Mafia, boss progettavano omicidio di Alfano: “Deve fare la fine di Kennedy”

PALERMO. Alfano come Kennedy: “stessa fine”. In un’intercettazione, due mafiosi arrestati oggi dai carabinieri pensavano di uccidere così il ministro dell’Interno Angelino Alfano, responsabile dell’inasprimento del 41bis. I Carabinieri del Gruppo Monreale di Palermo hanno infatti inflitto un duro colpo al mandamento mafioso di Corleone. La maxi operazione è partita stamattina con le prime luci dell’alba di nel territorio del boss mafioso Totò Riina. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo guidata da Francesco Lo Voi, ha svelato i nuovi assetti di Cosa nostra nel mandamento dei boss Riina e Provenzano, che è stato azzerato. I militari del gruppo di Monreale, supportati dalle unità cinofile per la ricerca di armi e da un elicottero, sono intervenuti in una vasta area compresa tra Corleone, Chiusa Sclafani e Contessa Entellina.

L’operazione ‘Grande passo 3’, come hanno spiegato gli investigatori,  ha sventato l’omicidio di un imprenditore. Sei i fermi di indiziato di delitto nei confronti di altrettanti boss e gregari, indagati per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, danneggiamento, illecita detenzione di armi da fuoco.

“Le acquisizioni investigative hanno permesso di individuare il capo mandamento in Rosario Lo Bue, fratello di Calogero già condannato per il favoreggiamento di Bernardo Provenzano, nonché di ricostruire l’assetto del mandamento mafioso di Corleone (uno dei più estesi) ed in particolare delle famiglie mafiose operanti sul territorio dell’Alto Belice dei Comuni di Chiusa Sclafani e Contessa Entellina”, spiegano gli inquirenti.

Dall’operazione antimafia è inoltre emerso che i boss vicini a Totò Riina avevano progettato l’omicidio del ministro Alfano. Gli investigatori, come confermano all’Adnkronos, hanno captato durante l’inchiesta “una intercettazione in chiaro in cui gli indagati si lamentavano del 41 bis inasprito dal ministro dell’Interno Alfano”. E per questo motivo progettavano di ucciderlo, proprio come accadde nel 1963 a Dallas al Presidente degli Stati Uniti ucciso da un uomo. “Se c’è l’accordo gli cafuddiamo (Gli diamo, ndr) una botta in testa. Sono saliti grazie a noi” dicono i boss nelle conversazioni intercettate. Ed ecco l’accenno a Kennedy: “Perché, a Kennedy chi se l’è masticato? Noialtri in America. E ha fatto le stesse cose: che prima è salito e poi se li è scordati”.

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