Lucio Malan: riduzione dei parlamentari e dichiarazione di voto

Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, noi di Forza Italia non accettiamo da nessuno lezioni sull’argomento in esame.  Tra il 2003 e il 2005 – e nessun altro può dire lo stesso – senza forzature, senza accelerare i tempi, senza impedire ai Gruppi di riunirsi per poter prendere delle decisioni, abbiamo fatto tutto il percorso che ha portato nel 2005 all’approvazione di una riforma che avrebbe portato il numero dei deputati a 518 e quello dei senatori a 252. L’abbiamo portata a termine; abbiamo sostenuto il referendum a favore che era stato richiesto, purtroppo il popolo italiano lo ha bocciato; nel 2011 abbiamo votato di nuovo una riduzione del numero dei parlamentari, ma quella riforma non andò a buon fine; nel 2015 abbiamo di nuovo partecipato all’inizio della riforma proposta dal Governo Renzi, che anch’essa proponeva la riduzione del numero dei parlamentari. Quando, però, abbiamo visto che, accanto a questo, c’era una serie di norme che ritenevamo inaccettabili, come un Senato eletto non si capiva neanche bene come (sicuramente, non dai cittadini), ci siamo dissociati. Abbiamo dato anche un segnale di disponibilità in sede di prima lettura di questo provvedimento, perché noi su questo tema siamo impegnati fin dall’inizio e, lo ripeto, nessun altro può dire la stessa cosa.

Avevamo, però, chiesto in sede di prima lettura che vi fossero dei segnali che questa misura non fosse solo demagogica, fatta per dimostrare di aver raggiunto dei numeri tondi, perché si pensa che altrimenti il popolo – che si crede bue, ma bue non è – non capisca. Avevamo chiesto che questa riforma fosse accompagnata, possibilmente nello stesso provvedimento ma anche con altri, da altre misure che servono realmente al Paese. Abbiamo sempre chiesto l’elezione diretta del Capo dello Stato: dimenticata. Abbiamo sempre chiesto norme per limitare l’invadenza, anche dal punto di vista fiscale, dello Stato. Vogliamo una disciplina migliore per delimitare i poteri delle Regioni e dello Stato: anche questo dimenticato. Vogliamo una riforma che garantisca l’equilibrio fra i poteri. Ricordo infatti ai colleghi che il Parlamento nasce, non per dare posti di lavoro a centomila o duecentomila persone, ma per limitare il potere dell’Esecutivo. Esecutivo il quale, per il fatto di avere in mano le Forze armate, le Forze dell’ordine e tutto l’apparato dello Stato, rischia, e nel passato qualche volta l’ha fatto, di avere troppo potere. In un Parlamento mortificato e umiliato, dove ci si vanta di non intervenire nella discussione su questo provvedimento, salvo poi dire che gli altri si dimenano (ma io non so dove si siano visti altri che si dimenano), questa è l’unica tutela dei cittadini rispetto a un Governo (non quello attuale, ma il Governo in generale), che voglia travalicare i suoi poteri e usarli a fini personali o per schiacciare il potere dei cittadini di proporre dei veri cambiamenti.

Invece, non solo queste norme utili non ci sono, ma vediamo che questo provvedimento è accompagnato da tutt’altro. Vediamo andare avanti questa sciagurata riforma della cosiddetta legge referendum di iniziativa popolare, del referendum propositivo, che, in realtà, è una fattispecie che non esiste in alcun Paese del mondo e che avrebbe semplicemente il risultato di abolire il potere legislativo del Parlamento e di metterlo in mano a chi possiede i grandi mezzi di comunicazione. Ciò darebbe tempo alla collega della Lega, che ha lamentato la qualità della mensa, di dare il suo apporto gastronomico perché la mensa del Senato sia migliore.

Stia tranquilla, senatrice, che con il Senato e il Parlamento che realizzerete voi, anche se i parlamentari saranno di meno, avranno talmente poco da fare, visto che sarà tutto fatto altrove (nelle stanze del Governo, magari a Bruxelles, come nel caso della scorsa finanziaria, nei centri di grande interesse finanziario esteri o a Pechino), che non ci sarà più molto lavoro qui.

