Se i Cinque Stelle puntano su una dote da circa 10 miliardi per finanziare il reddito e le pensioni di cittadinanza, la Lega inserisce nel menù della manovra, oltre a quota 100 per l’alleggerimento della riforma Fornero, un consistente pacchetto fiscale da 4,5 miliardi di euro a base di taglio dell’Irpef dell’uno per cento sul primo scaglione di reddito, riduzione dell’Ires al 15 per cento per le imprese che tornano in Italia o assumono e flat tax per partite Iva e professionisti.

 Giovanni Tria, a Vienna per l’Eurogruppo incassa un’apertura di credito da Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, a fronte della conferma dell’impegno al rispetto delle regole europee, a cominciare dalla soglia del 3 per cento.

L’intervento di maggiore impatto potrebbe essere quello sul primo scaglione Irpef. Il passaggio sarebbe dal 23% al 22% e riguarderebbe praticamente tutti i contribuenti. Non solo i redditi da 8mila a 15mila euro che oggi rientrano nella prima fascia, ma tutte le famiglie, tiene a sottolineare il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci. Secondo la Uil, il vantaggio fiscale oscillerebbe tra i 90 e i 150 euro l’anno, salendo di pari passo con il reddito.

Il secondo fronte riguarda le imprese. In questo caso l’obiettivo è il taglio dell’Ires al 15% (dall’attuale 24%) sugli investimenti e per chi riporta la produzione dall’estero in Italia, ma si sta anche valutando di ridurre l’aliquota per ogni nuovo assunto. Infine il capitolo autonomi: l’idea messa a punto dal gruppo leghista, è quella di estendere il forfait al 15% fino a un tetto di 65mila euro di ricavi, facendo salire la tassazione al 20% sulla parte eccedente fino alla soglia 100mila euro.