Manovra: salvi gli stipendi dei parlamentari

La nuova manovra economica, lascia per ora intatti  gli stipendi dei parlamentari.  Il governo rinuncia infatti alla norma che prevedeva di uniformarli alla media europea e, con un emendamento al decreto che il presidente del Consiglio Mario Monti ha definito ‘salva-Italia’, stabilisce che sarà il Parlamento a occuparsene con iniziative “immediate”. I presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini, assicurano entro gennaio. Nessuno stop invece alla riforma dei vitalizi che oggi incasserà il via libera definitivo degli uffici di presidenza di Camera e Senato.
Dal primo gennaio del 2012, quindi, sarà introdotto il sistema di calcolo contributivo, lo stesso previsto per la generalità dei lavoratori. Tale sistema sarà applicato per intero per i neo eletti e pro rata per chi già siede in Parlamento. Con le nuove norme, decise lo scorso 29 novembre in una riunione tra Fini, Schifani e il ministro del Welfare, Elsa Fornero, deputati e senatori percepiranno la pensione non prima del compimento dei 60 anni per chi sia stato parlamentare per più di una legislatura e al compimento dei 65 anni per chi invece abbia versato i contributi per una sola intera legislatura. “I parlamentari non prenderanno più il vitalizio”, spiega il questore della Camera Antonio Mazzocchi (Pdl), che insiste sulla portata di una “rivoluzione cui la stampa non ha dato abbastanza risalto”: “Chi è stato parlamentare per una sola legislatura andrà in pensione a 65 anni con poco più di 800 euro, chi ne ha fatte due percepirà a 60 anni 1300 euro”. Risultato? “Nessuno più vorrà fare il deputato. Solo il ricco industriale potrà farlo. Perché un funzionario della pubblica amministrazione, ad esempio, dovrebbe rinunciare alla sua carriera?”. E’ per questa ragione che Mazzocchi, spiega, aveva proposto che il sistema contributivo fosse, sì, introdotto per i parlamentari ma “progressivo” come previsto per i dipendenti pubblici.

E sul tema delle pensioni, interviene anche il Quirinale con una nota nella quale si precisa che l’estensione del sistema contributivo varrà anche per i dipendenti del Colle, nonostante siano sottoposti ad un sistema previdenziale autonomo.

Per il taglio agli stipendi dei parlamentari bisognerà invece attendere il lavoro della commissione guidata dal presidente Istat, Enrico Giovannini, incaricato di stabilire un parametro europeo su cui calibrare gli stipendi dei parlamentari e quelli dei dirigenti della Pubblica amministrazione ma “se non avrà concluso i lavori dal primo gennaio e nel più breve tempo possibile – assicura oggi Fini – procederemo autonomamente alla riforma prevista. Serviranno almeno 15 giorni e comunque entro fine gennaio daremo corso alle modifiche dei meccanismi relativi alle indennità”.

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