Luigi Di Maio stai sereno…

Accostare Renzi a Pinochet con una   gaffe storico-geografica che  scambia di nazionalità il dittatore cileno, erroneamente trasferito in Venezuela, rischia di bruciacchiare l’immagine istituzionale del giovane leader grillino che il ‘caso Roma’ ha già intaccato:  ‘Ogni volta che il Presidente del Consiglio interviene in pubblico, assistiamo a durissime proteste di cittadini che gli chiedono conto delle sue malefatte: insegnanti frodati o deportati dalla ‘Buona Scuola’, risparmiatori vittime del ‘Salvabanche’, padri di famiglia licenziati da aziende che il premier ha fatto scappare all’estero o che ha svenduto a multinazionali, utenti della sanità pubblica a cui ha tagliato 4 miliardi e mezzo di euro solo l’anno scorso, parenti delle vittime della Terra dei Fuochi incazzati neri per il dramma che stanno vivendo, a cui il Governo oltre a non dare risposte concrete ha soppresso il Corpo Forestale dello Stato. E potremmo andare avanti all’infinito. I suoi comizi sono diventati un problema di ordine pubblico. Le feste de l’Unità, quando le frequenta lui, diventano Fortknox. Mentre lui arringa poche centinaia di persone sulle ragioni,  meglio chiamarle bugie,  del Sì, il suo Ministro dell’Interno fa manganellare i cittadini, fa allontanare chi sostiene il No ed il tutto viene oscurato sistematicamente dai direttori dei Tg che ha appena nominato. Mancano ancora mesi al referendum  ed è già un’escalation di tensione. Parla di Legge elettorale e di referendum, mentre i cittadini chiedono soluzioni ai problemi reali: meno tasse, lavoro, reddito, sviluppo, diritto alla salute e all’istruzione.  Ma soprattutto parla di modifiche alla nostra Costituzione. Un Presidente del Consiglio mai passato per il voto, che non ha mai presentato un programma elettorale agli elettori e che è a capo di una maggioranza eletta con una Legge dichiarata incostituzionale. Non è un Presidente del Consiglio ma il più grande provocatore del popolo italiano, un Presidente non eletto, senza alcuna legittimazione popolare, che sorride mentre le persone soffrono. Il referendum di ottobre, novembre o dicembre,   lui stesso lo sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Cile. E sappiamo come è finita’, questo il feroce attacco di  Di Maio a Matteo Renzi che viene allineato e paragonato a Pinochet. Il dittatore cileno è stato un generale e politico cileno che, a seguito del golpe cileno del 1973, governò il suo paese come dittatore dall’11 settembre 1973 all’11 marzo 1990, rendendosi responsabile di crimini contro l’umanità. Con un colpo di Stato militare si autonominò presidente e, durante la sua dittatura militare, venne attuata una forte repressione dell’opposizione, ritenuta da alcuni un vero sterminio di massa,  con l’uccisione di un numero tra 1.200 e 3.200 oppositori, tra 80.000 e 600.000 internati, esiliati o arrestati in maniera arbitraria e tra 30.000 e 130.000 torturati e vittime di violenza. La Commissione Rettig e altre commissioni, istituite dopo la dittatura, contarono ufficialmente 3508 morti,  2.298 assassinati o giustiziati, 1.210 sparizioni forzate,  oltre a 28.259 vittime di tortura e prigionieri politici, nei circa 17 anni di potere di Pinochet, ma in particolare durante il primo decennio. Taluni autori hanno aumentato il numero delle vittime a 17.000 (15.000 morti e 2000 scomparsi), altri di più ma la questione è ancora aperta. Pinochet attuò una politica economica fortemente liberista, con l’assistenza di un gruppo di giovani economisti cileni, guidati da José Piñera, detti Chicago boys, poiché formati a Chicago da Milton Friedman. Secondo Friedman questa politica provocò una grande crescita economica che egli stesso battezzò il miracolo del Cile, mentre secondo altre ricostruzioni la crescita fu dovuta a un cambio di rotta di Pinochet, il quale in seguito a un crollo finanziario decise di allontanare quasi tutti i Chicago boys dal governo e nazionalizzare numerose aziende cilene. Ovviamente è un paragone indegno e vergognoso se fatto da un vicepresidente della Camera al quale sfugge anche la nazionalità del dittatore cileno. Non è certo una dialettica da usare in un confronto verbale e politico con un avversario che, detto a margine, è il Presidente del Consiglio. Intanto nello staff comunicazione dei 5 Stelle lo scivolone crea non poca apprensione. Tanto che a Roma arriva la telefonata dal quartier generale dei 5 Stelle a Milano, la Casaleggio associati, dove c’è nervosismo ‘per l’ennesima cappellata’ trasformatasi in un vero e proprio assist ai dem: ‘Possibile che prima di pubblicare nessuno ricontrolli con attenzione i post di Di Maio?’, chiedono con non poco fastidio i vertici milanesi ai comunicatori in servizio in Parlamento. Matteo Renzi come Pinochet? Era sicuramente una provocazione, non ho mai detto che fosse un sanguinario, afferma  Di Maio, ospite di ‘Politics’ su Rai3:  ‘Io sono arrabbiato con Renzi  per come ha occupato le istituzioni. E’ un presidente del Consiglio che si è fatto una legge di riforma della Rai per decidere tutto lui sulla rai, ha fatto una legge elettorale per nominare i suoi alla Camera, poi adesso ha paura di perdere perché non ha più il 40% e la vuole modificare. Quando è così è un’occupazione delle istituzioni, soprattutto da un presidente del Consiglio che è arrivato a Palazzo Chigi grazie a un tweet ‘Stai sereno’. Consigliamo anche noi a Di Maio di stare sereno perché  è già stato paurosamente ridimensionato dai colleghi e dal Movimento…

Cocis

 

 

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