Fini all’8 febbraio, sul palco di Teatrosophia, in via della Vetrina , incastonata tra palazzi seicenteschi e settecenteschi che sembrano già raccontare storie, va in scena “Regina Madre”, pièce di Manlio Santanelli, Premio IDI 1985 e figura centrale della drammaturgia italiana contemporanea.
Lo spettacolo trova nuova vita grazie all’interpretazione e alla regia di Alessandra Ferro, affiancata da Claudio “Chopper” Camilli. “Regina Madre” è un testo che intreccia costantemente dramma e comicità, muovendosi su un crinale sottile che richiama il teatro dell’assurdo: la struttura narrativa tradizionale si dissolve, lasciando spazio a una successione di eventi guidati più dalle emozioni che da una logica lineare, una logica solo apparentemente priva di senso.

Sul palco, questa dimensione emotiva viene amplificata dalle musiche originali di Adriano D’Amico e dalle luci di Gloria Mancuso, che accompagnano e sottolineano i passaggi psicologici dei personaggi senza mai sovrastarli. Il risultato è un’atmosfera sospesa, a tratti ironica, a tratti crudele.
Alessandra Ferro interpreta un’anziana madre, la “regina” del titolo, figura ambigua e potente, mentre Claudio Camilli veste i panni di Alfonso, il figlio che torna a vivere con lei. Il suo rientro sembra motivato dal desiderio di assisterla a causa dell’età avanzata e di una malattia, ma nasconde in realtà un fallimento doppio: professionale e matrimoniale. La convivenza riapre ferite mai rimarginate e mette in scena un rapporto malato, fatto di dipendenza e reciproco bisogno.La madre incarna l’ipocrisia di un tempo e di una morale che si rifiuta di cedere il passo. Inganna il figlio sulle proprie reali intenzioni e ne trae vantaggi personali, alimentando in lui frustrazione, confusione morale, disprezzo e una rabbia che resta a lungo trattenuta, pronta però a esplodere. Il dialogo tra i due è serrato, spesso feroce, e alterna momenti di grottesca ironia a improvvisi affondi drammatici.
La tensione cresce ulteriormente quando la donna scopre che Alfonso sta approfittando della sua presunta malattia per scrivere un libro. Questo ribalta ancora una volta i ruoli, moltiplica i livelli di lettura e spinge i personaggi verso un confronto definitivo. Le emozioni si stratificano, si negano a vicenda, fino a condurre lo spettatore verso un finale inatteso, coerente con la poetica di Santanelli e con il clima di assurda verità dell’intera messinscena.
“Regina Madre” si rivela così uno spettacolo intenso e disturbante, capace di far sorridere e subito dopo mettere a disagio. Una riflessione amara sui legami familiari, sul potere sottile della manipolazione affettiva e sull’impossibilità di liberarsi davvero dai ruoli che ci vengono imposti. Un lavoro che conferma la forza del testo e la solidità di una messa in scena attenta, essenziale e profondamente umana. Al termine della pièce, come da tradizione del teatro, viene offerto un momento di condivisione con un aperitivo, occasione per fermarsi, scambiare impressioni, dialogare con gli artisti e prolungare il senso di comunità del teatro.
Valentina Nasso
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