Manovra tra Tria e Cinquestelle

La levata di scudi dei Cinquestelle sul reddito di cittadinanza costi quel che costi e la velata minaccia di crisi agitata da Luigi Di Maio in tv martedì sera hanno avuto il classico effetto della goccia. All’ora di pranzo, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, già da settimane sotto pressione, chiama il capo del governo Giuseppe Conte: ‘Presidente, se il problema sono io, allora vorrei fosse chiaro che sono pronto a fare un passo indietro anche subito’.

‘Con Giovanni Tria non c’e alcuna divisione, quello che stiamo facendo è lavorare tutti insieme per trovare le soluzioni necessarie per portare a casa flax tax, reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero’,  ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio rispondendo alla domanda sulle voci di tensioni legate alla manovra: ‘Smentisco categoricamente che siano state avanzate minacce o ultimatum’, ha detto sul suo rapporto con il ministro Tria.

Non capisco  perché si è voluta creare una polemica tra me, il M5s e Tria, quando il nostro unico pensiero è quello di approvare una legge di bilancio coraggiosa, ma che tenga i conti in ordine. Tutto il governo  ha la volontà di dare pieno sostegno a Tria per ottenere i risultati prefissati.

Intanto fonti del Mef fanno sapere che le indiscrezioni apparse  sulla stampa su possibili dimissioni del ministro Tria sono prive di fondamento. Ieri si sono registrate tensioni nel Movimento 5 Stelle sulla manovra e in particolare sulle risorse da destinare al reddito di cittadinanza.

 In realtà dopo aver inaugurato, con il supporto dal Guatemala di Alessandro Di Battista, una linea più battagliera nel governo, i Cinque stelle parlano a Tria, perché anche Matteo Salvini intenda. La freddezza verso il reddito di cittadinanza dei leghisti viene infatti letta dai 5 stelle come un tentativo di frenare l’avvio dell’assegno (780 euro a cinque milioni di poveri) il prossimo anno, per spuntare le armi M5s nella campagna elettorale per le europee. Anche la Lega rinuncerebbe a far partire subito la flat tax (se non per partite Iva e piccole aziende) ma punta sull’introduzione di quota 100 (a partire dai 62 anni di età) per le pensioni. Ma così nella prima manovra, a ridosso di un voto cruciale, rischia di spiccare il verde-Lega.

 M5s chiede 10 miliardi per far partire centri per l’impiego e pensione di cittadinanza da gennaio, poi da maggio (per le europee si vota il 25) dare il via all’erogazione del reddito: il costo – secondo i calcoli pentastellati – sarebbe di 5-6 miliardi per gli otto mesi del 2019. Il problema non di poco conto è che tenendo, com’è orientato a fare Tria in accordo con l’Ue, il deficit all’1,6%, per le misure M5s-Lega ci sarebbero 10 miliardi in tutto, da ripartire in parti uguali. Fonti leghiste sostengono che nel vertice di maggioranza della prima settimana di settembre così si era deciso. E alla fine il punto di caduta, confermano dal M5s, potrebbe essere in effetti di 5 miliardi per il reddito di cittadinanza. Ma nella trattativa che si è aperta con Mef e Lega in vista della manovra, il Movimento alza la posta.

L’uscita a 5 stelle, però, fa suonare subito un campanello di allarme a via XX Settembre. Tria alza il telefono e chiede conto prima al premier, poi a Di Maio, delle indiscrezioni che filtrano dal Movimento, che suonano come un avvertimento.

Secondo alcune fonti parlamentari, non confermate, il ministro avrebbe fatto presente che se continuano gli strappi potrebbe davvero decidere di lasciare. E fonti del Mef puntualizzano che le indiscrezioni apparse  sulla stampa su possibili dimissioni del ministro Tria sono prive di fondamento. Ieri si sono registrate tensioni nel Movimento 5 Stelle sulla manovra e in particolare sulle risorse da destinare al reddito di cittadinanza.

Di sicuro, come ha fatto presente nel weekend da Cernobbio, il ministro ha dalla sua il suo ruolo acclarato nel placare i mercati: ‘E’ inutile cercare due o tre miliardi nel bilancio dello Stato per finanziare le riforme, se ne perdiamo tre o quattro sui mercati finanziari a causa del rialzo dello spread’.

E Salvini sembra aver sposato, negli ultimi giorni, una linea più prudente. Ma lui, come Di Maio, sono determinati a portare a casa il risultato.

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