente voterà a favore di Draghi è il Partito Democratico, che vuole portare su questa posizione anche M5s e Leu nell’ottica di non sciupare l’alleanza con le due forze.

Dario Franceschini rivolge un appello ai Cinque Stelle: ‘Io sono fiducioso che la riflessione renda possibile oggi, ciò che oggi appare complesso, come insegna proprio l’esperienza del governo giallorosso. Ricordo che il governo Conte è nato proprio contro l’avventurismo e per riportare l’Italia su una linea europeista. Io oggi dico agli amici dei Cinque stelle: attenti, di fronte a problemi ancora più gravi a non rovesciare le parti; attenti, di fronte a un richiamo come quello di Mattarella e alla disponibilità di una personalità come Draghi a non produrre un esito paradossale: la maggioranza che si spacca e la destra disponibile per senso di responsabilità’.

Fra tutti i partiti sono i 5 stelle quelli rimasti più disorientati dall’incarico conferito a Draghi. Si inseguivano le ipotesi di una proroga del mandato a Roberto Fico, di un altro premier con la stessa maggioranza politica, dello stesso Giuseppe Conte a gestire la trattativa da premier incaricato. La mossa del Quirinale ha fatto piombare nel panico il partito. Dopo quasi tre ore di travaglio e con i telefoni bollenti Vito Crimi ha ufficializzato un no, che ha ribadito davanti all’assemblea dei parlamentari convocata su Zoom: ‘Oggi ci ritroviamo con un governo tecnico. Mettete da parte Draghi, al di là della persona, pensate a un governo tecnico, freddo e calcolatore. Al di là di quello che faremo quando e se dovesse nascere questo governo noi saremo condizionati’.

C’è una parte del governo pentastellato che non considererebbe funesta l’ipotesi di sostenere Draghi. Un esponente dell’esecutivo spiega qual è il problema: ‘Beppe Grillo ha detto a quelli che lo hanno sentito che lui sostiene Conte, non sosterrebbe mai Draghi. Alessandro Di Battista ha iniziato da ieri a bombardarlo. Il punto è che il no è l’unica posizione possibile al momento, altrimenti il Movimento è morto’. Con il no si mette in conto una scissione, si calcolano tra i venti e i trenta parlamentari che potrebbero, come ha fatto  Emilio Carelli, levare le tende e lasciare il partito. Con il sì – spiega un parlamentare molto vicino a Conte – non parliamo di scissione, il Movimento si spaccherebbe a metà, non esisterebbe più.

Il no granitico con le ore si sfarina: ‘Andiamo a vedere cosa ci propone, perché essendo il partito di maggioranza relativa qualcosa dovrà proporci’. Il fronte del no rimane prevalente, ma lo spiraglio rimane. Osserva un parlamentare: ‘Se ci dà garanzie, per esempio, sul reddito di cittadinanza e sul no al Mes una valutazione la dovremmo fare, anche se quel nome a molti dei nostri è indigeribile’. Per dirimere una scelta complicatissima si valuta un passaggio su Rousseau. ‘La base deve esprimersi’, dice un deputato, risponde Crimi: ‘Quella del voto su Rousseau e una ipotesi da non trascurare. Ovviamente dico ipotesi perché dobbiamo aspettare che prima ci sia un contenuto reale da sottoporre, votare su una persona soltanto mi sembra riduttivo’. Nicola Morra, solitamente un purista del Movimento delle origini, è prudente: ‘Posto che un governo di alto profilo del Presidente non è esattamente un governo tecnico, quindi, noi dobbiamo rimanere in attesa della prospettiva che verrà chiarita da Draghi. Io prima di vedere cammello non pago moneta’.

 Qualunque governo per entrare in carica e durare ha bisogno dei voti del Parlamento. La strettoia, per tutti, in questa legislatura, è in Senato, alla Camera è più facile, anche se il peso M5s è notevole.

In Senato i voti sicuri sono 147, la maggioranza assoluta è fissa, invece, a 161. Ecco la forza dei gruppi, a bocce ferme:

Composizione dei gruppi parlamentari alla Camera
Gruppo Consistenza attuale
FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE 91
FRATELLI D’ITALIA 33
ITALIA VIVA 28
LEGA – SALVINI PREMIER 131
LIBERI E UGUALI 12
MOVIMENTO 5 STELLE 191
PARTITO DEMOCRATICO 93
MISTO 50
AZIONE-+EUROPA-RADICALI ITALIANI 4
CENTRO DEMOCRATICO-ITALIANI IN EUROPA 15
MAIE-MOVIMENTO ASSOCIATIVO ITALIANI ALL’ESTERO-PSI 4
MINORANZE LINGUISTICHE 4
NOI CON L’ITALIA-USEI-CAMBIAMO!-ALLEANZA DI CENTRO 11
Deputati non iscritti ad alcuna componente 12
Totale 629

Tutto ciò detto i pro Draghi M5s dovrebbero essere numerosi, almeno tra i 20-30 in Senato per una maggioranza tranquilla.

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