Manovra approvata con 402 sì. Monti a Berlusconi: “Non mi sento affatto disperato”

La manovra è passata alla camera, con 402 voti favorevoli.  A provocare la brusca riduzione di sì ( la fiducia era infatti passata all’ inizio con 495 approvazioni) un ordine del giorno della Lega, sul quale l’esecutivo aveva dato parere contrario. L’odg è passato con voto quasi unanime dell’aula e prevede detrazioni sull’Imu per famiglie con disabili.

Respinti invece, gli ordini del giorno presentati da Lega e Idv per far pagare l’Imu sugli immobili della Chiesa. Nello stesso tempo l’assemblea ha approvato l’odg bipartisan Pd-Pdl in cui si chiede “di valutare l’opportunità di definire la questione relativa al pagamento dell’Imu sugli immobili parzialmente utilizzati a fini commerciali” da parte “di enti no profit e, tra questi, gli enti ecclesiastici”.

Berlusconi è intervenuto in merito all’ efficacia di tale manovra, ed ai giornalisti che gli chiedevano se tali provvedimenti saranno capaci di sanare la crisi italiana, ha risposto: “è una situazione che non è italiana, è una situazione generale. Ci sono dei problemi a livello europeo: o si risolvono oppure non c’è intervento che tenga”.

Mentre il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice “no a rincorrere manovra su manovra perché si rischia di andare contro un muro. C’è il rischio di un avvitamento tra recessione e austerità”. “Il Pd – ha rimarcato – sarà coerente e fermo” nel sostegno al governo Monti. Si tratta di “una soluzione di emergenza e transitoria. Il nostro orizzonte è l’appuntamento elettorale”.

Nel frattempo in Aula, sono continuate le proteste della Lega. Un nuovo scontro ha visto protagonisti  i deputati della Lega e il capogruppo del Pd Dario Franceschini. Nel suo intervento, Franceschini si è chiesto se i deputati della Lega, che hanno confermato il no alla fiducia, venissero “dalla luna”. ”Invece – ha scandito – siete stati saldamente al governo negli ultimi tre anni e saldamenti incollati alle poltrone romane, e non sembravate guerrieri padani ma solo soldatini ubbidienti”. Immediata la reazione dei deputati del Carroccio : “Scemo, scemo”e poi “venduto, venduto’ hanno gridato in coro, di stadio, all’ onorevole Franceschini, che invece era applaudito dai deputati del centrosinistra.

“Ognuno in questa aula con la propria storia, la propria diversità, le proprie idee, ha la stessa missione: salvare il Paese” ha detto Franceschini spiegando perché la manovra deve essere sostenuta e con convinzione. “Noi diamo la fiducia a questo governo, non un governo tecnico, ma un governo espressione della democrazia parlamentare, di questo Parlamento”, ha precisato il capogruppo del Pd, rivendicando “il lavoro di miglioramento fatto sulla manovra”, che è “indispensabile e urgente per fare uscire l’Italia dalla situazione in cui si trova dopo gli ultimi tre anni”, e anche “l’impegno del Pd per correggerla sin dall’inizio. Lei, presidente, aveva detto equità. Alla fine l’equità c’è stata”.

In Aula Antonio Di Pietro ha bocciato la manovra e il governo, seppure “composto da brave persone di alta professionalità”. “Certo – ha detto il presidente dell’Idv – è decisamente meglio confrontarsi con personalità e professionalità come le vostre, piuttosto che con un premier che in Europa ci faceva ridere dietro o con ex ministri del precedente governo inquisiti per fatti di mafia. Con la fiducia non ci è stata data la possibilità di confrontarci sul merito degli interventi e sul merito noi giudichiamo la manovra iniqua e ingiusta”.

Mettendo il voto di fiducia “ci sentiamo sotto ricatto, come lo siete voi. Un’altra manovra era ed è possibile. Ora – ha aggiunto – ci costringete a darvi la fiducia, ma noi non ve la possiamo dare, perché la manovra non fa gli interessi della collettività. Fa pagare il costo della crisi ai pensionati, alle famiglie e non alle lobby finanziarie” e ”avete colpito i precari”.

“La verità – ha concluso Di Pietro, rivolgendosi al presidente del Consiglio – è che il suo governo è nato tecnico ma si è trasformato subito in governo politico con i suoi compromessi. E, per cercarsi una maggioranza in Parlamento, ha rinunciato ai suoi principi e obiettivi. Noi oggi le neghiamo la fiducia non perché non vi rispettiamo ma perché non condividiamo quel che avete fatto e perché ci dispiace avervi visti così arrendevoli”.

Il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto ha annunciato il sì alla fiducia “per senso di responsabilità, ma occorre assolutamente una seconda fase funzionale alla crescita, perché altrimenti noi rischiamo di trovarci in una situazione in cui le contestazioni, anche forzate, che oggi vengono fatte, rischiano di mordere molto più profondamente nel vivo della società italiana”. Cicchitto ha anche affrontato il tema delle liberalizzazioni, che “non possono concentrarsi nell’eliminazione con metodi stalinisti dei farmacisti, dei tassisti, degli avvocati e degli Ordini professionali, per favorire altri interessi: quelli delle Coop, dei noleggiatori, dei grandi studi legali finanziati dalla Confindustria. Vogliamo liberalizzazioni e privatizzazioni di alto livello e non la mistificazione che è stata tentata in questi giorni”.

Diversamente il deputato del Pdl Alessandra Mussolini parlando in Transatlantico ha reso noto il suo no alla fiducia ”perché questo è un governo di burocrati che copre le banche” e la manovra è ”priva di sviluppo e iniqua”. Anche Giorgio Stracquadanio (Pdl), dopo Alessandra Mussolini, ha reso noto in Aula il suo no alla fiducia e alla manovra.

Giuseppe Moles ha spiegato all’Adnkronos i motivi della sua astensione: “Non riconosco legittimità al governo Monti. Gli ho votato la fiducia iniziale solo perché richiesto dal mio partito e perché il governo tecnico nasceva dal passo indietro di Silvio Berlusconi e per rasserenare il clima politico italiano”. E il deputato del Pdl, Antonio Martino, ha annunciato: ”Non ho votato le precedenti manovre volute da Tremonti, non voterò certo questa”.

In Aula a Montecitorio per la Lega è intervenuta, nelle dichiarazioni di voto, Emanuela Munerato, con indosso una tuta da operaia. ”Rappresenta milioni di lavoratori disgustati da questa manovra” ha detto spiegando di aver indossato la tuta arancione e la cuffietta bianca “fino a due giorni prima di entrare in Parlamento”.

Ha ribadito il sì alla manovra il Terzo polo pur rimarcando la necessità di un passo avanti in materia di liberalizzazioni. “Una questione – ha affermato Bruno Tabacci – che dovrà essere ripresa con forza in maniera organica. Non si possono chiedere sacrifici ai pensionati e strizzare l’occhio alle corporazioni”.

Monti a Berlusconi: ” Non sono disperato”. Ma Monti, perfettamente in linea con il suo ruolo di premier superpartes, ha ringraziato il Parlamento per il “prezioso contributo” al di là delle tante polemiche. E ha poi spiegato che “non devo dire “noi” e “voi” perché siamo tutti accomunati dalla stessa intrapresa”, Ma nonostante ciò, Monti ha mostrato un leggero disappunto, quando replicato alle frasi di Silvio Berlusconi riportate ieri dai giornali: “Non mi sento assolutamente disperato”.

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