Mafia: vescovo Locri, condiziona anche vita della Chiesa

“L’arroganza” mafiosa “si coglie in ripetuti comportamenti di chi si pone al di sopra della legge. Il mafioso pensa di poter sottoporre tutti alle sue dipendenze. Corrompe toccando vari livelli dell’amministrazione pubblica e trova nella burocrazia un’alleata insuperabile”, e “condiziona molto l’esercizio del ministero sacro”: “la ‘ndrangheta vuol far sentire il proprio potere in campo religioso”. Lo afferma il vescovi di Locri-Gerace, Francesco Oliva, in un’intervista al Corriere della Sera, dopo l’incontro tra il presidente della Repubblica Mattarella con i familiari delle vittime di mafia.

“Manifestazioni come le processioni – denuncia – sono ormai svuotate di contenuti religiosi. Noi vietiamo la raccolta di denaro ma qualcuno pretende che si faccia. Perché deve poi investirlo in vari business che non c’entrano alcunché con le iniziative caritatevoli. + tutto bloccato da vecchie, anacronistiche tradizioni che alimentano il malaffare. E questo è solo un esempio”. Non si riesca a liberare il territorio, spiega, perché “le mafie hanno troppi interessi e ramificazioni. Sono pervasive e toccano ampie fette della società. Al punto da essere difficili da scardinare”. “Lo Stato – è il suo appello – si faccia sentire e tuteli sempre di più coloro che hanno il coraggio di reagire. Ma tutto si complica senza una formazione culturale di lungo periodo”.

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