Mafia, confiscati 28 mln di beni a imprenditore vicino ai clan

Dalle prime ore della mattina la Dia di Messina, assieme al Centro operativo di Catania diretto dal dirigente di polizia di Stato Renato Panvino, sta eseguendo un decreto di confisca dei beni, emesso dal Tribunale di Messina, apponendo i sigilli al patrimonio di un noto imprenditore del settore del movimento terra, della produzione del calcestruzzo e del comparto agricolo. L’imprentitore è ritenuto contiguo alle cosche mafiose delle province di Messina e Catania, in particolare al clan di Barcellona e al clan ‘Santapaola’ di Catania. Il decreto è stato emesso a conclusione del procedimento avviato con la proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale a firma del direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla. Il provvedimento di confisca interessa aziende, terreni, fabbricati, veicoli e rapporti finanziari per un valore complessivo di oltre 28 milioni di euro. I particolari dell’operazione verranno illustrati nel corso della conferenza stampa che si terrà alle 10.30, nella nuova sede della Sezione Operativa Dia di Messina, via Monsignor D’Arrigo 5, alla presenza del procuratore della Repubblica, Sebastiano Ardita, e dei sostituti procuratori Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio.

Il personale della Dia di Messina, unitamente al Centro operativo di Catania, sta procedendo alla confisca dell’intero patrimonio di Salvatore Santalucia di Roccella Valdemone (Messina). Si tratta di un noto imprenditore ritenuto, nell’ambito di diverse inchieste giudiziarie, ‘trait d’union’ tra le organizzazioni criminali mafiose delle province di Messina e Catania per il controllo delle attività imprenditoriali di movimento terra, produzione di conglomerato cementizio e produzione di energia da fonti rinnovabili. Il compendio mobiliare ed immobiliare confiscanto comprende anche una serie di imprese ed era già stato oggetto di sequestro da parte della Dia con tre distinti provvedimenti eseguiti tra dicembre 2015 e marzo 2016. Santalucia, conosciuto negli ambienti criminali con l’alias ‘Turi Piu’, è implicato in varie operazioni di polizia e dagli atti di indagine dei procedimenti nei quali è coinvolto risulta strettamente legato alle note famiglie mafiose Santapaola di Catania, per il tramite di esponenti di vertice del clan Brunetto attivo nel versante jonico della provincia etnea, e a quella Barcellonese, come confermato dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano.

Santalucia, infatti, in merito alle attività criminali finalizzate all’illecito controllo degli appalti, è stato indicato quale ‘referente’ per la zona di Roccella Valdemone. Secondo la ricostruzione degli investigatori la sua attività imprenditoriale ha registrato, nel tempo, un’anomala crescita esponenziale, tanto da guadagnarsi, nel periodo 2003/2010, la partnership con la società Eolo Costruzioni Srl, impresa del Gruppo Nicastri, riconducibile a Vito Nicastri di Alcamo, stando alle indagini leader in Sicilia nella realizzazione delle opere civili dei parchi eolici. A quest’ultimo, oggetto di investigazioni da parte della Dia di Messina e Palermo perché considerato in strettissimi rapporti con il latitante Matteo Messina Denaro, è stato confiscato un patrimonio economico per oltre 1,5 miliardi di euro.

Il complesso di beni, nello specifico, ha interessato 4 aziende nel settore dell’agricoltura, dell’allevamento, del movimento terra, della produzione di calcestruzzo e delle costruzioni edili; 326 terreni, ubicati nei comuni di Roccella Valdemone (Messina), Gaggi (Messina) e Castiglione di Sicilia (Catania), per l’estensione complessiva di circa 220 ettari; 23 fabbricati; 26 veicoli e vari rapporti finanziari del valore complessivo pari a 28,5 milioni di euro.

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