La legge di bilancio approvata nello scorso dicembre è un bell’esempio di snellimento dei lavori, nonostante il Parlamento fosse numeroso come lo è oggi. E noi vogliamo snellirlo ulteriormente, come ha detto ieri il relatore, tanto da dovere, accanto a questo, fare delle riforme per snellire una finanziaria approvata in ventiquattro ore, naturalmente senza la possibilità di alcuna modifica.

Soprattutto i senatori e i deputati della maggioranza non l’hanno potuta esaminare e hanno dovuto votarla così com’è, piena di errori. In una situazione del genere, c’è tutto lo spazio per farvi entrare ogni sorta di porcherie e di interessi di parte, che sono proprio quelli contro i quali i lavori del Senato, che sono pubblici, rappresentano una tutela. Una tutela non assoluta, ma una tutela. Sono l’unica tutela: non le leggi scritte negli oscuri uffici dei Ministeri o dei Ministri o negli incontri di partito o di coalizione, ma il passaggio in Parlamento chiaro, davanti a tutti i cittadini.

Abbiamo altre misure che vengono messe insieme a questa riduzione del numero dei parlamentari. Gli esponenti del MoVimento 5 Stelle, da Casaleggio, che è il proprietario del partito, a Grillo, che è il garante, seguiti da molti esponenti presenti in Parlamento, dicono che la democrazia rappresentativa va superata. Casaleggio dice che un giorno essa sarà come il feudalesimo, un ricordo del passato.

Può anche darsi, ma non sarà un bel futuro, perché nel secolo scorso, e non soltanto nel secolo scorso, molti hanno provato a superare la democrazia rappresentativa, in nome della dittatura del proletariato, in nome della razza superiore, in nome della legge della Nazione, soprattutto dove, guarda caso, il capo rappresentava il proletariato, la razza superiore e lo Stato, ma mai realmente il popolo; mai il popolo vero, il popolo di cui un individuo si promuove a rappresentante unico e assoluto con il potere, naturalmente, di schiacciare tutti gli altri. D’altra parte, questa è l’ideologia che nasce dal famoso Rousseau, che dà il nome alla piattaforma che dovrebbe essere, a quanto pare, il modello di democrazia. Rousseau (a parte il fatto che era il noto pedagogo che spiegava agli altri come educare i bambini e poi lui li ha mandati all’orfanotrofio) ha parlato di volontà generale – cosa molto più dannosa – dove lo Stato deve mettere in atto la volontà generale che qualcuno decide qual è, a danno di tutti gli altri. Tutti gli altri si devono però adeguare obbligatoriamente. I campi di rieducazione non è che sono nati dal nulla. È proprio da Rousseau che viene tutto questo ed è indicativo avere indicato nella piattaforma, che praticamente è il vero partito del MoVimento 5 Stelle, un personaggio di questo genere.

Non siamo pertanto entusiasti di questo assetto e dell’insieme delle cose che ci vengono proposte. C’è però il risparmio, che ho calcolato, così come avevo calcolato quello derivante dalla riforma Renzi. Esso è pari a 61,5 milioni all’anno; con la riforma Renzi erano circa 50 milioni. Quando si parlava della riforma Renzi, sia il MoVimento 5 Stelle che la Lega, dicevano che era una stupidaggine; per cui sono una stupidaggine anche 61 milioni, una stupidaggine virgola due. È la stessa cosa.

