M5S, Grillo ringrazia Di Maio

 

‘Per aspera ad astra. Grazie Luigi per come hai gestito la situazione, per quello che hai fatto per il M5S e per quello che continuerai a fare. In alto i cuori!”‘, scrive un aulico Beppe Grillo in un tweet dedicato alle dimissioni di Luigi Di Maio.

Per aspera ad astra è una frase latina, spesso usata quale motto o incitazione, che significa letteralmente: ‘attraverso le asperità sino alle stelle’. Probabilmente il motto trae le sue origini dalla mitologia greca in cui gli eroi al momento della loro morte salivano all’Olimpo. Per essere eroi, è ovvio, bisognava aver compiuto imprese faticose e eroiche. Non me voglia ‘il Grillo’ ma non credo che Di Maio abbia potuto compiere imprese eroiche degne di cenno e di merito.

Intanto, nel Movimento, al di là della calma apparente, infuria la battaglia. E il terreno è la direzione da imprimere al nuovo Movimento: se in un campo del centrosinistra o in una corsa solitaria.

Sarà uno dei temi centrali da qui al congresso di metà marzo. Ed è una battaglia che si incrocerà con quella sul format da dare alla leadership, se unica o collegiale.

Anche se, chi punta alla collegialità sembra andare incontro ad una sconfitta: ‘il capo politico sarà unico’, sottolineano i vertici del Movimento. Punto sul quale, tra l’altro, è sempre stato in linea anche il Garante.

Intanto, la convinzione che serpeggia tra molti eletti è che l’addio di Di Maio sia solo un arrivederci. E l’ex capo politico si tuffa subito in una campagna elettorale che lui stesso non aveva voluto e, in fondo, parlando a quegli attivisti che potrebbero essere decisivi nel voto sulla leadership che ci sarà dopo gli Stati Generali. E poi, a testimoniare che lo status quo del Movimento non abbia subito traumi ci sono lo Statuto dei Cinque Stelle e la detenzione del simbolo, che resta nell’alveo dell’Associazione M5S, il cui rappresentante legale è il capo politico, ovvero Vito Crimi.

 Il nuovo reggente del Movimento 5 Stelle dopo l’addio di Luigi Di Maio passa per pacioso “orsacchiotto” (parola di Roberta Lombardi) complice l’aspetto rotondo e barbuto (look “consigliato” dalla sua fidanzata Paola Carinelli, deputata grillina per fidanzarsi con la quale Crimi ha lasciato la moglie). Non solo, appare come il “moderato” della truppa, un po’ nelle retrovie dopo essere stato forse involontariamente la copertina dei primi 5 Stelle, grazie a quella manciata di (violentissimi) minuti in cui, in coppia proprio con la Lombardi, umiliò Pier Luigi Bersani e l’intero Pd durante le consultazioni in streaming per formare il governo nel 2013 al motto di “qui non siamo a Ballarò“.

In disparte lo è stato per anni, Crimi, ma ha continuato a studiare e a muoversi lontano dalle telecamere, da vero “capo del Movimento ombra”, pronto a subentrare a Di Maio. In grado di galleggiare nelle due ere di questa legislatura, con Lega e con i dem, il “Gerarca minore” (definizione, stavolta, di Massimo Bordin) feroce tagliatore di fondi di Radio Radicale ed editoria in genera vanta un passato da boy scout tra Brescia e Palermo, vicino in egual modo agli oratori e alle Procure  e agli uffici giudiziari: già impiegato del tribunale di Brescia, secondo la Stampa è “amato da tanti magistrati”, che i più maliziosi considerano una condizione essenziale, oggi, per guidare una forza di governo. Di lui Jacopo Iacoboni, “grillologo” della Stampa, ricorda soprattutto un avvenimento: “La sera della rielezione di Napolitano, quando Grillo annunciò  la marcia su Roma, Crimi era nella stanza in cui Nicola Biondo telefonò a Grillo convincendolo a non venire, cosa che avrebbe configurato uno sconsiderato assedio della folla al Palazzo”. “Se le cose vanno male – spiegava allarmato -, qui ci arrestano a tutti”.

La sensazione, comunque,  è che si riproporrà la dicotomia tra “ex” dimaiani e ortodossi. Con i secondi che spingono per una leadership collegiale ma che difficilmente saranno accontentati. L’idea sarebbe quella di mantenere una figura unica come leader, rafforzando il “team del futuro”  e rendendolo, di fatto, una segreteria.

L’idea del ritorno in campo di Alessandro Di Battista si fa di ora in ora più concreta. Il “Dibba” – che Di Maio, spiegano dal suo staff, non ha mai attaccato nel suo discorso – ha il consenso della base, piace a chi vuole un M5S come terza via e una sua discesa in campo potrebbe innescare il ritiro di eventuali “big” concorrenti.

Restano dubbi sulla voglia che l’ex deputato abbia di fare il “Di Maio”, con tutti i pro e i contro. Così, ecco già circolare i possibili nomi alternativi. Da Paola Taverna a Stefano Buffagni fino a Stefano Patuanelli  e Chiara Appendino.

Il nodo dell’alleanza con il Pd sarà sciolto prima degli Stati Generali. In Campania l’ipotesi di correre con i Dem esiste, ma solo senza Vincenzo De Luca. In Liguria e Puglia a vincere le “regionarie” sono Alice Salvatore e Antonella Laricchia, non certo sostenitrici filo-Dem. E una vittoria della Lega in Emilia-Romagna farebbe da pietra tombale alle aspirazione di chi vorrebbe un campo allargato Pd-M5S. nel frattempo, a ore, arriveranno le sanzioni dei probiviri sui rimborsi: poche espulsioni ma provvedimenti disciplinari comunque durissimi.

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