Manovra, Salvini vuole 12 miliardi in quota Lega. Scontro con Conte e Tria

Dopo Danilo Toninelli nel ministro di Matto Salvini c’è Giovanni Tria. La manovra economica, come prevedibile, inizia a far discutere la maggioranza di governo, già messa duramente alla prova da Autonomia e Tav, tanto per citare i dossier caldi ancora aperti.

 Lo scontro tra Salvini e Tria si gioca tutto sulle idee. Il titolare del Mef ha frenato anche sulla flat tax optando per una manovra prudente. Che non significa vivere nell’austerity, me semplicemente muoversi con i tempi più lunghi del previsto. Quello che stiamo facendo è muoverci in questa direzione, una flat tax che significa semplificazione di aliquote e, quanto più possibile, riduzione della pressione fiscale su questa fascia di redditi, quella dei ceti medi.  Ovviamente  questo dipende anche dalle scelte tra le varie fonti di gettito fiscale perché si può agire più su una cosa o più su un’altra. La riforma fiscale dovrà essere fatta con progressività di attuazione, secondo gli spazi fiscali che si creano, questo implica che parta in modo semplice e possa essere corretta a favore di una minore pressione fiscale progressivamente e facilmente.  I criteri dovrebbero essere quelli di vedere efficienza, impatto sulla crescita e anche una forma di equità fiscale dell’intervento’.

 Lo scenario non piace per niente a Salvini, pronto a dare l’ultimatum al governo (O me o lui, riferendosi ovviamente a Tria). Il leader della Lega è convinto che l’aumento dell’Iva sia impossibile, il ministro dell’Economia e Giuseppe Conte sanno che le cose non stanno proprio così. Da qui il contrasto, naturale conseguenza di un governo che non viaggia allineato e che non parte dagli stessi presupposti. Anzi, a volte si ostacola. Già, perché Di Maio non ha tardato ad approfittare della situazione dando una spallata alla flat tax, definita come un mistero.

 Salvini chiede per i piani della Lega dodici miliardi di euro, dieci necessari a mettere in atto la flat tax e due da investire per i disabili. La distanza tra la domanda (quella di Salvini) e l’offerta (i soldi che vogliono investire Conte e Tria per la prossima manovra) sia ancora decisamente notevole e difficile da colmare. Anche perché si aggiungeranno anche le richieste del Movimento 5 Stelle.

‘Fino a quando penso di riuscire a tenere tranquilli i miei parlamentari della Lega che mi chiedono di andare a elezioni? Fino a quando le cose si fanno e se qualcuno la smette di insultare, attaccare e litigare quotidianamente’, dice Salvini.

Le incognite che gravano sul governo sono ancora molte. Tanto che un dirigente pentastellato ammette: “Non so se sia recuperabile il rapporto con la Lega”. Conte avrebbe chiarito con Di Maio la vicenda dell’uscita dall’Aula dei senatori M5s mercoledì, mentre lui parlava. Ma tra i Cinque stelle montano l’insofferenza e le fibrillazioni dopo il via libera alla Tav: il timore è che il gruppo possa non reggere nel voto al Senato sul decreto sicurezza bis, con una fronda di dissidenti che con il loro No aprirebbero la crisi di governo.

La temperatura è rovente però soprattutto tra Conte e il vicepremier leghista. Conte viene descritto parecchio irritato per essere stato accusato di un tentativo di ribaltone e lo dice: in caso di governo “andrei in Parlamento per trasparenza e non per una nuova maggioranza”, bisogna “volare alto” e non ragionare “con i peggiori schemi della prima Repubblica”. Ma Salvini scrolla le spalle. E contrattacca. “Mi interessano meno di zero” le parole di Conte su Savoini, dichiara nelle ore in cui il Pd formalizza la mozione di sfiducia nei suoi confronti (in questo caso in soccorso dovrebbero comunque venire i voti del centrodestra). E sul sì alla Tav pungola Conte: “Avrà studiato e capito quel che noi sapevamo”.

Il premier riunisce per sei ore a Palazzo Chigi, con Di Maio e Giovanni Tria, le parti sociali in vista della manovra. I lavori “ufficiali” iniziano in questo momento, dice ai sindacati, derubricando il vertice al Viminale. “Il vero vertice è questo”, gongola il M5s. Che depotenzia la flat tax con la proposta di un taglio al cuneo fiscale da 4 miliardi e sbandiera il principio di “progressività” come irrinunciabile: “Ho letto che la Lega vuole fare una flat tax volontaria, mi auguro non ci sia una fregatura”, dichiara Di Maio. Ma la Lega, per tutta risposta, boccia l’idea di Di Maio: “Quattro miliardi sono pochi, serve coraggio”.

E’ quello il prossimo fronte, mentre tanti altri restano ancora aperti. Sull’autonomia la prossima settimana si affronterà la questione fiscale ma intanto, dopo un incontro di Conte con Stefani e Bonisoli, non si sciolgono neanche i nodi sui beni archeologici. La Lega è in pressing anche sulla Gronda. E sarebbe ancora lontana la soluzione del rebus commissario Ue. Resta sul tavolo l’ipotesi rimpasto. Nel faccia a faccia con Di Maio, Salvini lamenta scelte e dichiarazioni del ministro ai Trasporti Danilo Toninelli: i no più pesanti sono venuti da lui. Ma il capo M5s ribatte che anche su scuola, agricoltura e turismo (titolari i leghisti Bussetti e Centinaio) il governo non brilla. Sullo sfondo, resta il rischio di una crisi. Perché è vero che Salvini dopo aver parlato per un’ora con Di Maio dichiara che il governo “va avanti”. Ma in casa Lega, pur raccontando un rapporto personale buono, smorzano l’ottimismo di fonti pentastellate che descrivono i due vicepremier andare avanti “spalla a spalla”. Nella maggioranza si diffonde l’impressione di un asse tra i leader di M5s e Lega che esclude Conte. Ma anche questa immagine i leghisti smentiscono. Il punto, affermano, è che la durata del governo si misurerà sulle cose concrete: non servono faccia a faccia, ma – è la linea – risposte. E serve un premier, chiosa un deputato, che torni al suo ruolo di arbitro, senza protagonismi.

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