Ricordo che il solo ritardo nelle gare per le concessioni autostradali costa 750 milioni: dodici anni di risparmio di Parlamento. I soli maggiori interessi che lo Stato italiano si è dovuto impegnare a pagare sui titoli di Stato collocati in questi tredici mesi di Governo sono pari a 8 miliardi; 8 miliardi veri che poi gli italiani dovranno tirare fuori di interessi e questi ci mangiano i primi 130 anni di risparmio sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Ricordo anche che nei primi undici mesi del Governo, che sono quelli su cui abbiamo i dati, il debito pubblico è aumentato di 34 miliardi e qualche cosa, cioè ogni sei ore e diciannove minuti ci si è indebitati per la somma corrispondente al risparmio del taglio del numero di parlamentari. Sarà quindi più difficile trovare un rappresentante del proprio partito sul territorio, che sarà ultra impegnato; sarà più difficile tutta una serie di cose, ma si ritarda di sei ore e diciannove minuti l’indebitamento. Dopo cento anni, saranno quasi due giorni; una cosa notevole. Direi allora che non mi sembra una giustificazione sufficiente.

Per quanto riguarda i numeri, non è vero che l’Italia ha un numero di parlamentari enormemente superiore agli altri Paesi. La sola riforma proposta e votata nel 2005 che avrebbe ridotto a 518 i deputati e 252 i senatori, ci avrebbe portati al secondo Stato europeo con il minore numero di parlamentari rispetto alla popolazione. Qui si vuole scendere molto di più, ma non si tiene conto del fatto che la Germania, unico Paese con un numero di parlamentari minore di noi rispetto alla popolazione, è uno Stato federale che ha 1800 consiglieri di Länder, ciascuno dei quali guadagna e ha dotazioni molto superiori a ciascuno dei parlamentari nazionali dell’Italia.

Per quanto concerne il referendum, visto che lo proponete come soluzione a tutti i mali, auspichiamo che voi lo proponiate su questo argomento. È vero che mangerebbe i primi sei anni di risparmi, ma per risparmiare non si bada a spese, come è noto.

Con questa riforma, il MoVimento 5 Stelle – che da primo partito un anno fa è arrivato ad essere il terzo partito italiano forse anche grazie al fatto di portare avanti queste riforme che, a quanto pare, ai cittadini non interessano – sarebbe assente, come rappresentanti al Senato, in cinque Regioni. Il secondo partito, con riferimento ai dati delle elezioni europee, il Partito Democratico, sarebbe assente in quattro Regioni. Al di là che sia questo o quel partito, vi sembra una cosa sana? Vi sembra una cosa sana che all’estero sarebbe rappresentato solo il primo partito e nessun altro?. Non so se questo sia davvero un grande progresso per la democrazia.

Concludo dicendo che tutto questo mi sembra una grande arma di distrazione e di propaganda; è vero che l’economia del Paese va male, l’Italia è il Paese che cresce di meno fra tutti i Paesi dell’Unione europea, però riduciamo il numero dei parlamentari. Il Governo mette le mani sulle pensioni cosiddette d’oro, cioè dai 1.300 euro in su, però si taglia il numero di parlamentari. Il Governo vuole mettere le mani sulle cassette di sicurezza dei cittadini, dove i cittadini tengono i soldi perché hanno paura che in casa glieli rubino e allora glieli ruba lo Stato.

Il Governo tratta per mettere nelle mani cinesi il debito pubblico, però si taglia il numero dei parlamentari. Il senatore Paragone questa mattina dice che dall’euro usciremo in ogni caso, adotteremo la moneta di Facebook e sarà un Paese felice, sarà un mondo felice.

Bene. Noi siamo disponibili alla riduzione del numero dei parlamentari. L’abbiamo votata, ma nel contesto di riforme che servono a dare più efficienza alle istituzioni e all’Italia, più potere ai cittadini e non più potere ai colossi di Internet, a Facebook, ai Governi stranieri e ai grossi interessi che riescono a farsi valere nei palazzi del Governo, mentre qui in Parlamento dovrebbero farlo davanti a tutti. Per questo noi non parteciperemo alla votazione, per esprimere il nostro dissenso rispetto al modo in cui questa riforma viene portata avanti. I cittadini italiani non berranno questa storia e capiscono molto bene che ciò che interessa e serve sono miglioramenti per l’economia, per l’efficienza del nostro Paese e non un atteggiamento punitivo nei confronti del Parlamento, che resta l’unico organo che li rappresenta davvero. 

Sen. Lucio Malan

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