Manovra approda in Aula alla Camera ma è bagarre, seduta sospesa

Ore 10, emiciclo di Montecitorio. Il deputato del Pd Emanuele Fiano tuona contro il presidente della Camera Roberto Fico: ‘Non è mai successo che si arrivasse a una terza lettura della legge di bilancio senza che si esaminassero i relativi emendamenti’.

È l’ultimo miglio della manovra ed è un ultimo miglio di proteste contro il governo. È un déjà-vu di quello che è successo pochi giorni fa al Senato. Le opposizioni non ci stanno: la ferita dello stop al voto degli emendamenti in commissione Bilancio, che si è aperta nella notte, è ancora fresca.

E’ bagarre nell’Aula della Camera prima che inizi l’esame della Manovra che ha avuto il via libera della Commissione con l’ok al mandato al relatore. La seduta è stata sospesa, e il presidente Roberto Fico ha convocato al conferenza dei capigruppo.

Capigruppo dalla quale, in seguito, i rappresentanti delle opposizioni se ne sono andati per protesta contro il presidente Roberto Fico che non ha fatto votare la richiesta di sospensione dell’Aula.

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Emanuele Fiano (Pd) e un deputato di Fdi sono stati visti muoversi in modo minaccioso verso i banchi della presidenza, sbattendo sui banchi del governo un fascicolo di emendamenti.

Dopo la richiesta di votare lo stop dell’Aula e tenere una capigruppo sui tempi di esame della Manovra è arrivato in Aula il presidente Roberto Fico, il quale ha iniziato a rispondere alle obiezioni dell’opposizione sul fatto che ieri in commissione Bilancio sia stato votato il mandato al relatore sulla Manovra senza che un solo emendamento al testo venisse esaminato. Ma il Pd ha cominciato a rumoreggiare, reclamando subito il voto sullo stop dei lavori per tenere la capigruppo e contando sul fatto che in Aula non c’erano tantissimi deputati di maggioranza.

Fico prova a parlare, ma viene interrotto continuamente dalle urla di Pd e Fdi e di Renato Brunetta. Ribadisce che quanto fatto dal presidente della commissione Bilancio Borghi risponde ad una prassi consolidata in diversi precedenti, e ricorda di aver già concesso un ampliamento dei tempi per la discussione generale.

Ma non basta: Carlo Fatuzzo di Fi comincia a sventolare una grande bandiera del suo partito dei Pensionati. I commessi la rimuovono e Fatuzzo ne tira fuori una seconda con lo stupore di Fico. Nel frattempo Pd e Fdi urlano in coro ‘Voto, Voto’. E Fico, tra le urla, sospende la seduta e convoca la capigruppo ‘come chiesto dall’opposizione’. Parte labagarre. Prima Enrico Borghi, poi Emanuele Fiano corrono verso la presidenza, quest’ultimo brandendo un fascicolo degli emendamenti, e i commessi lo placcano. Sono urla e parolacce, mentre la seduta si ferma. Con un ritardo di un’ora e mezza rispetto alla tabella di marcia iniziale.

Francesco Paolo Sisto, per Forza Italia, promette ‘opposizione dura’ in aula e nelle piazze. Passano circa trenta minuti e finisce tutto in bagarre.

Nel mirino delle opposizioni finisce Fico, destinatario di una richiesta precisa: sospendere la discussione generale perché ‘la Costituzione è stata calpestata’. Il Partito democratico e Forza Italia non lamentano solamente l’andamento dei lavori in commissione, che nella notte ha consegnato il testo all’aula, ma anche i tempi contingentati dell’esame del provvedimento in aula. Chiedono a Fico di mettere ai voti la richiesta di sospensione.

È un modo per pesare la maggioranza visto che alcuni banchi dei 5 Stelle sono vuoti. Ma il presidente della Camera decide di sospendere la seduta per dieci minuti rimettendo tutto nelle mani della conferenza dei capigruppo come chiesto dalle opposizioni. Fiano, seguito dal collega Enrico Borghi, si dirige verso il banco della presidenza agitando un fascicolo di emendamenti. Momenti di concitazione, urla. Intervengono i commessi. Fogli che volano per aria. Urla. I lavori vengono sospesi.

Si va in capigruppo, ma le opposizioni decidono di lasciare la riunione dopo pochi minuti. I lavori riprendono in aula e il Pd attacca ancora Fico. Questa volta perché non ha dato una risposta alla richiesta di votazione di sospensione dei lavori, decidendo invece di convocare la capigruppo.

Fiano insiste, chiedendo allo stesso tempo scusa per avere colpito con alcuni fogli il sottosegretario all’Economia in quota Lega Massimo Garavaglia.

Il presidente della Camera prova a parare i colpi degli attacchi e si dice sensibile al tema dell’allargamento dei tempi per l’esame della manovra, ma ricorda che mancano pochi giorni al 31 dicembre e il testo non può arrivare al presidente della Repubblica il primo gennaio.

Il clima resta teso. La maggioranza decide di non leggere le relazioni, espediente per restringere i tempi. Di nuovo proteste. ‘Non c’è modo al momento di verificare cosa c’è nelle relazioni di maggioranza dei colleghi perché non sono disponibili né online né cartacee’, tuona ancora Fiano. Fico replica: ‘Li stiamo caricando online’. Il deputato dem Enrico Borghi insiste, il presidente della Camera lo richiama: ‘Deputato Borghi primo richiamo formale. Lei non finisce l’aula oggi’.

L’esponente del Pd sbotta: ‘Cosa fa mi minaccia? Lei non mi minaccia!’. L’ultimo miglio della manovra è all’insegna della bagarre parlamentare.

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